Attualità
Contro la crisi un documento condiviso da Api, Cgil, Cisl e Uil
Il sistema bancario dovrà adottare procedure e parametri più attenti alle prospettive strategiche e progettuali delle imprese evitando approcci standardizzati e automatismi

La crisi di liquidità che sta minando le certezze dell’economia europea prima e di quella italiana e, di conseguenza, salentina, poi, ha radici lontane e profonde. Come imprenditori e parti sociali, avvezzi ad affrontare la durezza dei cicli congiunturali, abbiamo oggi l’obbligo ed il dovere sociale di individuare le cause dell’attuale crisi e di agire, con tempestività, mediante strategie opportune per rispondere alle esigenze delle imprese e del Territorio. Da più parti, anche sui media, si leggono frasi ingenerose nei confronti di un sistema imprenditoriale, che sta vivendo un momento di grave difficoltà che, a dire il vero, non risparmia le Istituzioni e l’apparato degli Enti Locali. Eppure la nostra terra negli ultimi decenni ha fatto tanto anche grazie ai meriti della sua imprenditoria. L’impresa, soprattutto nel nostro Salento, lontano chilometri e chilometri dai centri nevralgici accreditati dell’economia nazionale ed europea, ha fatto la differenza, colmando una serie di gap (infrastrutturali e logistici in primo luogo) che hanno reso sempre più difficile avviare e far prosperare attività produttive sul Territorio. Il nostro sistema, infatti, caratterizzato storicamente da piccole e medie imprese che operavano nei settori tradizionali, ad alto tasso di manodopera e basso contenuto tecnologico, ha subito più di altre realtà gli effetti ed i contraccolpi della globalizzazione. Inevitabilmente, le imprese salentine, a partire dal 2001, hanno dovuto affrontare un duro e, allo stesso tempo, doloroso processo di selezione, finalizzato al riposizionamento qualitativo, che ha determinato anche una pesante emorragia occupazionale.
I comparti maturi come la moda (il vecchio TAC – Tessile, Abbigliamento e Calzaturiero), il Legno-Arredo, l’Alimentare, hanno intrapreso e stanno tuttora completando un processo di riposizionamento virtuoso sulle fasce alte e medio – alte del mercato, mentre si sono rafforzati settori ad alto valore aggiunto come il Metalmeccanico, la Meccatronica, l’Aeronautica, l’Aerospaziale, l’Information Technology. Per non parlare dei settori del Turismo, dell’Accoglienza e del Benessere che contribuiscono ad accrescere il Pil provinciale e che, in sinergia con un Agroalimentare che ormai registra trend assolutamente positivi, stanno rendendo famoso il “made in Salento” nel mondo. Nel Territorio, inoltre, nonostante un contesto di generale debolezza e ritardo, sono presenti numerosi fattori positivi: elevata vocazione produttiva nel settore manifatturiero e d’impresa; persistenza di un elevato grado di concentrazione di piccole e medie imprese; notevole dinamismo del settore Terziario; posizione geografica vantaggiosa rispetto ai Paesi del bacino Mediterraneo; buon livello di sicurezza; qualificazione professionale della forza lavoro; presenza di un polo d’eccellenza che opera nel campo della ricerca e innovazione con importanti funzioni di raccordo con il sistema produttivo locale. In questo contesto, l’imprenditoria salentina è riuscita ad avviare, anche grazie a partnership con l’Università del Salento ed altri centri di ricerca, una riorganizzazione produttiva, manageriale e finanziaria, volta allo sviluppo di marchi e reti di distribuzione, ma anche di nuovi settori ed attività, che privilegiano la nascita e lo sviluppo di attività brain intensive, come risposta all’ormai superato modello tradizionale di specializzazione produttiva basato su attività a medio-basso contenuto di conoscenza.
Energia, Materiali Innovativi, Metalmeccanica, Meccatronica, Aeronautica, Avionica, Aerospaziale, Farmaceuticae Biomedicale, Meccanica fine, Nautica, Ict, Comunicazione, Turismo, Agroindustria, Salute e Benessere, sono tutti comparti nei quali l’economia salentina è attrezzata per giocare, già nell’oggi, un ruolo da protagonista. Lo stesso processo di riconversione virtuosa del sito produttivo ex BAT Italia in attività ad alto valore aggiunto dei settori della componentistica aeronautica e della produzione di serramenti, – pur con qualche problema che richiede ulteriore attenzione – è stato possibile per il grande appeal registrato dal Territorio e per la lungimiranza di chi – Associazioni di Categoria, Sindacati, lavoratori ed imprese – hanno saputo trasformare un problema in opportunità.
Certo è che il momento è davvero difficile. La crisi internazionale ha acuito un problema, quello del credito, di cui si avvertivano già le avvisaglie nel 2008 e nel 2009 e del quale Confindustria Lecce aveva segnalato possibili deterioramenti nel corso di un Forum sul tema organizzato con gli Istituti di credito, l’ABI e la Banca d’Italia. L’attuale grande crisi di liquidità delle imprese, resa ancora più forte dalla impossibilità della stessa Pubblica Amministrazione a garantire i pagamenti entro tempi ragionevoli, completa il quadro di una Terra che deve necessariamente, con il contributo di tutti – Imprese, Istituzioni, Parti Sociali, Cittadini, …- porre le basi per una decisiva fuoriuscita da quello che sembra invece essere un baratro senza fondo.
