Alessano
Convento dei Cappuccini di Alessano, una storia d’amore salentina

Luoghi del Cuore, il Convento e la Chiesa dei Cappuccini di Alessano, tra storia e leggende
di fra Francesco Monticchio
“Premessa”
Conoscere per amare, la storia e la bellezza del Salento passano anche, e sopratutto, attraverso la riscoperta di piccoli scrigni custoditi nella memoria del tempo, nella dedizione riposta nel realizzarli e nella pervicacia di alcuni uomini che, più di altri, hanno segnato un tempo, un luogo, e impresso una traccia indelebile a futura memoria.
Quello del Convento dei Cappuccini di Alessano è l’esempio perfetto per descrivere i tanti lavori-tesori che il Salento custodisce e che, per nostra fortuna, per grazia divina o ostinazione umana, sono giunti quasi integri ai nostri giorni.
“Un uomo senza memoria è un uomo senza futuro”, recita una famosa massima, e forse questa è la leva che ha spinto fra Francesco Monticchio, del Convento dei Cappuccini di Alessano, ad inviarci questo breve cenno, relativo al Convento, che narra della fondazione di 4 secoli orsono, della interessante e travagliata storia che hanno accompagnato i fedeli e quanti hanno voluto che quel luogo venisse eretto: a cominciare dalla Grazia e dalla guarigione occorsa al Vescovo Nicolò Antonio Spinelli, era il 1624, anno della calata dei Turchi nel Salento, il prelato che ‘non resistette al saccheggio e agli incendi del santuario di S. Maria di Leuca, s’ammalo e s’aggravò in modo che lo tenne a letto tre anni, e lì ebbe in sogno una visione, apparendogli la Vergine con S. Francesco d’Assisi, che gli ordinarono di costruire un convento ai Cappuccini…’
Luigi Zito
Il primo novembre 2019 è stata riaperta al culto la chiesa del convento dei cappuccini di Alessano dopo i lunghi venti mesi di chiusura per realizzare il restauro della macchina d’altare e altri interventi di ricupero di tutte le tele e dello stesso immobile.
È stata una serata memorabile. La chiesa era davvero piccola per contenere la grande folla convenuta per la celebrazione. Quasi in coro tutti gli alessanesi esclamavano: «Siamo tornati a casa!».
Il vescovo monsignor Vito Angiuli, accompagnato dal vicario generale, don Beniamino Nuzzo, dal provinciale cappuccino fra Alfredo Marchello e da molti confratelli e sacerdoti diocesani, ha presieduto la solenne celebrazione benedicendo la chiesa e celebrando l’Eucaristia. Il coro di Alessano ha sottolineato col canto i momenti più sentiti della celebrazione. Tutti abbiamo ringraziato il Signore perché ci ha sostenuto durante il complesso processo del restauro.
«Siamo tornati a casa!» … proprio così! Gli alessanesi sono molto affezionati al convento, alla chiesa e ai frati cappuccini. Gli alessanesi… ma anche gli abitanti dei paesi vicini; tutti sentono questa presenza con affetto. Per tutti, laici e sacerdoti, vale citare la testimonianza di affetto e di spiritualità di don Tonino Bello. Egli scrive: «Il cielo in una stanza è il titolo di una celebre canzone… Ma in fondo non è altro che la trascrizione musicale di una frase latina… che i monaci del convento del mio paese avevano scolpito sullo stipite delle loro celle: Cella sit tibi coelum che vuol dire: la cella sia per te come il cielo. Ricordo ancora oggi la stanzetta del frate, un vecchio missionario, dal quale andavo spesso a confessarmi, col batticuore, quando ero ragazzo, lì nel convento dei cappuccini del mio paese!». Inoltre con tutta spontaneità egli, terziario francescano, affermava che quel convento dei cappuccini del suo paese, frequentato e vissuto da lui ancora bambino quando partecipava alla messa e poi anche da sacerdote quando vi trascorreva il suo ritiro mensile, era il suo convento!
Fondazione del convento di Alessano
Così, si può affermare, molte generazioni di alessanesi hanno sentito il convento dei cappuccini!
Un convento antico di quasi 400 anni. Ma la presenza di frati cappuccini ad Alessano è ancora più remota. Alcuni documenti la fanno risalire al 1624, quando esisteva presumibilmente un ospizio o un primo insediamento. (V. Criscuolo, I Cappuccini e la Congregazione Romana dei Vescovi e Regolari, 1989-2004, vol. VIII, pagg. 39, 99.)
Ma la prima pietra del convento fu posta dalle mani del vescovo di Alessano, Nicolò Antonio Spinelli, che ne volle la costruzione, il 29 agosto del 1628, secondo una testimonianza conservata nell’archivio parrocchiale di Alessano, che qui viene trascritta:
«Sia il nome del Signore benedetto nei secoli. Amen. Oggi 29 del mese di agosto dell’anno 1628 in questa città di Alessano è stata messa la prima pietra del Monastero dei Frati Minori di San Francesco, chiamati Cappuccini, intitolato a S. Giuseppe, Sposo di Maria Madre di Dio, per mano dell’Ill.mo e Rev.mo Monsignor Nicol’Antonio Spinelli, per grazia di Dio vescovo di detta città alla presenza di numerosissima gente, sia uomini che donne. Sotto il pontificato del Sommo Pontefice il papa Urbano VIII, essendo Imperatore dei Romani Fernando e Re delle Spagne Filippo IV, Signore di questa città don Fabrizio Guarini, Generale dei Cappuccini il molto Rev.do Padre Giovanni Maria da Noto e Provinciale di questa Provincia d’Otranto il Rev.do Padre fra Giacomo da Castellaneta.
Quanto sopra sebbene scritto da altra mano, come è stato affermato si è svolto con una processione cui ha partecipato moltissima gente, sia cittadini che forestieri.
Per cui, in fede, io Massenzio Gallo, Canonico di Alessano e Notaio Apostolico che vi sono stato presente, ho partecipato e ho visto, essendone stato richiesto, ho sottoscritto il presente atto e vi ho apposto il mio solito sigillo. Lode a Dio e alla Vergine. Così è. Io Massenzio Gallo, Canonico di Alessano e Notaio Apostolico».
