Approfondimenti
Il Salento un mattone sopra l’altro
Presente e futuro dell’edilizia salentina: il forum
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Come cambia il mondo dell’edilizia salentina? Quanto i nostri Comuni sono pronti ad affrontare le novità telematiche, il regolamento edilizio unico, l’estensione di responsabilità ai tecnici della nuova Scia? Le risposte a queste ed altre domande nel nostro forum con i presidenti degli ordini provinciali degli Architetti (Rocco De Matteis), degli Ingegneri (Daniele De Fabrizio) e dei Geometri (Eugenio Rizzo).
Informatizzazione
Il mondo cambia anche per l’edilizia: la legge prevede l’invio telematico (anche se ancora non sono previste sanzioni in caso contrario) dei progetti e delle relative documentazioni. Ma i nostri Comuni sono attrezzati?
Rocco De Matteis (Architetti): “Il DPR 380/2001 (Testo Unico dell’Edilizia) dispone, con l’aggiunta nel 2011 del comma 4-bis all’articolo 5, che gli Sportelli Unici per l’Edilizia e per le Attività Produttive siano tenuti a ricevere le pratiche a loro destinate per via telematica. Si tratta quindi di procedure strutturate all’interno della disciplina delle attività edilizie. È del tutto evidente la bontà della digitalizzazione che può ridurre i tempi e i costi burocratici delle procedure edilizie oltre ad assicurare certezza degli adempimenti per cittadini e imprese nella garanzia della trasparenza dell’azione pubblica. Fuori dagli obblighi normativi questi aspetti devono essere colti e fatti propri non solo dalle amministrazioni e dai propri uffici ma anche dai professionisti che devono fare uno sforzo in più per assecondare l’aggiornamento tecnologico della propria attività”.
Daniele De Fabrizio (Ingegneri): “In merito alle nuove procedure per la trasmissione dei progetti e, in genere, per invio di documenti e/o per richiedere certificazioni o documenti, se da un lato la normativa nazionale è al passo con i tempi e con le nuove necessità, dall’altro, la stessa normativa non dà ai Comuni gli strumenti per poter rispondere alle esigenze dei cittadini e adempiere compiutamente alle disposizioni legislative. Basta vedere l’organico degli uffici tecnici e le professionalità presenti, nella quasi totalità dei nostri Comuni sempre al di sotto delle effettive necessità”.
Eugenio Rizzo (Geometri): “Noi geometri in un certo senso siamo stati i pionieri della trasmissione telematica, poiché i primi elaborati oggetto di trasmissione telematica furono gli atti di aggiornamento catastatale “ modello DOCFA” che già dal 2002 inviavamo all’allora ufficio del Catasto, ora Agenzia dell’Entrate. I Comuni salentini purtroppo sono ancora in forte ritardo riguardo alla trasmissione telematica delle pratiche edilizie ai SUE. Di fatto i Comuni già attivi in tal senso mi risulta siano Cavallino e Gallipoli, mentre Lecce al momento è ancora in una fase sperimentale alla quale anche noi geometri stiamo contribuendo”.
Regolamento Tipo
Si va verso il regolamento edilizio tipo, con un glossario per tutti e declinazioni a livello regionale, provinciale e comunale. Cosa cambierà per i tecnici? E per i cittadini?
De Fabrizio: “Il Governo ha finalmente approvato il Regolamento Edilizio Tipo che si compone di una serie di definizioni, finalmente univoche (sembrerà strano ma i regolamenti vigenti nei nostri comuni, ad oggi, danno differenti definizioni di superfici coperte, di volumi, di altezze ecc.). La Regione ha già predisposto una legge di recepimento del suddetto regolamento tipo e, in una riunione con l’Assessore regionale all’urbanistica, gli Ordini degli Ingegneri della Puglia hanno chiesto l’istituzione di un tavolo tecnico per la redazione di un Regolamento Edilizio Unico per la Puglia. Siamo in attesa”.