2. LA MANOVRA DEL GOVERNO MONTI
FASE 1
La manovra di dicembre del Governo Monti – da 30 miliardi di euro – ribattezzata “salva Italia” ha cercato di mettere in sicurezza i conti dello Stato per rispondere alla crisi di fiducia che ha colpito il debito pubblico italiano a livello internazionale. La manovra di Monti, costituita per gran parte da maggiori entrate/tasse e per la restante da poco più che simbolici tagli alle spese, nonostante la buona volontà del fare, doveva incidere profondamente sul versante dei tagli alle spese improduttive e ai costi della politica e della macchina burocratica statale. La misura colpisce, invece, con l’aumento delle accise sui carburanti, il blocco dell’indicizzazione delle pensioni, l’introduzione dell’imposta sugli immobili, la già scarsa capacità di consumo delle famiglie italiane, finendo col generare la pericolosa spirale che stiamo vivendo. Siamo in attesa, inoltre, in assenza di interventi dell’Unione Europea, di accordi bilaterali con altri Paesi (per esempio la Svizzera) per recuperare a tassazione patrimoni che sono emigrati per sfuggire al fisco. Apprezzabile è stata la deduzione dal reddito d’impresa dell’intero ammontare dell’Irap relativa alle spese per il personale dipendente ed assimilato di nuova assunzione, nonché gli sconti Irap per lavoratrici e giovani al di sotto dei 35 anni. La patrimonializzazione delle imprese andava invece incentivata con la completa defiscalizzazione degli utili che vengono destinati a capitale. Positivo quindi il rafforzamento del Fondo di Garanzia per le piccole e medie imprese con 400 milioni di euro, al fine di supportare le imprese nell’accesso al credito in un momento in cui il credit crunch fa sentire tutta la propria pressione.
FASE 2
Consolidamento, crescita ed equità sono i punti fermi su cui ha puntato il Governo Monti per la “Fase 2” della Manovra, ribattezzata, questa volta, “Cresci-Italia”. Il consolidamento dei conti pubblici, secondo Monti, deve passare attraverso una crescita sostenuta del Pil che abbia l’equità sociale come leva. L’obiettivo è quello di portare l’avanzo primario al 5% nei prossimi anni e di raggiungere il pareggio di bilancio già nel 2013. Le azioni messe in campo riguardano soprattutto le liberalizzazioni: tra queste l’abrogazione delle tariffe minime professionali, gli sconti sui farmaci, le nuove misure su Rc auto, deregulation per vendita di alimentari, quotidiani e tabacchi nelle stazioni di servizio, costituzione semplificata per le società costituite da giovani under 35. Subito in vigore anche una parte delle norme sui servizi pubblici locali, con la riduzione da 900 a 200 mila euro della soglia per l’affidamento degli appalti dei servizi a società pubbliche. Le parti sociali hanno già espresso il cauto apprezzamento sul decreto liberalizzazioni, in attesa, però, che le stesse vengano estese a settori (energia, gas, trasporti, reti in generale), che hanno maggiore incidenza sul sistema produttivo, contribuendo così ad allargare il mercato e la concorrenza. Capitolo a parte meritano, invece, le società in house. E’ necessario procedere alla privatizzazione completa delle società cosiddette municipalizzate, poiché, di fatto, godono di un privilegio ab origine, falsano il mercato e la concorrenza. La scelta governativa, seppure nell’ottica di limitare l’importo degli affidamenti, non soddisfa per niente.
Sul fronte del lavoro e degli ammortizzatori sociali ci aspettiamo una discussione scevra da pregiudizi. E’ necessario riflettere in modo serio e partecipato, perché lo sviluppo delle nostre imprese non può essere bloccato da barricate o preclusioni di campo. L’obiettivo è quello di allineare il nostro sistema a quello degli altri paesi dell’Unione Europea per cercare di eliminare le tantissime barriere in entrata del mercato del lavoro e favorire l’incremento dell’occupazione di giovani e famiglie. Procedure più moderne, per esempio, porterebbero ad un riequilibrio delle garanzie tra i lavoratori, con conseguente facilitazione anche all’accesso nel mondo del lavoro di giovani e donne. In tale contesto e per rafforzare il raggiungimento di tali obiettivi, si rende necessaria una riforma del sistema contrattuale, con un rafforzamento ed un’incentivazione della contrattazione collettiva a livello aziendale e/o territoriale, secondo le regole previste dal contratto nazionale e dagli accordi interconfederali.