Con questa testimonianza concorda Filippo Bernardi (per quanto riguarda la data di fondazione ma non per quanto riguarda il titolare della chiesa) che, trascrivendo “le memorie manuscritte della Provincia d’Otranto” dice che il vescovo di Alessano Nicolò Antonio Spinelli: «… in esecuzione della promessa (alla Madonna e a S. Francesco) scrisse al padre Giovanni Maria da Noto generale dei cappuccini ed al padre Giacomo da Castellaneta Provinciale d’Otranto per il consenso, quale ottenuto e, stabilito il fondo, il medesimo vescovo vi si portò processionalmente a’ 29 d’agosto 1628 e con le proprie mani vi collocò la prima pietra presente un’infinità di popolo. La sua situazione è un quarto di miglio fuori della città e porta il titolo di Santa Maria de gli Angeli». (F. Bernardi, I frati minori cappuccini di Puglia e Basilicata (1530-1776), a cura di T. Pedio, Bari 1985, pagg. 232-233)
Un’altra testimonianza tardiva, del 1650, firmata dal frate guardiano del convento, riportata da Mariano D’Alatri (I conventi Cappuccini nell’inchiesta del 1650, III, L’Italia meridionale e insulare, pagg. 108-109), registra una variante sulla data di fondazione del convento di Alessano, sul titolare della chiesa e introduce una novità circa il terreno su cui fu costruito il convento. Ecco il testo:
«Il convento dei frati minori cappuccini della città di Alessano, della provincia di Otranto, situato fuora della città un quarto di miglio circa, in una strada pubblica, fu fondato col consenso e la richiesta dell’ill.mo e rev.mo Nicolò Antonio Spinelli, quale vi piantò la prima pietra a’ 19 d’agosto 1629 (si noti la differenza tra 19 e 29 di agosto dello stesso anno) col titolo di S. Maria degli Angioli (e non a S. Giuseppe) col concorso di tutto il popolo della città e castella circonvicine. La chiesa e parte delli horto et officine stan fondate in un terreno che era de’ frati minori conventuali con licenza e dispensa della Santa Sede Apostolica. Un’altra parte dell’horto fu e era della mensa vescovale di questa città (…). Noi infrascritti, col mezzo del nostro giuramento, attestiamo haver fatta diligente inquisizione e ricognizione dello stato del sudetto luogo (…). In fede abbiamo sottoscritta la presente (…). Data in Alessano, le 17 di febraro 1650».
Anche il Bernardi testimonia che «la Chiesa e parte dell’orto sono fondati in certo terreno che era de’ Padri Conventuali con licenza della Santa Sede. Un’altra parte dell’orto, che era della mensa Vescovale d’Alessano, ci fu dato pure con facoltà pontificia».
Per quanto riguarda il terreno su cui fu costruito il convento di Alessano più autorevoli sono i Brevi apostolici conservati nell’Archivio Vaticano (Archivio Vaticano, Brevi apostolici anno 1628, fol. 106; anno 1620 fol. 74) in cui si dice che il primo lotto, di proprietà della mensa vescovile, fu comprato dai frati per 25 scudi (viene esclusa la donazione da parte dei frati conventuali) e il secondo fu realizzato con permuta di terreni tra i frati e la mensa vescovile, nella contrada “le palombare”, sempre previa autorizzazione del papa Urbano VIII, del 24 marzo 1629.
Per quanto riguarda infine la data di fondazione del convento di Alessano, padre Salvatore da Valenzano nella sua opera I Cappuccini nelle Puglie. Memorie storiche (1530-1926) (pagg. 148-149), scrive che l’abbate Andrea Meli, incaricato del vescovo, di concerto col provinciale cappuccino P. Giacomo da Castellaneta e col conte Fabrizio Guarini, decise che la prima pietra doveva essere posta il 29 agosto 1627 (anziché il 1628).
In conclusione tra tutte le fonti citate si può ritenere che la data storicamente più esatta sia quella del 29 agosto 1628 indicata dal canonico Massenzio Gallo, che nello stesso giorno in cui veniva posta la prima pietra scriveva la sua testimonianza, e dal Bernardi che si richiama alle “memorie manuscritte della Provincia d’Otranto”.
La Grazia e la guarigione
Più intrigante, più cara alla pietà cristiana e più affettivamente interessante per l’Ordine dei Cappuccini è quanto la tradizione ci tramanda circa l’origine della venuta dei frati cappuccini ad Alessano voluta dal vescovo della città e dalla duchessa donna Laura D’Aiello, moglie di don Fabrizio Guarini.
- Salvatore da Valenzano (Op. Cit. pagg. 148-149) scrive: «Era vescovo della cittadina di Alessano, sede della diocesi, che si estendeva per tutto il capo di S. Maria di Leuca (…) Nicolò Antonio Spinelli dei duchi di Acquara, consacrato vescovo da Paolo V, il 16 luglio 1612 (…). Quando i turchi nel 1624 invasero la sua diocesi invitò i signori a resistere agli assalti del nemico. Non pochi furono gli atti di eroismo. Se tanta forza non gli venne meno in tanti pericoli, non poté poi resistere al saccheggio e agli incendi del santuario di S. Maria di Leuca. Ebbe un tal colpo, che una malattia, che soffriva s’aggravò in modo, che lo tenne a letto tre anni. Nel corso di questa malattia, quando pareva che volgesse in meglio, giacché s’era al terzo anno, come egli raccontò, ebbe in sogno una visione, apparendogli la Vergine con S. Francesco d’Assisi, che gli ordinarono di costruire un convento ai Cappuccini. L’ordine e l’esecuzione fu tutt’uno (…). Il vescovo (il giorno della posa della prima pietra) si sentì in grado di prendere parte alla funzione che fu compiuta con grande folla di popolo plaudente; e ritenne poi una grazia della Vergine e di S. Francesco la sua perfetta guarigione».
Scrive Bernardi (op.cit. pagg. 232-233): «È degna d’esser registrata la fondazione di questo nostro convento d’Alessano perché seguì con modo prodigioso e per impulso divino, come ci recano le memorie manuscritte della Provincia d’Otranto. Dicono dunque che l’anno 1627, essendo Monsignor Nicolò Antonio Spinelli vescovo d’Alessano travagliato da pericolosa infermità, non trovava altro rimedio tra l’arsura delle febbri che raccomandandosi alla Regina del cielo. E mentre giaceva così oppresso trangosciato d’affanni, prese un’aria di sonno e subito gli apparve in sogno la Madre di Dio col S. P. Francesco da’ quali venne accertato che guarirebbe se dava opera d’introdurre i cappuccini in Alessano con fabbricar loro un convento. Promise il buon vescovo a questi suoi protettori quanto gli comandavano ed eccolo libero da ogni malore».
Costruzione della chiesa annessa al convento
Scarseggiano del tutto notizie e documenti circa la costruzione della chiesa. Il primo documento è la richiesta del 1631 di donna Laura d’Aiello al papa (Bullarium Cappuccinorum pag. 127) per ottenere il permesso di completare e decorare “con ogni magnificenza” la cappella della chiesa dei cappuccini, che era in costruzione:
«Santo Padre, Donna Laura d’Aiello, moglie di don Fabrizio Guarini, signore e patrono della città di Alessano, avendo fatto voto di ampliare una cappella sita in un campo lontano dalla città un miglio circa, supplica umilissimamente che la Santità vostra si degni di commutare in altra opera di maggiore utilità, cioè di perfezionare la cappella nella chiesa dei Cappuccini, che di fatti è costruita e terminarla con ogni magnificenza, avendo bisogno grandemente detti padri di questo aiuto. Il giorno 23 dicembre 1631, il Santissimo domino nostro acconsente benignamente alla richiesta più sopra esposta. Reverendo cardinale Ubaldino
Franc. Paulut. Segret.».