Rizzo: “Il regolamento edilizio tipo, non potrà che agevolare il lavoro di noi tecnici, oggi alle prese con una serie di regolamenti vigenti nei vari Comuni, spesso con consistenti diversità fra loro. La condizione sine qua non, deve essere quella che sia stilato in modo chiaro e non lasci spazio alle interpretazioni dei vari dirigenti comunali”.
De Matteis: “All’interno di un quadro di semplificazione ed uniformazione delle norme e degli adempimenti, il regolamento tipo rappresenta una importante novità perché cerca di stabilire “definizioni uniformi e disposizioni sovraordinate in materia edilizia”. Uno sforzo per creare un unico glossario di riferimento su tutta la Penisola e porre rimedio a quel linguaggio incerto e spesso contraddittorio che contraddistingue gli interventi di trasformazione del territorio. Se più che parlare 8.000 dialetti si parlasse un’unica lingua pur con accenti diversi… La chiarezza e unicità della norma (cos’è un volume, una superficie coperta, un vano tecnico, una veranda, un portico, ecc.) mette il professionista e il cittadino al riparo da interpretazioni soggettive e discriminanti”.
La nuova Scia
Il decreto legislativo 222 del 2016 estende il campo di applicazione della nuova Scia (Segnalazione certificata di inizio di attività), stabilendo il silenzio assenso e comunicazione e definizione dei regimi amministrativi applicabili a determinate attività e procedimenti. Al Comune resta solo la funzione di controllo e, se da una parte si semplifica il compito ai cittadini, dall’altra si estendono le competenze dei tecnici che diventano “asseveratori” con ancora più responsabilità. Giusto così?
Rizzo: “Ormai l’indirizzo del legislatore è chiaro: noi professionisti saremo sempre più tecnici asseveratori, con tutte le conseguenti responsabilità a nostro carico, e i vari enti avranno solo funzione di vigilanza e controllo sul nostro lavoro. Tale indirizzo certamente ci gratifica e ci dà responsabilità, ma contestualmente ci obbliga a un impegnativo e per noi oneroso aggiornamento professionale continuo, a fronte di compensi mai certi a causa dell’abolizione delle tariffe minime. Il collegio dei geometri di Lecce ha in fase di organizzazione una serie di seminari di approfondimento su tutte le tematiche urbanistico edilizie e igienico sanitarie, oggetto di asseverazione da parte dei tecnici”.
De Matteis: “Anche per la Scia unica vale quanto detto per il regolamento tipo per quanto riguarda la straordinaria utilità di moduli standardizzati su tutto il territorio nazionale. A questo si aggiungono ulteriori vantaggi, come l’avvio del procedimento amministrativo: ha una data precisa e, a meno di omissioni da parte dei richiedenti, contiene tutte le informazioni e i documenti necessari al procedimento per cui l’Amministrazione può richiedere integrazioni solo nel caso non vi sia corrispondenza tra il contenuto della segnalazione o della comunicazione e quanto pubblicato sul sito istituzionale. Si stabilisce, poi, il principio secondo cui “l’amministrazione chiede una volta sola”. In tutti i casi in cui sono necessarie altre Scia, comunicazioni, attestazioni, asseverazioni, l’interessato trasmette un’unica Scia e l’Amministrazione la trasmette immediatamente alle altre amministrazioni per i pareri di loro competenza. Sì vi è una maggiore responsabilizzazione del tecnico questi, però, potrà rivendicare il diritto di agire all’interno di un riferimento normativo e di disposizioni chiare e formali (penso a un certificato di destinazione urbanistica che inequivocabilmente, sul piano urbanistico e normativo, determini le tipologie di intervento). Maggiore responsabilità dei tecnici, quindi, ma all’interno di un quadro di maggiori certezze”.
De Fabrizio: “Non è giusto che in un quadro normativo confuso e schizofrenico e dove nulla è certo, si richieda al tecnico libero professionista di assumere responsabilità sulla conformità a norme e leggi poco o per niente chiare. Il silenzio assenso è un istituto che non condivido in quanto costituisce la soluzione di comodo per superare le inadempienze degli Enti preposti ad esprimere un parere. Ritengo che debba essere imposto il dovere a chi controlla di esprimere il previsto parere e ad essere chiamato alle proprie responsabilità in caso contrario. Senza nascondersi dietro scuse che, nella maggioranza dei casi, sono di comodo”.