Quanto agli ammortizzatori sociali, sui quali in questi giorni è aperta la trattativa a livello centrale tra Governo e Sindacati, è importante, in questo periodo di forte crisi che il sistema economico sta attraversando, non modificare per almeno i prossimi due anni, l’attuale sistema di ammortizzatori sociali, con particolare riferimento alla cig ordinaria, straordinaria e all’indennità di mobilità, sistema che, pur abbisognando di modifiche che lo adeguino ai cambiamenti che il sistema delle imprese ha subito nell’ultimo decennio, sta consentendo di attenuare gli effetti negativi sull’occupazione che l’attuale crisi economica inevitabilmente comporta.
Importante è il passaggio sul pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione nei confronti dei fornitori, per via breve, per un totale di 5,7 miliardi. Questo provvedimento consentirà alle imprese di ottenere una prima, seppure esigua, boccata di ossigeno e contribuirà a immettere nel sistema un po’ di liquidità. L’ammontare stimato totale dei crediti arretrati, vantati dalle aziende fornitrici dello Stato e di altre amministrazioni pubbliche, infatti, si attesta sui 70 – 80 miliardi. La misura è quindi solo un primo passo. Ci aspettiamo interventi più incisivi.
Le rassicurazioni del ministro Passera, inoltre, sul rispetto, d’ora in avanti, dei 60 giorni previsti dalla Direttiva europea per i pagamenti, non sono sufficienti. Ci aspettiamo fatti concreti e, al momento, non ci è data notizia da parte delle imprese di comportamenti concludenti in tal senso. Un discorso a parte merita il sistema di riscossione tributaria-previdenziale da parte di Equitalia una volta che le somme dovute sono state iscritte a ruolo. Il costo complessivo (oneri di riscossione, interessi di dilazione, aggi di vario tipo ecc.) delle rateizzazioni concesse da Equitalia è di fatto eccessivamente oneroso e forse prevedere un tetto massimo parametrato al costo di operazioni a m/l termine concesse dalle banche sarebbe cosa utile.
3. LE PROPOSTE
- CREDITO: GARANZIE E CASH FLOW
Il problema del credito e della liquidità è cruciale in questa fase economica per le nostre imprese. Il territorio salentino presenta un buon numero di banche locali e nazionali, particolarmente attente ed orientate al sostegno del sistema economico locale. L’esistenza di strumenti per la patrimonializzazione delle imprese, per una maggiore facilità di accesso al credito e per la ristrutturazione dei debiti a breve costituisce un’opportunità notevole a disposizione del sistema economico. Le parti sociali intendono, pertanto, sensibilizzare le imprese sul tema dell’adeguata patrimonializzazione, sostenendole nell’imprescindibile confronto con la Pubblica Amministrazione e le Banche, al fine di creare le migliori condizioni per un rafforzamento patrimoniale e, conseguentemente, per un miglioramento del merito creditizio. Occorre, quindi, spingere sull’utilizzo degli strumenti di garanzia come i Confidi o il Fondo nazionale di Garanzia per le PMI – incrementato dalla manovra Monti con circa 400 milioni di euro – che forniscono sostegno per le più svariate esigenze relative all’effettuazione di nuovi investimenti. Sarebbe opportuno incrementare ulteriormente tale dotazione per rendere lo strumento maggiormente efficace e vicino ai reali bisogni delle imprese. Si potrebbe ipotizzare, seguendo l’esempio della Lombardia, che la nostra Regione chieda alla Banca Europea per gli Investimenti (BEI) l’attivazione di linee di credito o di un fondo per soddisfare le esigenze di finanziamento legate al cash flow (capitale circolante) aziendale. Tale previsione non richiederebbe alcuna garanzia e costituirebbe un valido aiuto per il sistema produttivo pugliese. Non si tratterebbe, infatti, di prestiti legati ad investimenti, ma, attraverso un meccanismo on line, dimostrando di avere uno o più ordini da parte di fornitori, si otterrebbero finanziamenti a tassi agevolati che contribuirebbero a risolvere i fabbisogni di liquidità delle imprese, in un momento di forte restrizione e di ritardi nei pagamenti da parte delle Amministrazioni pubbliche e non solo. Per favorire le esigenze di medio lungo termine legate alla crescita e allo sviluppo occorre pensare ad un rapporto nuovo banche – imprese. Il sistema finanziario specie nel Mezzogiorno si è rivelato spesso inadeguato a sostenere ipotesi di partecipazione al capitale di rischio delle imprese. Accanto ad un innegabile freno culturale degli imprenditori verso forme di reperimento delle risorse che vedono limitare il loro “potere” all’interno della propria azienda, esiste infatti una oggettiva inadeguatezza degli strumenti loro proposti che spesso si risolvono in operazioni non di compartecipazione effettiva al rischio aziendale ma di assunzione di tale rischio che si potrebbe definire “ a responsabilità limitata”. Sul piano propositivo e senza ricorrere a soluzioni degne dei “guru” della finanza creativa che in quanto tali hanno una prospettiva meramente finanziaria e non industriale si potrebbero utilizzare strumenti che esistono da sempre sul mercato: esistono, per esempio, i prestiti obbligazionari ordinari e/o convertibili. In un passato non molto lontano, poi, le nostre banche hanno investito direttamente (intendo non per collocazione sul mercato) in titoli che si sono rivelati “spazzatura” usando un gergo largamente diffuso (Argentina, Parmalat, Cirio, Grecia e così via). Non si comprende il motivo per cui in presenza di un progetto industriale serio una banca non possa finanziare l’impresa acquistando obbligazioni della stessa, ordinarie e/o convertibili. Confindustria Lecce, Confapi Lecce, Cgil, Cisl e Uil di Lecce confidano pertanto nel fatto che le banche hanno maggiore competenza nel valutare il rischio di una impresa che da anni conoscono invece che avventurarsi in operazioni di investimento basate sui rating, spesso rivelatisi “falsi” o nella migliore delle ipotesi sbagliati, di rinomate agenzie internazionali!