La chiesa per qualche tempo fu dedicata a S. Giuseppe Patriarca, ne fa fede l’ovale raffigurante san Giuseppe e Gesù Bambino posto sulla sommità della pala, e poi, in data non documentata, fu dedicata a S. Maria degli Angeli, forse in concomitanza col dono, da parte della famiglia Guarino, della grande tela del Perdono d’Assisi o della Porziuncola o di S. Maria degli Angeli.
La chiesa fu consacrata nel 1656 dal vescovo di Alessano, Giovanni Granafei, come è attestato dalla lapide situata nella chiesa.
La chiesa e il convento furono chiusi con le leggi della soppressione degli ordini religiosi del 1809, ma dopo il concordato del 1818 la chiesa fu riaperta al culto e i frati potettero ritornare in convento fino all’incameramento dei beni ecclesiastici operato dal regno italico con la soppressione del 1861. Nel 1866 il convento fu adibito a svariati usi sociali: lo stabile divenne carcere e l’orto in parte fu adibito a cimitero fino agli anni ’70 del 1900.
Il ritorno dei cappuccini ad Alessano viene raccontato così dalla cronaca conventuale: «Nel 1928, venuto a predicare ad Alessano padre Giulio Gadaleta da Molfetta, resosi bene accetto dalla popolazione, lanciò subito l’idea del riacquisto del convento, accolta prontamente e con vivo entusiasmo dalla popolazione, rimasta col solo parroco. Ne parlò al padre provinciale M. Rev. Zaccaria da Triggiano, dal quale ebbe l’incarico di iniziare le trattative, le quali durarono quasi un anno e cioè fino al 5 settembre 1929, data in cui fu stipulato il contratto, dopo aver superato difficoltà di vario genere. Intanto i lavori, cominciati fin da gennaio, si avviarono al loro compimento con ritmo accelerato; così che, dopo pochi giorni della firma del contratto, e cioè il 4 ottobre 1929, solennità del Serafico Padre S. Francesco, si poté procedere alla inaugurazione tra la gioia e consenso unanime di simpatia manifestati da ogni ceto di persone (…). L’intera popolazione cooperò con generosità e slancio commoventi. Chi offrì denaro, chi s’impegnò a fornire le porte, chi le finestre ecc., chi prestò gratuitamente giornate di lavoro, chi preparò e raccolse biancheria ed altro occorrente; insomma si notò una gara veramente meravigliosa superiore ad ogni elogio».
Il restauro della chiesa e del convento
Una volta in convento, i frati lo trasformarono in un cantiere senza fine. I lavori di ristrutturazione del convento e della chiesa hanno una forte accelerazione dal 28 agosto del 1938 quando viene inviato ad Alessano come guardiano p. Pio Lagioia da Triggiano «per effettuare la costruzione del nuovo braccio del convento destinato al noviziato», si legge nella cronaca. L’urgenza dei lavori trova la sua ragione di essere a causa della disastrosa condizione in cui era stato ridotto e dal fatto che con decreto della Santa Sede del 25 febbraio 1938 veniva eretto canonicamente il noviziato nel convento di Alessano.
Con p. Pio Lagioia da Triggiano convento e chiesa perdono le caratteristiche architettoniche originali, fino ad assumere quelle attuali.
Citando sempre la cronaca conventuale, già il 6 settembre «si iniziano i lavori per chiudere le arcate dei locali esistenti a fianco alla chiesa». Il 13 settembre «si iniziano i lavori per costruire la cappella esistente a destra dell’altare maggiore destinata agli uomini. Il 4 ottobre il p. guardiano lancia un commosso appello a tutti a concorrere per l’erigendo noviziato… Nello stesso giorno si raccoglie la somma di 200.000 lire».
L’uno gennaio 1939 «si ha, dopo innumerevoli difficoltà e pratiche, il permesso di iniziare i lavori del nuovo braccio… Il 16 gennaio si inizia la demolizione delle case retrostanti la portineria (ex-carcere) per guadagnare il sito necessario all’erezione del nuovo braccio. I lavori di costruzione del nuovo braccio hanno inizio il 30 gennaio. Il 20 luglio si finisce l’allungamento e ingrandimento del refettorio. Il 29 luglio finiscono i lavori della foresteria… e si mette a nuovo il muro della clausura che fiancheggia la via e si fa la balaustra sulla foresteria». Finita la costruzione del braccio destinato al noviziato «il 30 ottobre comincia l’imbianchimento di tutto il convento; il 26 dicembre viene stampato il manifesto riguardante la cerimonia solenne dell’inaugurazione del noviziato. Primo gennaio 1940: festa dell’inaugurazione della nuova fabbrica. Il 14 febbraio fra Diego Giordano da Bitonto termina i lavori di falegnameria del nuovo braccio».
Appena otto mesi dopo l’inaugurazione, il 6 agosto 1940 p. Pio Lagioia da Triggiano presenta un complesso piano di ristrutturazione della chiesa che viene autorizzato e realizzato nello spazio di tre anni. Il progetto prevedeva la trasformazione in un ampio coro della veranda (il camerone) del primo piano attiguo alla chiesa. In realtà, i lavori per chiudere le arcate di questi locali affianco alla chiesa (il camerone) per realizzare il nuovo coro, erano già iniziati nel settembre del 1938. Durante i lavori si trasformò in corridoio di passaggio al coro una cameretta situata in fondo verso nord; si demolirono dell’antico coro situato sulla navata centrale e la muratura esistente perché “ingombrante e soffocante per una chiesa troppo piccola”. Il «27 agosto1940 iniziano i lavori di restauro in chiesa e di demolizione dell’antico coro come pure degli altari della navata destra. Il 31 novembre 1940 terminano i lavori di restauro e di ampliamento della chiesa e si pianta la croce sulla facciata della chiesa». I lavori proseguirono con lo smantellamento dei sott’archi delle cappelle e l’innalzamento, a livello degli altari, dei due archi sottostanti al coro; con l’ingrandimento, dare più luce ed aria alla chiesa, delle finestre del camerone (già stato trasformato in coro) e “l’apertura completa delle finestre della chiesa che danno sul chiostro” (16 luglio 1941); l’allargamento dell’accesso al coro per i novizi lungo la parete interna della facciata della chiesa, (16 aprile 1941); la demolizione del muro frontale della navata destra della chiesa allungando la stessa fino al muro dell’ex-sacrestia; e infine lo spostamento di due metri all’indietro degli altari della navata destra. In ultimo «il 5 giugno 1941, si comincia la demolizione dei locali esistenti a destra della chiesa per la erezione del salone per il terz’ordine».