Troppi vincoli
Tanti Enti, burocrazia elefantiaca, troppi vincoli e iter sempre più difficili: quanto siete d’accordo con questa affermazione?
De Fabrizio: “Oggi il regime vincolistico è irragionevole e, soprattutto, non porta alcun vantaggio né al paesaggio, né all’ambente e tanto meno alla qualità architettonica. Noi viviamo in un inquinamento estetico senza precedenti. Un esempio: se osserviamo uno dei bei palazzi delle nostre città, costruito negli anni ‘50 e ‘60 ne apprezziamo la semplicità delle forme, le pregevoli attenzioni agli elementi architettonici caratteristici e il rispetto dell’ambiente in cui è stato edificato; eppure quell’immobile è stato sottoposto ad un solo parere, quello dell’allora commissione edilizia comunale. I nostri progetti di oggi sono sottoposti all’approvazione di diversi Enti, preposti, ognuno, a tutelate un solo vincolo, eppure non mi sembra che la qualità ingegneristica ed architettonica sia superiore a quella precedente”.
De Matteis: “Più che i vincoli, preoccupa il non definito, la mancanza di regole e responsabilità certe. Non si avvia nessun procedimento se tale procedimento non può essere avviato. è necessario costruire Questo scenario a vantaggio di tutti (quel costo della burocrazia di cui parlavo prima non è irrilevante e lo paghiamo tutti)”.
Rizzo: “Certamente negli ultimi anni vi è stata la semplificazione delle procedure, ma ciò è avvenuto solo ed esclusivamente scaricando su noi tecnici tutte le responsabilità e non mediante una reale semplificazione. Sono richiesti, ancora oggi, troppi pareri preliminari che allungano i tempi ed aumentano i costi”.
Più restauri
Sembra essere fiorente il comparto dei recuperi delle costruzioni in campagna e nei centri storici con benefici per la manodopera legata al restauro. È questa la nuova tendenza?
De Fabrizio: “Come nella proposta avanzata alla Regione dal nostro ordine sarebbe opportuno vietare (entro certi limiti) il consumo di suolo per nuove edificazioni ed intervenire esclusivamente sul costruito, demolendo gli immobili vetusti che hanno caratterizzato l’edilizia degli ultimi cinquant’anni, garantendo delle premialità, a chi ricostruisce, in termini di, oneri concessori, volumetrici, di sgravi fiscali e aliquote IVA (in proposito non si comprende perché solo il costo del mattone è assoggettato ad una aliquota IVA pari al 22% senza possibilità di IVA ridotta come per gli elementi degli impianti)”.
Rizzo: “Non si può che essere d’accordo con il progetto di difesa del territorio e il consumo O del suolo, ma, la dove gli strumenti urbanistici attuativi lo consentono o dove ci sia il solo recupero dell’esistente, le procedure e i pareri dovrebbero essere rivisti e snelliti. La tendenza dei nuovi urbanisti è il consumo O del territorio e il nuovo PUG di Lecce “che noi geometri abbiamo gradito” ne è la prova. Il recupero dei corpi masserizi e dei centri storici rappresenta il futuro dell’edilizia, ma resta un mercato di nicchia a causa dei notevoli costi di recupero e della mancanza di reali politiche d’incentivazione. Un mercato che andrebbe curato con maggiore attenzione è quello della riqualificazione Energetica degli edifici, che con un pacchetto d’incentivi con detraibilità immediata o comunque a breve termine potrebbe certamente essere un vero volano per l’edilizia.