Su tali operazioni a medio lungo termine esiste certo un problema di sottocapitalizzazione delle aziende che, legato ai vincoli di Legge che pongono l’importo delle obbligazioni non superiore al capitale sociale versato, di fatto limita la portata dello strumento finanziario. Si rendono quindi opportune anzitutto operazioni volte a rafforzare il capitale sociale. Tralasciando a tal punto le differenziazioni tra forme giuridiche adottate, una prima forma di soluzione al problema potrebbe essere la concessione all’imprenditore di mutui decennali finalizzati all’aumento del capitale sociale con garanzia il pegno su quote o azioni, operazione che nella ratio si avvicina molto al prestito obbligazionario convertibile. Come garanzia accessoria si potrebbe pensare a garanzie da parte dei Confidi e ciò richiederebbe un intervento normativo urgente al fine di permettere a tali organismi di garantire non solo l’impresa in quanto persona giuridica ma anche l’imprenditore limitatamente ed esclusivamente per operazioni legate ad aumenti di capitale sociale. Esiste anche la via del cosiddetto “private equity”: “Attività finanziaria mediante la quale un investitore istituzionale rileva quote di una società target (obiettivo) sia acquisendo azioni esistenti da terzi sia sottoscrivendo azioni di nuova emissione apportando nuovi capitali all’interno della target.” È bene precisare che nella definizione di cui sopra dove si legge “azioni” si intende ormai per interpretazione estensiva anche “quote”, comprendendo nello strumento anche le Srl.
Le banche , specie quelle di credito cooperativo e/o popolari, potrebbero istituire un fondo (tipo venture capital) a cui destinare risorse volte a finanziare a titolo di capitale di rischio le imprese che presentino un progetto serio di sviluppo. Alcuni potrebbero obiettare che tali fondi già esistono ma in tal caso allora dovrebbero essere eliminati da patti parasociali quei “cavilli” che di fatto garantiscono in via esclusiva la banca senza farle assumere alcun rischio aziendale e nel contempo le garantiscono livelli di remunerazione inadeguati al rischio stesso.
- FISCO: IMU-TARSU
La Manovra Monti ha anticipato al 2012 l’introduzione dell’Imu, istituita e disciplinata dal D.Lgs. sul federalismo municipale (D.Lgs. 14 marzo 2011, n. 23). Questo provvedimento comporterà un aumento delle imposte a carico delle attività economiche, che autorevoli centri studi stimano superiore al miliardo di euro per le sole imprese industriali ed artigiane. Tale impatto è determinato dalla differenza tra la nuova aliquota Imu (al 7,6 per mille come previsto dal decreto sul federalismo fiscale) e la vecchia Ici (al 6,4 per mille sulla media nazionale applicata dai comuni nel 2009).
A questo si aggiunga la rivalutazione del coefficiente moltiplicatore che verrà applicato alle rendite catastali che, per effetto del decreto “salva-Italia”, è passato da 50 a 60 per i fabbricati classificati in categoria D (opifici, alberghi, ecc.) e che dal 2013 sarà portato a 65. I Comuni possono agire sull’aliquota Imu variandola al massimo di 0,3 punti percentuali in aumento o in diminuzione. In considerazione della difficile situazione economica e finanziaria in cui versano le imprese della provincia di Lecce, dovuta al perdurare e all’aggravarsi della crisi internazionale, Confindustria Lecce, Confapi Lecce, Cgil, Cisl e Uil di Lecce stanno sensibilizzando i Sindaci anche attraverso un’azione forte sull’Anci, per pervenire a soluzioni condivise che non comportino ulteriori impatti negativi sul sistema produttivo.
LA COMPETITIVITA’ DEL SISTEMA PRODUTTIVO
- AREE DI SVILUPPO INDUSTRIALE
Considerata la situazione di grave criticità in cui versano le zone industriali del Consorzio Asi, è stato già avviato un confronto proficuo con i suoi vertici per la riqualificazione di tutte le aree della provincia di Lecce. Da attrattori di investimenti, a causa delle grandi carenze in termini di servizi e di vivibilità, si sono trasformate in aree nelle quali solo l’impegno delle imprese insediate ha reso possibile la crescita di attività produttive consistenti. Occorre raggiungere l’obiettivo della assoluta rivitalizzazione delle aree di sviluppo industriale (ivi comprese pertanto le zone PIP) attraverso la realizzazione di un Regolamento unico, funzionale alle esigenze di crescita e sviluppo delle imprese e del Salento. In tale ottica, si sta procedendo alla mappatura progressiva delle aree, per cercare di evidenziarne i reali bisogni anche in termini di infrastrutturazione, al fine di stilare un progetto concreto che porti tali spazi a divenire veri e propri attrattori di sviluppo capaci di erogare servizi a valore aggiunto per le imprese insediate.