Nulla viene detto circa la demolizione degli antichi altari laterali. Solo una nota del 14 marzo del 1942 riporta: «il p. guardiano si reca a Maglie per firmare il contratto degli altarini nuovi della chiesa in castagno». E poi il 16 aprile del 1944 un’altra annotazione informa: «Solenne inaugurazione dei quattro altarini in legno». Intanto i quadri degli altarini il 4 maggio del 1943 erano già pronti: «Arrivano i quadri nuovi, dipinti da Giuseppina Pansini per la chiesa agli altarini nuovi».
Per quanto riguarda gli stalli del nuovo coro, la cronaca annota al 27 agosto 1943: «Viene fra Diego Giordano da Bitonto per segare i tronchi d’ulivo per fare il nuovo coro». E al 31 dello stesso mese è scritto: «si pone in chiesa la bussola (il tamburo) alla porta piccola laterale». Il 6 febbraio 1945 «cominciano i lavori del piazzale antistante la chiesa. L’appalto è stato preso dal maestro Ciccio Pizziolo per una spesa complessiva di £ 30.000, raccolte con sottoscrizioni e offerte volontarie».
Nella programmazione di tutti questi lavori non si parla del rifacimento della facciata originale della chiesa del 1600. Sarà stata rifatta proprio nel corso di questi lavori? Nella cronaca si trova solo la nota del 3 maggio 1942: «si incomincia l’intonaco alla facciata esterna della chiesa».
Quattro fotografie del tempo documentano, appunto, che il rifacimento della facciata seicentesca della chiesa deve essere avvenuto durante l’anno 1942.
La prima foto, che si può datare prima del 1935, mostra ancora le arcate della veranda del “camerone” del primo piano, poi trasformato in coro, e il braccio del noviziato non ancora costruito; mostra la facciata con al centro il campanile a vela, un finestrone rettangolare e sotto di esso la nicchia fregiata con la statua della Madonna Immacolata, (collocata in seguito nella cappella del viale centrale del giardino) e la porta centrale incorniciata da due colonne.
Nella seconda foto, che certamente si può datare l’uno gennaio 1940 perché riportata nel numero speciale di L’Aurora Serafica per l’inaugurazione del noviziato avvenuta in questa data, si nota la facciata seicentesca ancora intatta.
Nella terza foto, da datare al 1942, riporta la facciata ormai trasformata: la finestra è stata sostituita da un rosone e una lunetta in ceramica sull’architrave della porta centrale (ivi collocata il 26 giugno 1942, così annota la cronaca) con l’immagine di s. Francesco ha preso il posto della nicchia con l’Immacolata, infine, il campanile a vela è stato spostato sulla destra della facciata ora sormontata da un timpano.
Nella quarta foto databile al 1943 si nota il timpano ora ornato con piccoli archi pensili e il campanile, ancora a vela, sostenuto da una finta base realizzata in carparo sulla facciata della chiesa.
Restauro della macchina d’altare
L’attuale macchina d’altare della chiesa S. Maria degli Angeli sostituisce l’antico altare in pietra leccese demolito nel sec. XVIII di cui oggi non rimane che il basamento che funge da supporto ai gradoni dell’attuale altare ligneo. Questa operazione avvenne probabilmente quando i duchi Guarini offrirono la grande tela del Perdono d’Assisi (3,75×2,60) dipinta dal frate cappuccino Angelo da Copertino, intorno alla quale abili intarsiatori salentini ed esperte maestranze, venute probabilmente dal convento cappuccino di Martina Franca, costruirono nel XVIII secolo l’attuale macchina d’altare.
Frate Angelo da Copertino, al secolo Giacomo Maria Tumolo (Copertino 1609–1685?), autore di diverse tele che si trovano in molte chiese del Salento, fu chiamato a Roma da Fabio Chigi (papa Alessandro VII), per rivestire la carica di conservatore delle pitture vaticane (1658-1668). La tela del Perdono d’Assisi di Alessano, realizzata dopo il suo ritorno da Roma, oltre ad apparire sintonizzata con l’atmosfera del Seicento, si ricollega al filone della grande pittura barocca romana post caravaggesca, da cui questo frate rimase “contaminato”. L’autore si firma ad uso michelangiolesco dipingendo il proprio ritratto mascherato. Egli appare vestito da penitente con un piatto fra le mani intento ad offrire la sua opera alla Regina degli Angeli.
La manutenzione e salvaguardia della macchina d’altare fu una delle prime preoccupazioni dei frati una volta tornati a Alessano. Già p. Giulio Gadaleta da Molfetta tra il 1929 e il 1931 realizzò il primo restauro dell’altare storicamente registrato. Nulla però viene detto nella cronaca conventuale sullo stato dell’altare e neppure sui lavori di restauro realizzati. Solo al 14 aprile 1936 si legge: «si sono restituite 2.000 lire al signor Germano Torsello, prese in prestito dal p. Giulio da Molfetta per il restauro dell’altare maggiore».
Il primo restauro documentato, che risale agli anni 1941-42, fu effettuato dalla Soprintendenza di Bari. La cronaca conventuale al 12 maggio 1941 per la parte lignea, annota: «Iniziano i lavori di restauro all’altare maggiore ad opera di Alberico Russo di Scorrano», per le tele fu incaricato dalla Soprintendenza un pittore di Alessano, Gustavo Urro. I lavori si conclusero, dopo varie ispezioni della Soprintendenza, il 28 marzo 1942. La cronaca conventuale dice lapidariamente: «il maestro Alberico Russo finisce i lavori di restauro dell’altare maggiore». Le operazioni eseguite consistettero nello smontaggio e rimontaggio di alcuni pezzi, nel ripristino di alcune decorazioni intarsiate e, per le tele, nel ritocco pittorico di vaste zone “a tutto effetto”, come allora si usava.
Nella cronaca conventuale si legge ancora di un altro intervento: «Il 28 settembre 1948, oggi sono terminati i lavori di restauro dell’altare maggiore per opera di distruzione compiuta dal tarlo». È solo un’annotazione secca senza nessuna documentazione.
Un altro intervento, in ossequio alle disposizioni liturgiche del Concilio Vaticano II, risale al 1969. Nella cronaca conventuale al giorno 10 marzo si annota: «Si sposta in avanti l’altare maggiore per la celebrazione di fronte al popolo». Oltre allo spostamento dell’altare furono rifatte ex-novo, riportando gli stessi motivi ornamentali, dall’artigiano locale Rolando Piccinni, le ante laterali perché quelle originali non erano ricuperabili.