De Matteis: “Dovendo sintetizzare con le parole i caratteri distintivi di questa epoca si direbbe zero consumo di suolo, rigenerazione, riuso, riqualificazione. Per fare questo, che pare un dettato storico del tutto condivisibile, bisogna che un po’ tutti ci attrezziamo e affiniamo la tecnica del trasformare, del riassemblare. Insomma bisogna forse ricominciare a capire, e se ci viene preclusa la possibilità di creare, dobbiamo tenere viva l’aspirazione alla creatività”.
a cura di Giuseppe Cerfeda
Approfondimenti
Masci: Lu Titoru, anche quest’anno, si soffoca con una polpetta
Anche Gallipoli, Casarano, Racale e Ugento si preparano a far festa…
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GALLIPOLI
È una delle feste più attese dell’anno in tutto il Salento: il Carnevale di Gallipoli, uno degli eventi più suggestivi, capace di unire tradizione, divertimento e cultura popolare.
I giorni stabiliti per le sfilate di quest’anno sono domenica 23 febbraio e domenica 2 marzo, quando lungo Corso Roma sfileranno i caratteristici carri allegorici in cartapesta, tra i quali alcuni rappresentano scene tipiche della cultura e della storia della città, e gruppi mascherati, attirando visitatori da tutta la Puglia.
Il gran finale si terrà martedì 4 marzo nel centro storico, con la rappresentazione della celebre maschera di Lu Titoru, simbolo del carnevale gallipolino.
La leggenda narra che Teodoro fosse un giovane militare gallipolino, che, al ritorno dalla leva, chiese alla madre un piatto di polpette, il suo cibo preferito, prima di entrare nel digiuno quaresimale.
Ma nella fretta di mangiarle, Teodoro si soffocò con una polpetta.
Nel corteo mascherato, viene rappresentato il giovane morto, la madre e un gruppo di “comari”, chiamate chiangimorti, che piangono.
La madre di Teodoro, la Caremma, è la figura che rappresenta la Quaresima e accompagna il giovane in questa macabra ma anche folkloristica tradizione.
La maschera di Lu Titoru ha un viso bicolore, giallo e rosso, proprio come la bandiera della città di Gallipoli, che è il simbolo della festa.
RACALE
Tutto pronto per il Carnevale Racalino 2025.
Sabato 1° marzo maschere, gruppi e carri sfileranno con le loro allegria e simpatia.
Partenza sfilata alle 15 da viale dello Stadio e arrivo stimato per le 16,30 in piazza Beltrano Giardini del Sole.
Qui si accenderà la festa: dalle 17 esibizione dei carri allegorici, gruppi mascherati e maschere singole. Intrattenimento con Andrea Scorrano Dj.
Verranno consegnati i premi: al carro più originale; alla maschera effetto wow; al carro più stravagante; il premio speciale Fidas Racale.
Le iscrizioni sono aperte fino a lunedì 24 febbraio, presso il comune di Racale: tutte le mattine, presso l’ufficio InfoPoint; possibile iscriversi anche il martedì e il venerdì pomeriggio, dalle 17 alle 19, presso la sede FIDAS in via Vespucci n. 3.
Per informazioni, contattare il numero 0833 902324.
CASARANO
Il Carnevale Casaranese quest’anno si consumerà il 1° marzo.
In fase di organizzazione la Pro Loco ha tenuto conto della eventuale difficoltà ad attraversare la città e raggiungere molte piazze del centro, causa cantieri aperti e lavori in corso.
Così ha optato per un maxi-raduno in piazza Indipendenza che culminerà con il live show Kawabonga.
Quindi, sabato 1° marzo tutti in piazza: giovani e meno giovani, di Casarano e dei paesi vicini, si ritroveranno dalle 17 per una grande festa in maschera.
Dalle 19,30 il clou della festa con lo spettacolo esplosivo e travolgente di Kawabonga (ingresso gratuito) con musica e sorprese.
UGENTO
Sono due gli appuntamenti da segnare in rosso sul calendario per il Carnevale Ugentino.
Il primo domenica 2 marzo, presso l’Associazione culturale “Mare Blu” in viale don Tonino Bello, si svolgerà il “Ballo in maschera” (quinta edizione). A partire dalle 15,30 balli di gruppo, baby dance, tiro alla fune, corsa con i sacchi e tante altre attività per il divertimento di bambini, ragazzi e famiglie.
È prevista anche la premiazione della maschera più bella. La sfilata, organizzata dalla ProLoco Ugento e Marine, è in programma lunedì 3 marzo: “Il Carnevale arriva ad Ugento!” alle ore 16.