Ricerca e Innovazione
E’ in fase di avviamento con l’Università di una serie di Accordi di integrazione funzionale volti a migliorare ed incrementare il collegamento tra il mondo dell’impresa e quello dell’innovazione e della ricerca. In tale ottica, partirà a breve uno Sportello dell’Università, con sede presso Confindustria Lecce, che garantirà un’interfaccia tra imprese e mondo accademico.
Politecnico della Moda
Riprende con grande vigore quest’anno, il progetto nato nel 2008 dalla collaborazione con le imprese calzaturiere della Riviera del Brenta. La crisi economica e finanziaria sviluppatasi in quegli anni aveva in qualche modo rallentato la progettualità, che è stata ripresa alla fine del 2011 per sviluppare opportunità di collaborazione e partenariato sia dal punto di vista del trasferimento di parte della produzione dal Brenta nel Salento, sia dal punto di vista degli investimenti e della formazione. Già alcune imprese venete hanno investito nel nostro territorio, incrementando la produttività e mantenendo la qualità del made in Italy. L’ambizione, oggi, è quella di contribuire, grazie alla cooperazione con il Politecnico Calzaturiero della Riviera del Brenta ed alla collaborazione con l’Acrib (l’Associazione dei Calzaturieri del Brenta di emanazione confindustriale), a rilanciare l’intero sistema moda salentino, che, dopo aver sperimentato un periodo di dura e dolorosa selezione, è ormai pronto per un decisivo riposizionamento a livello internazionale verso la fascia alta della produzione.
Da tale progetto nasce anche l’istituzione nel Salento, sempre in collaborazione con il Politecnico Calzaturiero del Brenta e dell’Acrib, di una Scuola di Sistema che provveda alla formazione del personale non solo del calzaturiero ma dell’intero sistema moda, sia sul versante tecnico-professionale e della creatività, sia sul versante delle competenze manageriali. Tale piano dovrà coinvolgere insieme a Confindustria Lecce e alle imprese del Brenta, anche la Camera di Commercio, l’Università, la Provincia di Lecce, i Comuni interessati e le Organizzazioni sindacali di categoria. Un progetto di ampio respiro che intende supportare l’intero sistema moda (abbigliamento, calzaturiero, tessile) in tutta la Puglia, nel Mezzogiorno d’Italia ma anche nei Balcani e negli altri paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo.
- TRASPORTI E LOGISTICA
Il blocco dei trasporti della scorsa settimana dimostra quanto sia importante e strategico rivedere il nostro sistema di trasporti e logistica (che avviene, per il 90% su gomma), con l’obiettivo di ottimizzare i consumi, garantire l’approvvigionamento continuo e, allo stesso tempo, migliorare l’economia territoriale.
Il trasporto, infatti, essendo un’attività trasversale che interessa ogni settore economico, merita la massima attenzione da parte di tutte le Istituzione. Intuendo l’importanza del comparto, Confindustria Lecce ha creato al proprio interno la Sezione Trasporti e Logistica per cercare di studiare, insieme alle Organizzazioni Sindacali, nuove forme e modalità di collegamento tra le direttrici nevralgiche e di trasferimento delle merci del Paese, proponendo un sistema integrato capace di supportare le imprese salentine e di tutta la Terra d’Otranto, nella loro corsa allo sviluppo. Per quanto riguarda il trasporto di persone, considerato il continuo depauperamento di treni ed aerei subito dal nostro territorio, che si è visto più volte privare di tratte importanti, si chiede una liberalizzazione vera del settore che favorisca l’avvento di nuovi vettori. Per quello che concerne il trasporto delle merci, su cui il blocco dei giorni scorsi ha inciso pesantemente facendo avvertire l’urgenza di interventi soprattutto nel Mezzogiorno, è necessario puntare al rispetto della legalità in tutte le sue forme e per tutte le componenti sociali e ad una riforma urgente del sistema. Bisogna pensare ad alternative concrete all’utilizzo esclusivo del trasporto su gomma, che vadano nell’ottica del potenziamento dell’integrazione della rete ferroviaria e marittima con centri di distribuzione delle merci. In tale ottica, si un progetto per la creazione, presso lo scalo di Surbo, di una piattaforma logistica integrata per la lavorazione, trasformazione e distribuzione delle merci e per una migliore gestione del trasporto gomma-treno-nave.