Dal 6 luglio al 30 settembre 1986 si effettuò un’altra operazione di restauro ad opera di Ruggero Villanova coadiuvato da Antonio Pizzolante. La consulenza scientifica e la direzione tecnica dei lavori furono affidate a Giovanni Giangreco, terziario francescano della fraternità di Scorrano e funzionario della Soprintendenza dei beni culturali di Lecce.
Dalla relazione del Giangreco risulta che l’intervento si limitò alla rimozione e restauro delle quattro tele; rimozione, smontaggio e restauro del tabernacolo; consolidamento della struttura lignea e delle travi di ancoraggio; disinfestazione, stuccatura, spennellatura e siringatura delle zone pregiudicate dagli insetti xilofagi.
Un altro intervento molto parziale, per scarsità di finanziamenti, si registra nel 2004 ad opera della ditta di Gaetano Martignano di Parabita che si limitò alla manutenzione della lesena sinistra della pala, quella dove è inserito il quadro di Maria Bambina e S. Anna.
Nel maggio del 2016 si notarono alcune anomalie (polverine, distacco di tessere, fessure troppo larghe tra le giunture principali…) e si chiese un parere tecnico a Giovanni Giangreco. Questi, esaminata la situazione, ritenne necessario avvertire e coinvolgere la Soprintendenza che, incaricò il restauratore Dario Taras di eseguire i primi sondaggi per verificare la condizione della pala.
Il restauro della macchina d’altare iniziò ufficialmente il 22 marzo 2018 con l’apertura del cantiere (ma molte azioni – saggi, sondaggi, smontaggio di alcune parti pericolanti, prove di restauro i l’impianto antitermitico – erano iniziate già dal 2016) e si è concluso il 30 settembre 2019. La chiesa, invece, è stata riaperta al culto e benedetta il primo novembre successivo, dopo i lavori di ricupero dell’immobile consistiti nella pitturazione delle pareti, levigamento del pavimento, impianto elettrico e sonoro. Il restauro, monitorato dalla Soprintendenza dei beni culturali di Lecce fu affidato alla ditta Messapia Antiqua del restauratore Dario Taras di Specchia, mentre quello delle tele fu affidato alla restauratrice Rita Raffaella Cavaliere di San Vito dei Normanni.
La sorprendente macchina d’altare, capolavoro di ebanisteria, concepita quale vera e propria macchina scenografica, è estesa all’intera parete di fondo della navata principale modellandosi e quasi deformandosi per aderire perfettamente ad uno spazio architettonico che sembra non poterlo contenere. Essa è articolata in tre settori verticali simmetricamente disposti: quello centrale, che incornicia la pregevole tela seicentesca di frate Angelo da Copertino, della larghezza di circa 4 metri, si estende in altezza sino a lambire l’intradosso della sovrastante volta a stella, situato a oltre 8 metri dal piano del calpestio; quelli laterali, della larghezza di circa 2 metri ciascuno, racchiudono, a mo’ di edicola, le tele di sant’Anna e Maria Bambina, a destra e, a sinistra, quella del profeta Isaia e superano di poco la quota d’imposta delle appese angolari; più in alto, al centro, è collocato l’ovale raffigurante S. Giuseppe e il Bambino. Una chiara articolazione si ravvisa anche nell’orditura orizzontale: in basso l’altare sormontato da una coppia di gradini in mezzo ai quali si incastona il prezioso tabernacolo. La totalità della superficie a vista si sviluppa secondo un raffinato e minuzioso disegno che si ispira a motivi geometrici e vegetali. L’intero apparato decorativo si compone con tessere lignee di varie essenze: noce, mogano, palissandro, acero, pioppo e altri. Ricchissimo è anche l’apparato plastico che si compone di robuste cornici mistilinee, medaglioni, fastigi, volute e cartigli in un equilibrato spirito barocco semplificato, e convincente.
Questo prezioso gioiello di arte e di fede era gravemente malato. Lo stacco di una tessera è stata la spia per capire che un forte attacco termitico e di insetti xilofagi era in corso. Bisognava intervenire al più presto.
Con il restauratore e i tecnici si è proceduto allo studio e redazione di un progetto di restauro molto interessante il cui costo totale ammontava da 116 a 140 mila euro. La Soprintendenza, però, per mancanza di fondi, ha prescritto un intervento meno ambizioso, anche se molto radicale. Secondo le sue indicazioni, si è proceduto alla bonifica dell’apparato murario e pavimentale all’interno e nel perimetro esterno alla chiesa contro l’invasione delle termiti. Molto delicato si è rivelato lo smontaggio completo di tutta la macchina d’altare, che a operazione terminata, è stata smembrata in più di 60 pezzi che sono stati sottoposti a disinfestazione insieme con le cornici lignee delle tele delle cappelle laterali, con prodotti biocidi gassosi. Poi si è proceduto al consolidamento statico e alla sostituzione dei supporti strutturali di base ammalorati e alla ricostruzione di tutta l’ossatura portante distrutta dalle termiti. Infine si sono effettuati il consolidamento e l’integrazione dell’apparato decorativo.
Un processo lungo, laborioso e complesso fino al rimontaggio di tutti i pezzi restaurati per ricostruire la macchina d’altare nella sua originale posizione. La chiesa per lunghi mesi è stata trasformata in un laboratorio perché il restauro del materiale ligneo è stato eseguito nella stessa per disposizione della Soprintendenza.
Per decisione di questa, le due ante laterali, ricostruite ex-novo nel 1969 riprendendo gli stessi motivi ornamentali di quelle originali ormai irrecuperabili, sono state rimosse perché ritenute non originali; così pure sono stati eliminati due finti supporti della trave longitudinale, ritenuti materiale di risulta proveniente da altri manufatti. E sempre per disposizione della Soprintendenza, anche il paliotto, che nello spostamento dell’altare versus populum realizzato nel 1969 lo aveva automaticamente seguito formando un blocco unico con lo stesso, è stato ora collocato nel corpo della macchina d’altare, lasciando alla fantasia e professionalità del restauratore la ricostruzione del nuovo altare con motivi ornamentali geometrici.
Le quattro tele della macchina d’altare, quella centrale del Perdono d’Assisi, quella del fastigio di S. Giuseppe e Gesù Bambino, e le due laterali di S. Anna con Maria Bambina e del profeta Isaia insieme ad una tela conservata in convento che rappresenta la visita dei pastori a Betlemme, sono state restaurate presso il laboratorio della restauratrice Rita Raffaella Cavaliere a San Vito dei Normanni, secondo i canoni del restauro oggi in voga: l’asporto di residui organici, il consolidamento della superficie della tela, la velinatura con carta giapponese, il tensionamento delle tele su un telaio interinale per appianare deformazioni e imborsamenti, la facilitazione dei movimenti naturali delle tele con nuovi telai lignei ad espansione ed altri interventi specifici come una leggera verniciatura, stuccatura e ritocchi pittorici per eliminare alcune lacune della superficie pittorica.