Il corteo chiassoso e colorato attraverserà Ugento partendo da Largo Pretura (via F.lli Mille), fino ad arrivare in piazza San Vincenzo dove fare festa tra musica e divertimento.
Una giuria decreterà il gruppo e la maschera più belli.
Approfondimenti
Come fare acquisti su eBay risparmiando e proteggendosi
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Acquistare online è un’abitudine consolidata per chi desidera un’ampia scelta di prodotti a prezzi competitivi e eBay si presenta da molti anni ormai come uno dei mercati virtuali più completi in circolazione.
Il portale rende possibile accedere a un catalogo enorme di articoli, sia nuovi che usati, spesso introvabili altrove. È sufficiente avviare una ricerca mirata o partecipare alle aste online per trovare buone occasioni, ma non tutti sanno come ottimizzare il proprio budget ed evitare potenziali raggiri. La capacità di distinguere le vere promozioni dalle inserzioni sospette aiuta a evitare acquisti avventati. Ma vediamo insieme alcuni consigli utili sull’argomento.
Strategie e consigli
Per risparmiare su eBay è possibile usare piattaforme dedicate che raccolgono e offrono codici sconto e coupon. Questi siti aggregano le migliori offerte disponibili, permettendo agli utenti di accedere a sconti esclusivi e promozioni temporanee, e funzionano semplicemente cercando e selezionando il codice desiderato, che può essere applicato al momento del pagamento su eBay.
Inoltre, fungendo da veri e propri comparatori di prezzi, aiutano a risparmiare proponendo le migliori offerte ai clienti interessati su una vasta gamma di prodotti, venduti da portali differenti, autorevoli e affidabili.
Utilizzare un codice sconto eBay attraverso queste piattaforme è un modo semplice per ottenere ulteriori riduzioni sui prezzi già competitivi offerti dal sito.
Come funziona il sito e come risparmiare
I potenziali acquirenti possono anche affidarsi alle varie soluzioni che la piattaforma eBay mette a disposizione. Prima di tutto, vale la pena familiarizzare con le opzioni di acquisto disponibili:
- Compralo Subito, che fissa un costo immediato;
- Asta online, con cui è possibile fare offerte per provare a ottenere lo stesso oggetto a un prezzo inferiore.
Un sistema efficace per risparmiare è controllare le sezioni “Imperdibili” e “Offerte della settimana”. Queste aree raggruppano prodotti nuovi e talvolta ricondizionati con spedizioni gratuite e costi ribassati.
Trovare un articolo a un prezzo concorrenziale non è però sufficiente: ridurre le spese di spedizione risulta altrettanto importante, soprattutto se si effettua più di un acquisto dal medesimo venditore. In questo caso, la spedizione combinata permette di ricevere diversi oggetti in un unico pacco, abbattendo i costi aggiuntivi.
Se invece si intende puntare sulle aste online si possono sfruttare alcuni piccoli accorgimenti, come:
- Osservare l’andamento dell’offerta;
- Attendere la fase finale dell’asta prima di inserire il rilancio;
- Impostare un limite massimo per non superare il proprio budget.
In aggiunta a tutto questo, è bene ricordare la funzionalità “Oggetti che osservi”, che risulta molto utile per monitorare le fluttuazioni di prezzo nel tempo. Se il valore dell’articolo desiderato cala inaspettatamente o il venditore propone un ribasso, giungerà una notifica che permetterà di approfittare dell’occasione.
È vero che è possibile effettuare acquisti su eBay anche come utente ospite, ma la registrazione all’interno della piattaforma permette di avere ulteriori vantaggi di risparmio, come la possibilità di partecipare e fare offerte in aste online, inviare proposte d’acquisto o contattare più semplicemente i venditori.
Come tutelarsi dalle frodi durante l’acquisto
Tra i rischi più comuni per chi acquista su eBay figurano gli annunci ingannevoli o i pacchi mai consegnati.