- CAMPAGNA KM ZERO
Le parti sociali si stanno facendo promotrici di una campagna volta a sensibilizzare al consumo di prodotti a cosiddetti “Km zero”. In particolare, è stata avviata un’azione nei confronti delle Pubbliche Amministrazioni per favorire l’inserimento di tali prodotti nei pasti delle mense scolastiche, degli ospedali, ecc.. Scopo dell’iniziativa è predisporre dei bandi di gara nel rispetto della legge regionale n. 38/2008 che promuove la valorizzazione e l’utilizzazione delle produzioni agricole regionali, favorendo la commercializzazione e l’uso dei prodotti provenienti dalle aziende ubicate nel proprio territorio e rispettando le esigenze nutrizionali e salutistiche del consumatore. I prodotti a km zero inseriti nella dieta migliorano la qualità dei pasti, rafforzano il legame con il territorio e sostengono la crescita e lo sviluppo locali. Confindustria Lecce, Confapi Lecce Cgil, Cisl e Uil di Lecce propongono in sostanza la firma di un protocollo d’intesa tra mondo imprenditoriale e pubbliche amministrazioni salentine, volto alla valorizzazione del prodotto locale e alla promozione di una campagna di sensibilizzazione sul cibo sano. Le amministrazioni si dovrebbero impegnare così ad integrare i bandi di gara con l’obbligo per le imprese di garantire, nella preparazione dei pasti base, una determinata quantità di prodotti locali. Tale previsione non impatta con il principio fondamentale, alla base di ogni appalto, della parità di trattamento e trasparenza e garantisce maggiore qualità, sicurezza e salute.
CONCLUSIONI
La crisi straordinaria che stiamo attraversando necessita di misure urgenti, a partire dal credito. Oggi l’accesso al credito, attraverso la rimodulazione delle procedure e dei parametri di rating, la ristrutturazione dell’indebitamento, l’indispensabile alimentazione del cash flow aziendale, rappresenta la priorità assoluta sulla quale tutti i soggetti preposti devono intervenire con decisione e tempestività. In tale prospettiva, l’impegno della pubblica amministrazione al rispetto dei tempi di pagamento e al recupero delle posizioni debitorie pregresse nei confronti delle imprese, deve rappresentare un imperativo non più eludibile. Così come gli organi dello Stato, dall’Agenzia delle Entrate ad Equitalia, all’Inps dovranno agire in maniera responsabile evitando atteggiamenti inutilmente vessatori che rischiano di compromettere la tenuta del sistema economico e produttivo. Dal canto suo il sistema bancario dovrà adottare procedure e parametri più attenti alle prospettive strategiche e progettuali delle imprese evitando approcci standardizzati e automatismi imposti, e mettendo in campo una nuova capacità di interagire con le imprese anche attraverso forme di partecipazione e di investimento diretto nelle imprese stesse. E’ ovvio che anche le imprese sono chiamate a rivedere la loro organizzazione ed il loro approccio al mercato e alla gestione finanziaria, superando attraverso adeguati strumenti la storica sotto capitalizzazione ed il sotto dimensionamento. Dalle Istituzioni nazionali e dal Governo è auspicabile un’azione molto più coraggiosa sul piano fiscale che consenta alle imprese di affrontare con successo i problemi di patrimonializzazione e al mercato i problemi di recupero della domanda.
Confindustria Lecce, Confapi Lecce, Cgil Lecce, Cisl Lecce, Uil Lecce
Alessano
Apre l’università “Unitelma – Sapienza” ad Alessano
Presso l’Auditorium Benedetto XVI il nuovo Polo Didattico, frutto di un’intesa tra la Diocesi di Ugento – S.M. di Leuca e l’Università “La Sapienza” di Roma

di Don Luca De Santis
Presso l’Auditorium Benedetto XVI di Alessano il nuovo Polo Didattico “Unitelma- Sapienza”. Un’università telematica a servizio dei giovani che vogliono intraprendere un indirizzo accademico e per chi, pur svolgendo un’attività lavorativa, desidera migliorare il proprio livello professionale all’interno della propria impresa oppure avviare un percorso specialistico che in precedenza non ha potuto realizzare.
Il nuovo Polo didattico verrà inaugurato venerdì 30 maggio. L’offerta formativa del Polo, oltre a dei percorsi di laurea, contempla l’opportunità di accedere a dei corsi di formazione, scuole di alta formazione e master.
Il nuovo Polo è figlio di un’intesa tra la Diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca e l’Università “La Sapienza” di Roma.
PERCHÉ ISTITUIRE UN POLO DIDATTICO NEL TERRITORIO ?
Le motivazioni sono molteplici, provo a enumerarne alcune. Da circa un ventennio i territori periferici della nostra Regione subiscono il problema dell’emigrazione dei giovani studenti: i nostri ragazzi intraprendono il loro cammino universitario presso le grandi città, una volta terminato il percorso non ritornano presso i loro luoghi natii procurando il godimento delle loro specializzazioni ad altri contesti territoriali e nello stesso tempo avviando quel processo di spopolamento che ormai è sotto gli occhi di tutti.