Per quanto fatto, un doveroso ringraziamento va alla Soprintendenza e in modo speciale ai restauratori. Un grazie particolare al vescovo della nostra diocesi sua eccellenza monsignor Vito Angiuli per il generoso contributo economico; alla Fondazione Giorgio Primiceri della Banca popolare pugliese (BPP) nella persona del suo presidente il dottor Vito Primiceri per aver finanziato il restauro delle tele della macchina d’altare e di tutto il patrimonio iconografico del convento; alla fraternità dell’Ofs e a tutte le associazioni cittadine.
Un ricordo particolare all’amico regista Edoardo Winspeare per avere girato un clip sulla macchina d’altare con l’intento di sensibilizzare il mondo artistico e culturale. E, infine, non perché sia l’ultimo, sento di dover esprimere la gratitudine della fraternità cappuccina al popolo di Alessano continuamente vicino, anche con un generoso sostegno economico, alle vicende non sempre agevoli del processo del restauro di questo tesoro di arte, cultura e fede che per molti secoli ha accompagnato la storia e l’evoluzione di questa comunità cittadina.
fra Francesco Monticchio
Alessano
Apre l’università “Unitelma – Sapienza” ad Alessano
Presso l’Auditorium Benedetto XVI il nuovo Polo Didattico, frutto di un’intesa tra la Diocesi di Ugento – S.M. di Leuca e l’Università “La Sapienza” di Roma

di Don Luca De Santis
Presso l’Auditorium Benedetto XVI di Alessano il nuovo Polo Didattico “Unitelma- Sapienza”. Un’università telematica a servizio dei giovani che vogliono intraprendere un indirizzo accademico e per chi, pur svolgendo un’attività lavorativa, desidera migliorare il proprio livello professionale all’interno della propria impresa oppure avviare un percorso specialistico che in precedenza non ha potuto realizzare.
Il nuovo Polo didattico verrà inaugurato venerdì 30 maggio. L’offerta formativa del Polo, oltre a dei percorsi di laurea, contempla l’opportunità di accedere a dei corsi di formazione, scuole di alta formazione e master.
Il nuovo Polo è figlio di un’intesa tra la Diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca e l’Università “La Sapienza” di Roma.
PERCHÉ ISTITUIRE UN POLO DIDATTICO NEL TERRITORIO ?
Le motivazioni sono molteplici, provo a enumerarne alcune. Da circa un ventennio i territori periferici della nostra Regione subiscono il problema dell’emigrazione dei giovani studenti: i nostri ragazzi intraprendono il loro cammino universitario presso le grandi città, una volta terminato il percorso non ritornano presso i loro luoghi natii procurando il godimento delle loro specializzazioni ad altri contesti territoriali e nello stesso tempo avviando quel processo di spopolamento che ormai è sotto gli occhi di tutti.
Tale consapevolezza è sempre stata presente nelle ansie pastorali del nostro vescovo mons. Vito Angiuli, il quale in quindici anni di presenza in Diocesi, ha cercato di istituire sin da subito dei rapporti con gli studenti universitari presenti in tutte le sedi italiane.
Basti pensare che la Diocesi di Ugento conta una popolazione di circa 125mila abitanti e la sola Università Cattolica è frequentata da 100 giovani provenienti da questa parte di territorio, mentre gli studenti appartenenti alla provincia di Lecce che sono iscritti sempre presso la medesima sono oltre 2.000, di questi la maggioranza non eserciterà, né farà ritorno nel luogo che gli ha visti crescere.
La presenza di un Polo si coniuga con le numerose iniziative che in questi ultimi quindici anni hanno concretizzato lo sforzo pastorale del nostro Vescovo di animare ed elevare culturalmente il nostro territorio.
Perché ciò si concretizzi è necessaria soprattutto la presenza stabile di giovani specializzati e preparati, capaci di cogliere, approfondire e innovare gli importanti aspetti storici, sociali e culturali della loro zona d’appartenenza.
Infine, la presenza del Polo sul nostro territorio manifesta una risposta caritativa da parte della Chiesa locale nei confronti delle famiglie salentine.
Infatti, si ha l’opportunità di accedere a dei percorsi di studio garantiti dall’Università “La Sapienza” abbattendo dal punto di vista economico le spese delle famiglie: l’affitto di una stanza, la sussistenza in un’altra città e le altre possibili problematiche legate a questo aspetto.
L’università telematica “Unitelma-La Sapienza” è stata fondata a Roma nel 2004 ed è accreditata presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur).
La sua offerta formativa conta corsi di laurea in Economia, Giurisprudenza, Informatica, Archeologia e Psicologia.
Vi è l’opportunità di iscriversi a numerosi master di I e II livello insieme a corsi di formazione e all’Alta Scuola di Formazione approvati e tenuti dai professori dell’Università “La Sapienza”.
Le lezioni sono esclusivamente online, mentre gli esami si svolgeranno in presenza nella sede di Alessano.
Presso il nuovo Polo didattico sarà presente una Segreteria in grado di supportare lo studente alla scelta e al percorso di indirizzo di studio.
Una Segreteria composta da un Referente, un Tutor e un Segretario, raggiungibile durante i giorni lavorativi sia in presenza che con una mail o un numero telefonico dedicato.
La presenza di un Polo didattico permetterà anche l’organizzazione di master, convegni e seminari che aiutino a rispondere alle problematiche sociali del territorio interagendo con tutto il mondo associativo e istituzionale.
Per ulteriori info, sito internet unitelmasapienza.it.
Nei primi giorni di maggio saremo presso alcune scuole del territorio per presentare agli studenti il progetto, per poi inaugurare il nuovo Polo venerdì 30 maggio.
Il nuovo Polo Didattico ha sede in Alessano presso l’Auditorium Benedetto XVI, sulla Strada Statale 275.
Sarà attivo dal 1° giugno prossimo.
L’indirizzo mail è polo.lecce@unitelmasapienza.it
Alessano
Maglie – Leuca, zoom sul secondo lotto
Una passeggiata immaginaria lungo il secondo lotto del tratto sud della nuova Maglie -Leuca, pensato per uscire dai centri abitati di Montesano , Lucugnano, Alessano, Montesardo e Gagliano

di Lorenzo Zito
Corridoio plurimodale adriatico.
Tecnicamente, viene chiamata così la nuova Strada Statale 275 che, come abbiamo avuto modo di raccontarvi sugli scorsi numeri, sta iniziando a snodarsi, da nord verso sud, con il primo lotto (da Maglie a Montesano) che è già a tutti gli effetti un cantiere aperto.
Oggi faremo uno zoom sul secondo lotto, quello tra Andrano/Montesano e Santa Maria di Leuca.