Il feedback dei venditori rappresenta un’ottima bussola per evitare questi pericoli: valutare il numero di recensioni presenti e i commenti degli acquirenti aiuta a riconoscere i profili più affidabili. In caso di valutazioni negative, infatti, conviene sempre verificare la natura dei reclami, che potrebbero riguardare tempi di spedizione elevati o articoli non conformi.
Un segnale d’allarme emerge quando il venditore chiede di completare la transazione al di fuori di eBay, per esempio via e-mail o con metodi di pagamento non consentiti dalle regole ufficiali.
Concludere un acquisto esternamente significa rinunciare alle tutele e alle garanzie di rimborso previste dalla piattaforma, esponendosi a potenziali truffe. Per lo stesso motivo, bisogna evitare di condividere dati sensibili con contatti sconosciuti, restando sempre nei canali ufficiali del sito.
Un’ulteriore forma di inganno consiste nel fornire un codice di tracciamento falso o incompleto, lasciando l’acquirente senza possibilità di monitorare la spedizione. Se non si riceve l’oggetto entro i tempi previsti, si consiglia di consultare la pagina dell’ordine e inviare un messaggio al venditore.
Se non si ottiene una risposta soddisfacente, eBay offre un sistema di protezione che prevede la richiesta di assistenza per ordini non ricevuti. Analogamente, è disponibile una procedura per effettuare il reso o chiedere il rimborso nel caso in cui l’articolo arrivi danneggiato o non corrisponda alla descrizione.
Approfondimenti
Una volta i salentini emigravano, ma poi tornavano
Andata e ritorno. Come tanti Ulisse che dopo numerose peripezie tornavano alla loro Itaca. Per costruire, edificare, migliorare sé stessi e il paese, per una vita migliore per tutti
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Un problema che riguarda il nostro presente è una massiccia immigrazione che in questi ultimi anni ha inciso non poco sulla vita delle nostre città ed è un fenomeno che ci ha colti quasi inaspettatamente perché in fondo, specialmente nel Meridione, ci si sentiva una terra di emigranti e non di “accoglienti”.
Sotto tale aspetto gli studiosi sono d’accordo a dividere la vicenda della emigrazione italiana, dall’Unità (1861) ad oggi, in tre periodi: la grande emigrazione che arriva sino all’avvento del fascismo; l’emigrazione europea che va dai primi anni ’50 alla fine degli anni ’70; la nuova emigrazione che inizia col secolo corrente.
LA GRANDE EMIGRAZIONE
La prima emigrazione, causata dalle condizioni miserevoli in cui viveva buona parte della nazione, peraltro analfabeta, riguardò uno spostamento dei nostri verso altri continenti come l’Africa del nord, ma soprattutto l’America settentrionale e meridionale.
Il fascismo rallentò in parte il processo di emigrazione anche per le numerose opere pubbliche del periodo che furono peraltro utili per impegnare una notevole quantità di manodopera.
Con il dopoguerra, ci fu una consistente emigrazione verso Paesi europei come Germania, Svizzera, Belgio, Francia. L’emigrazione del presente – certamente minoritaria come numero complessivo – riguarda per lo più giovani laureati che cercano una maggiore fortuna all’estero.
Si tratta di una storia complessa che meriterebbe una lunga trattazione, ma chi ha potuto osservare la seconda fase, quella appunto dell’emigrazione in Europa, non può che far venire alla mente particolari annotazioni.
Se l’emigrazione verso le Americhe, infatti, rappresentò per gli italiani del tempo un distacco definitivo, tanto che oggi molti noti personaggi statunitensi si trovano a “scoprire” antenati nella nostra Penisola, l’emigrazione europea, pur scaturita dalle difficoltà economiche derivate dalla guerra, ebbe da subito la caratteristica di uno spostamento relativamente temporaneo.
Innanzitutto ci si spostava in un continente di cui ci si sentiva di far parte e non vi era l’oceano a rendere ben difficile il ritorno, anche temporaneo, per rivedere e salutare familiari e amici; era inoltre una partenza vissuta non con lo spirito d’avventura, sia pure sofferta, come accadeva alla fine dell’Ottocento o ai primi del Novecento, ma con la certezza di un inserimento nel mondo del lavoro che avrebbe consentito quanto meno una tranquillità economica e quindi una serenità familiare.