Tale consapevolezza è sempre stata presente nelle ansie pastorali del nostro vescovo mons. Vito Angiuli, il quale in quindici anni di presenza in Diocesi, ha cercato di istituire sin da subito dei rapporti con gli studenti universitari presenti in tutte le sedi italiane.
Basti pensare che la Diocesi di Ugento conta una popolazione di circa 125mila abitanti e la sola Università Cattolica è frequentata da 100 giovani provenienti da questa parte di territorio, mentre gli studenti appartenenti alla provincia di Lecce che sono iscritti sempre presso la medesima sono oltre 2.000, di questi la maggioranza non eserciterà, né farà ritorno nel luogo che gli ha visti crescere.
La presenza di un Polo si coniuga con le numerose iniziative che in questi ultimi quindici anni hanno concretizzato lo sforzo pastorale del nostro Vescovo di animare ed elevare culturalmente il nostro territorio.
Perché ciò si concretizzi è necessaria soprattutto la presenza stabile di giovani specializzati e preparati, capaci di cogliere, approfondire e innovare gli importanti aspetti storici, sociali e culturali della loro zona d’appartenenza.
Infine, la presenza del Polo sul nostro territorio manifesta una risposta caritativa da parte della Chiesa locale nei confronti delle famiglie salentine.
Infatti, si ha l’opportunità di accedere a dei percorsi di studio garantiti dall’Università “La Sapienza” abbattendo dal punto di vista economico le spese delle famiglie: l’affitto di una stanza, la sussistenza in un’altra città e le altre possibili problematiche legate a questo aspetto.
L’università telematica “Unitelma-La Sapienza” è stata fondata a Roma nel 2004 ed è accreditata presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur).
La sua offerta formativa conta corsi di laurea in Economia, Giurisprudenza, Informatica, Archeologia e Psicologia.
Vi è l’opportunità di iscriversi a numerosi master di I e II livello insieme a corsi di formazione e all’Alta Scuola di Formazione approvati e tenuti dai professori dell’Università “La Sapienza”.
Le lezioni sono esclusivamente online, mentre gli esami si svolgeranno in presenza nella sede di Alessano.
Presso il nuovo Polo didattico sarà presente una Segreteria in grado di supportare lo studente alla scelta e al percorso di indirizzo di studio.
Una Segreteria composta da un Referente, un Tutor e un Segretario, raggiungibile durante i giorni lavorativi sia in presenza che con una mail o un numero telefonico dedicato.
La presenza di un Polo didattico permetterà anche l’organizzazione di master, convegni e seminari che aiutino a rispondere alle problematiche sociali del territorio interagendo con tutto il mondo associativo e istituzionale.
Per ulteriori info, sito internet unitelmasapienza.it.
Nei primi giorni di maggio saremo presso alcune scuole del territorio per presentare agli studenti il progetto, per poi inaugurare il nuovo Polo venerdì 30 maggio.
Il nuovo Polo Didattico ha sede in Alessano presso l’Auditorium Benedetto XVI, sulla Strada Statale 275.
Sarà attivo dal 1° giugno prossimo.
L’indirizzo mail è polo.lecce@unitelmasapienza.it
Appuntamenti
30° Rally di Casarano, in cinquantacinque al via
In programma il 5 e 6 aprile nel Salento. Francesco Rizzello in coppia con Fernando Sorano punta all’ottava vittoria della corsa, tra i candidati anche D’Alto-Liburdi, Di Gesù-Quarta, Carra- Mezzina. Da domani, alle ore 16, in piazza San Giuseppe a Casarano.

BENTORNATO “CASARANO”: IN CINQUANTACINQUE AL VIA DOMANI PER IL 30° RALLY
E’ un invito a festa il 30mo anniversario del Rally Città di Casarano che, dopo un anno di pausa, è giunto all’edizione celebrativa, questo weekend sulle strade del basso Salento aprirà la stagione automobilistica 2025: sono infatti cinquantacinque gli equipaggi iscritti alla gara nazionale ACI Sport organizzata dalla Scuderia Casarano Rally Team in collaborazione con l’Automobile Club Lecce.
Lo staff, soddisfatto per la positiva risposta di partecipazione, è ormai da giorni sul posto, nel nuovo grande Rally Village indoor ubicato nella Zona Industriale 14 di Casarano, dove appassionati e curiosi si dirigeranno in questa due giorni per scoprire l’inedito quartier generale. Per la prima volta, infatti, i padiglioni dell’ex stabilimento Filanto ’92 ospiteranno parco assistenza, verifiche sportive e tecniche (in programma domani dalle ore 8 alle 12), riordino e per il giorno uno persino refueling.
Nomi noti e nomi nuovi compongono l’elenco dei partecipanti al “Casarano ‘25”, che rappresenta un banco di prova importante sugli impegnativi asfalti di questo bellissimo ed affascinante lembo di Puglia, con i tipici muretti a secco, le pajare, le campagne con la terra rossa e gli ulivi, l’azzurro del cielo e del mare. Molti piloti li hanno già incontrati e ne conoscono bene le insidie, pronti a sfidarle nuovamente.