L’ultimo passaggio burocratico di dominio pubblico a riguardo, poche settimane fa, ha visto i sindaci di Alessano, Corsano, Gagliano del Capo, Miggiano, Montesano Salentino, Specchia, Tiggiano e Tricase (i centri che saranno interessati dai lavori del secondo lotto) incontrarsi, assieme ad alcuni tecnici Anas, presso Palazzo Adorno a Lecce.
Un tavolo promosso dal presidente della Provincia, Stefano Minerva, per fare il punto sulle delibere di approvazione del progetto di fattibilità tecnico economica da parte dei singoli consigli comunali, in attesa di passare dalla progettazione esecutiva dell’opera al bando per l’assegnazione dei lavori.
L’idea, quindi, è quella di accompagnarvi in una passeggiata immaginaria lungo il nuovo tragitto lungo circa 19km che, secondo le previsioni, dal giorno in cui verrà cantierizzato (non prima di un anno e mezzo/due), richiederà circa 1350 giorni per essere portato a termine (poco più di 3 anni e mezzo).
Per una spesa, riferita ai soli lavori, di 140 milioni di euro.
CIÒ CHE NON È STATO
Brevemente ricordiamo che, dopo l’annullamento in autotutela da parte di Anas (nel 2016) della precedente gara (indetta nel 2009), furono prese in considerazione tre possibili alternative.
Scartate le prime due (dette Alternativa Est e Alternativa Ovest, con riferimento al lato da cui circumnavigare Tricase), fu scelta la cosiddetta Alternativa 3, che è quella che andiamo qui a illustrare, descritta dagli studi come quella con performance migliori dal punto di vista ambientale e funzionale, nonché per la sostenibilità dell’opera.
Va ricordato, inoltre, come il progetto inizialmente proposto da Anas prevedesse una statale a due corsie per senso di marcia (quindi quattro corsie) da Maglie sino a Leuca.
Soluzione che è stata conservata per il solo lotto nord e scartata per quello a sud, non solo per ridurne l’impatto ambientale ma anche per rispondere adeguatamente alla vera priorità dell’opera in questo tratto: portare il traffico verso il Capo di Leuca fuori dai centri abitati di Montesano, Lucugnano, Alessano, Montesardo e Gagliano, tutt’oggi tagliati in due dalla SS275.
Ultimo (ma non ultimo) l’elemento rifiuti: il nuovo progetto toglie Anas dall’imbarazzo delle discariche abusive emerse lungo il vecchio percorso tra Alessano e Tricase.
La scelta di allontanarsi da quelle aree ha un duplice effetto: da un lato scongiura il rischio di un sequestro dell’opera da parte della magistratura, dall’altro ha del tutto distolto i riflettori dal tema bonifica.
CIÒ CHE SARÀ
Eccoci allora al tracciato stradale che partirà, in direzione sud, dallo svincolo di Montesano-Andrano (nella mappa in basso in rosso).
Una lingua di asfalto con una carreggiata a due corsie, una per senso di marcia, costituita per il 71% circa da tratti in rilevato, per il 24,5% da tratti in trincea e per la restante parte, da opere in sottopasso (3.5%) e in sovrappasso con viadotti e ponti (0.4%).
22 curve, 28 rettifili, 9 intersezioni e 6 immissioni/diversioni per un percorso tecnicamente suddiviso in cinque tratti (che, come sta accadendo col primo lotto, non saranno realizzati all’unisono, ma con cantierizzazioni indipendenti, uno dopo l’altro).
Un dato interessante per gli amanti dei numeri, e non solo, ci arriva dallo studio dei volumi di traffico effettuato in fase di progettazione su alcuni punti nevralgici per la viabilità locale.
Eclatante il tratto di 275 tra Botrugno e San Cassiano, che in un totale di due ore (la somma dell’ora di punta mattutina e di quella serale) conta il transito di ben 2.300 mezzi. Interessante anche il rilievo della tangenziale di Tricase (“Cosimina”) dove nei 120 minuti più intensi passano più di 1.200 veicoli.
DA DOVE PASSA
Il rischio di appesantimento dei flussi sulla “Cosimina” è uno degli elementi che fecero cadere l’ipotesi dell’Alternativa Est (che avrebbe utilizzato proprio questa strada per il passaggio della nuova statale).
Ad oggi tuttavia, pur non inglobando il nuovo tracciato, è previsto che la tangenziale di Tricase venga raggiunta dalla Maglie-Leuca.
Va detto che la nuova opera smetterà, innanzitutto, di correre lungo quattro corsie già nel tratto finale del primo lotto.
A nord di Montesano, in prossimità di DFV, la strada si staccherà dal tracciato esistente, si ridurrà ad una corsia per senso di marcia ed eviterà l’abitato montesanese passandovi ad est, tra le campagne di Castiglione d’Otranto (vicino al campo sportivo) per arrivare ad un bivio.
Da un lato si continuerà a viaggiare per Leuca (lungo il secondo lotto), dall’altro partirà un braccio, anch’esso del tutto nuovo, destinata al traffico per e da Tricase.
Questa lingua di strada condurrà nella zona industriale tricasina, lasciandoci in località Serrafica, proprio alle porte della tangenziale Cosimina.
L’ultimo lembo del primo lotto, insomma, che porterà anche all’abitato di Montesano, sarà a lingua di serpente.
Ma questa è un’altra storia, chiamata “Lotto 1”.
SVINCOLO 1: LA ROTATORIA DI LUCUGNANO TORNA UTILE
Il secondo lotto conta 9 svincoli (numerati sulla mappa in alto) ed inizia ad est della stazione di Montesano-Miggiano-Specchia.
Si riallaccia subito al vecchio percorso, ricalcandolo fino alla mega rotatoria di Lucugnano.
Qui lo svincolo 1 (pianta in basso) sarà in adeguamento alle uscite esistenti: permetterà di entrare a Miggiano da via Padre Pio (A) e di raccordarsi alla viabilità della zona industriale tramite la famigerata (per dimensioni) rotatoria (B).
SVINCOLO 2: TRA LUCUGNANO E SPECCHIA
A questo punto il nuovo tracciato si discosta dal precedente: la 275 non prosegue più in direzione dell’area artigianale lucugnanese, ma si addentra nelle campagne.
La circumnavigazione della frazione avviene dal lato ovest, avvicinandosi ai capannoni calzaturieri della famiglia Sergio, in strada comunale Rivola, ed incrociando la Specchia-Tricase.
Proprio qui, in prossimità de “La Caiaffa”, sorge il secondo svincolo: “Lucugnano ovest”.
SVINCOLO 3: TRA L’AUDITORIUM E FILOGRANA
Lasciatasi alle spalle la terra di Girolamo Comi, la nuova 275 torna a calcare il vecchio tracciato prima di arrivare sul suolo di Alessano.