NEL DOPOGUERRA
Stati come la Svizzera e la Germania, in effetti, erano disposti ad accogliere nostri conterranei in funzione del loro bisogno esistente di manodopera. Quindi l’inserimento nel mondo del lavoro era garantito.
D’altra parte erano gli anni del boom economico e vi fu una forte emigrazione da quella parte della Penisola prevalentemente agricola (il Mezzogiorno appunto) non solo all’estero, ma anche verso le città italiane più industrializzate.
Basti ricordare il cosiddetto “triangolo industriale”, ossia l’area compresa tra Torino (sede della Fiat), Milano (con tutto il suo sviluppo immobiliare, industriale e commerciale) e Genova (il grande porto commerciale).
In tale dinamica, apparve subito chiaro che i rapporti con i paesi di origine erano mantenuti. Non solo: la stabilità economica acquisita all’estero (ma anche in alta Italia) consentiva di poter mettere da parte del denaro in modo da aiutare i familiari che erano rimasti nel paese natio o da utilizzare per loro lecito profitto in vista di un ritorno.
Chi ormai non è più giovane ricorda molto bene tanti emigrati che, come laboriose formiche, raccoglievano denaro che poi investivano nella propria terra per costruirsi una casa ove risiedere una volta tornati dall’estero o dall’Italia del nord.
Il paese di origine rimaneva un po’ come il luogo della nostalgia di una giovinezza lontana e degli affetti troncati, un luogo dove trascorrere gli anni una volta pensionati.
E si può constatare l’ampliamento dei nostri paesi con la nascita di nuovi quartieri, anche se con una urbanistica non sempre soddisfacente in quanto ognuno ha edificato su ciò che aveva e le amministrazioni comunali non hanno sempre adeguatamente considerato lo sviluppo della viabilità in funzione della crescita dei mezzi di comunicazione.
Sotto tale profilo, spesso è mancata una visione d’insieme dell’espansione delle varie cittadine, ma questa è un’altra storia e non riguarda gli emigranti, bensì gli amministratori.
Quello che va ricordato è invece il forte attaccamento alla terra natale, sì da ritornarci non solo periodicamente, a Natale, a Pasqua e durante le ferie estive, ma al termine del proprio percorso lavorativo. E c’era in quei volti un senso di soddisfazione.
IL RICHIAMO DELLA PROPRIA TERRA
Erano partiti poveri e molte volte senza casa ed ora tornavano in una casa di loro proprietà; avevano del denaro e una pensione dignitosa.
spesso utilizzavano, per darsi delle arie umanamente comprensibili, un tedesco o un francese approssimativi per far vedere a coloro che non avevano mai viaggiato che essi, invece, conoscevano il mondo e le lingue.
Ma quello che soprattutto può oggi sorprendere è che tornavano a voler essere quello che sentivano di essere: dei cittadini salentini, che dovevano risiedere nel proprio paese di nascita.
In questo si rivelava un attaccamento alla propria origine che può essere spiegato particolarmente dalla natura degli affetti.
Altrove avevano avuto quella fortuna economica che il paese natale non aveva loro consentito, ma essi percepivano che la loro origine e il senso della loro esistenza erano proprio in quel contesto da dove erano dovuti espatriare e a cui non potevano sottrarsi: erano come tanti Ulisse che dopo numerose peripezie tornavano alla loro Itaca.
E tornavano per costruire, per edificare, per migliorare sé stessi e il paese: per una vita migliore per tutti. E si mandavano i figli a scuola, per far loro conseguire un diploma o una laurea.
Con il ritorno degli emigrati i paesi crescevano e in vario modo si arricchivano, e le generazioni si ritrovavano e si intesseva e si rafforzava una comunità.
Ed è una lezione che oggi, in un tempo in cui spesso si cede al proprio individualismo, non bisogna in alcun modo dimenticare, bensì sottolineare se non si vuole svanire nel dimenticatoio di una realtà senza storia e senza affetti.
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