Primo tra tutti il salentino doc Francesco Rizzello, che il Rally di Casarano lo ha vinto più di tutti, ben sette volte, terzo lo scorso anno in coppia con Fernando Sorano alla prima uscita sulla Hyundai i20 R5, e questa volta intenzionato al primato a bordo di una delle cinque potenti Skoda Fabia R5 2N Rally 2 presenti nella kermesse.
Sulla fiancata dell’auto della Erreffe Team ci sarà il numero “5” e non il previsto numero “1”, che invece è stato concesso, per gesto di sportività e cavalleria proprio da parte de driver della scuderia Salento Motori, al veterano e detentore del CRZ over 55 Maurizio Di Gesù, il cui sogno è sempre stato partire con il primo numero sulla vettura e che, dunque, si realizzerà domani al volante della Skoda Fabia accompagnato alle note dall’esperto navigatore leccese Cristian Quarta.
Tra i candidati al podio spiccano i nomi del salernitano Gianluca D’Alto navigato dal laziale Mirko Liburdi, vincitore del Casarano nel 2018, del giovane casaranese Matteo Carra affiancato da Lorenzo Mezzina su Skoda Fabia Evo di Errefe Team, di Massimo De Rosa con Mirko di Vincenzo alle note su vettura gemella firmata Lion Team. Su Skoda ci saranno anche Mauro Longo e Simone Melcarne.
Chiude la classe Rally 2 la Peugeot 208 dei portacolori della Motorsport Scorrano Mauro Santantonio e Cosimo Cataldi, e chiudono il Gruppo RC2N la 208 Super 2000 di Mauro Adamuccio con Salvatore Tridici, e la Lancia Delta HF Integrale A8 – tutta da ammirare – di Claudio D’Amico con Rodolfo Lucrezio. Sarà da seguire con massima attenzione la frizzante Renault Clio 3N S 1600 numero “10” del casaranese Guglielmo de Nuzzo, vincitore dell’edizione 2021, che sarà guidato alle note da Maurizio Iacobelli.
Da qui scattano le interessanti lotte nelle altre classi, con possibili protagonisti come gli equipaggi De Rosa- Natale e Mele- Potera su Peugeot 208 Rally 4, De Rosa- Manco e Gravante- Mergola sulle francesi aspirate, Pisacane-Manco e Primoceri-Ciullo su Renault Clio N3, Ferilli-Rosa su Citroen Saxo Vts A6, Memmi-Mastrogiovanni su Citroen Saxo Vts N2, Sarcinella-Pellegrino su Citroen Saxo Vts Racing Start 1.6.
Il 30° Rally Città di Casarano, realizzato con i patrocini di Regione Puglia, Provincia di Lecce e dei Comuni di Casarano e Miggiano, è stato organizzato in una versione speciale, con novità assolute e grandi ritorni. Lo Shakedown (il test con le vetture in allestimento gara) si svolgerà in contrada “Monticelli” a Casarano, su un percorso di 2,10 km, la mattina di sabato 5 aprile, dalle ore 9.30 alle 12:30.
Per la prima volta nella storia della corsa, partenza e arrivo si terranno nel cuore della cittadina, in piazza San Giuseppe (ex piazza Indipendenza). Qui sarà allestito un palco partenza da cui scatterà il via ufficiale della competizione, sabato 5 aprile alle ore 16, e dove le vetture torneranno domenica 6 aprile, alle 17.30, per l’arrivo finale e la cerimonia di premiazione. Inedita per la competizione salentina sarà la disputa di una Prova Speciale in notturna, la PS 2 “Specchia”, lunga 7,20 km, sabato 5 aprile, con partenza della prima vettura fissata alle ore 20:24 per 7,20 chilometri.
Il primo passaggio è alle 17:15. Ci sarà il grande ritorno della mitica PS “Palombara”, in tabella domenica 6 aprile, con una configurazione di 11 km che comprende il celebre tratto iniziale che fu teatro dell’Europeo dei tempi di Blomqvist. Sono due i passaggi previsti, con primo start alle ore 10:13, e secondo alle ore 13:56. A completare il programma di domenica 6 aprile, la Prova Speciale “Miggiano”, di 8,60 km., da ripetersi tre volte, alle 9:19, alle 13:02 ed alle 16:45, l’ultimo tratto cronometrato della competizione. Sono sette le Prove Speciali della corsa, lunghe complessivamente 62,20 km, e 245,20 i chilometri totali del percorso comprendente i trasferimenti da una prova all’altra.
La Prefettura ha disposto con ordinanza la chiusura al traffico delle strade interessate alla gara nei comuni di Casarano, Miggiano, Montesano Salentino, Presicce Acquarica, Salve e Specchia, per i giorni 5 e 6 aprile 2025 rispettivamente dalle ore 09,00 alle ore 22,00 e dalle ore 7,00 alle ore 18,00 e comunque sino a conclusione della manifestazione.
Le informazioni sull’evento sono disponibili sul nuovo sito internet della manifestazione, all’indirizzo www.casaranorallyteam.eu e sull’applicazione Sportity (codice gara CASARANO2025).
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