La statale si ricongiunge con la strada esistente, a poco più di cento metri dall’Auditorium Benedetto XVI, scavalca la strada vicinale Santa Caterina e ci conduce allo svincolo 3: sul già esistente incrocio con la SP 184, la strada del Gonfalone, lungo la quale si incontra anche il nuovo stabilimento calzaturiero di Antonio Sergio Filograna.
SVINCOLO 4: TRA LE CAVE IN DIREZIONE TIGGIANO
La nuova 275 cambia di nuovo rotta.
Stavolta, rispetto al vecchio tracciato, si spinge ad est, addentrandosi in zona Matine per non entrare più negli abitati di Alessano e Montesardo.
Lo svincolo 4 è quello di Tiggiano.
Sorgerà in zona Tagliate, lungo l’arco che la statale andrà a comporre con una carreggiata del tutto nuova.
L’uscita si collocherà a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla stazione ferroviaria tiggianese.
SVINCOLO 5: ALESSANO – CORSANO E LA FERROVIA
Tra il quarto ed il quinto svincolo si snoda una trama stradale alquanto articolata, che conta anche la presenza dei binari ferroviari. Torna utile un ulteriore zoom sulla zona: pubblichiamo (in basso) il progetto dello svincolo 5, cui si arriva uscendo dal territorio di Tiggiano.
Qui la statale incrocerà la provinciale 80 Alessano-Corsano (C).
Per scongiurare l’intersezione coi binari verrà realizzato un sottopasso (D).
Per le uscite, quindi, sorgerà una viabilità ai lati della carreggiata.
Come mostra la mappa (la prima in alto), ci saranno due nuove rotatorie sulla Alessano-Corsano.
Quella ad est dell’attuale dosso convoglierà il traffico anche lungo la provinciale 188, la strada con cui il Capo di Leuca ha preso confidenza nel periodo del senso unico di marcia lungo via Regina Elena a Corsano.
Alla rotatoria ad ovest invece, lato Alessano, si aggancerà anche una nuova bretella (E), una lingua di asfalto che la metterà in comunicazione con il precedente svincolo, quello di Tiggiano.
SVINCOLO 6: CI PORTA DA DON TONINO
Rotolando verso sud, tangendo ma non toccando l’abitato corsanese, la nuova Maglie-Leuca entra in contatto con la provinciale 210.
È la strada che gli alessanesi percorrono per raggiungere la splendida Marina di Novaglie.
Lo svincolo 6, da cui inizia il quarto tratto di questo stralcio, si collocherà in aperta campagna ma molto vicino al cimitero di Alessano (quindi alla tomba di Don Tonino Bello, meta di considerevole turismo religioso); in prossimità della strada che si arrampica su Montesardo ed a pochi metri dall’incrocio con la Corsano-Gagliano, che sarà servito da una nuova e più sicura rotatoria.
SVINCOLO 7: TRA LA SUD SALENTO E LA STAZIONE DI GAGLIANO
Il percorso continua sinuoso attorno ai centri abitati, evitando San Dana (frazione di Gagliano) ed andando a ricalcare un pezzo del già esistente tracciato della sp81 tra Corsano e Gagliano.
In prossimità del curvone prima del distributore Apron, la provinciale diventerà per alcune centinaia di metri la nuova 275.
Salvo poi dividersi nuovamente con una virata ad ovest prima di Gagliano: la nuova carreggiata incrocerà ancora i binari, sfiorerà il calzaturificio Sud Salento e, avvicinandosi alla stazione di Gagliano, taglierà la vecchia 275.
Proprio da questo incrocio tra vecchio e nuovo prenderà vita lo svincolo 7 “Gagliano del Capo nord”.
SVINCOLO 8: CASTRIGNANO DEL CAPO (E PATÙ)
A questo punto la strada correrà tra l’abitato gaglianese e quello di castrignanese.
Sarà permesso uscire allo svincolo 8 “Castrignano del Capo”. Ci troveremo, in pratica, sulla sp 351: da un lato ci dirigeremo a Castrignano del Capo (o a Patù), dall’altro entreremo a Gagliano da sud (cimitero e nuovo Eurospin).
SVINCOLO 9: DE FINIBUS TERRAE
Non è finita: c’è il quinto ed ultimo tratto che, costeggiando Salignano con un’opera del tutto nuova e viaggiando a sinistra (ad ovest) del vecchio tracciato, ci condurrà all’ultimo svincolo, il numero 9: “Gagliano del Capo – sud”.
Siamo alle porte di Santa Maria di Leuca, il punto in cui già oggi la 275 si passa il testimone con un’altra statale, la 274 Gallipoli-Leuca.
È qui, con un adeguamento dell’intersezione esistente, ai confini della terra, che è attesa una delle opere più discusse della storia del Salento.
È qui che, si spera presto, termineremo di fantasticare su questo tracciato che immaginiamo da oltre 30 anni.
Alessano
Il Volo dell’Angelo nel Capo di Leuca: saranno 3 le zip-line
Intervista esclusiva all’ing. Raffaele Caccioppola, responsabile del settore appalti, patrimonio, demanio, manutenzioni del Comune di Tiggiano (capofila dell’intero progetto)…

Del cosiddetto “Volo dell’Angelo”, articolato progetto che negli intenti dovrebbe dare grande impulso al turismo nel Salento, in particolare al Capo di Leuca, ne avevamo già parlato approfonditamente da queste colonne nella primavera del 2022.
Lo aveva prima annunciato nel 2019, in campagna elettorale, il sindaco di Tiggiano Giacomo Cazzato. Il progetto era stato avanzato dalla lista “Tiggiano al Centro” che aveva realizzato uno studio di fattibilità per riproporre in provincia di Lecce l’esperienza sospesa in aria con tanto di lancio nel vuoto come in Basilicata.
L’emozione del Volo dell’Angelo da Marina Serra a Torre Nasparo; poi un ponte tibetano e una zipline, vie ferrate per le arrampicate sulle scogliere ripide, una vasta rete di tratturi da attraversare in bicicletta, sentieri rurali e costieri su cui praticare trekking, servizi per il kayak e il nuoto.
Per il progetto è stato chiesto e ottenuto un finanziamento di 3milioni e 300mila euro. Nel marzo 2023 il sindaco di Tiggiano Giacomo Cazzato aveva indicato l’estate 2024 per l’inizio dei lavori.
Di cantieri, però, ancora non se ne sono visti. A che punto siamo? Qual è lo stato dei luoghi? Cosa è già stato realizzato? Cosa ci si appresta a fare? Rispetto al progetto iniziale è cambiato qualcosa?
Lo abbiamo chiesto all’ing. Raffaele Caccioppola, responsabile del settore appalti, patrimonio, demanio, manutenzioni del Comune di Tiggiano (capofila dell’intero progetto).
Caccioppola parte dallo stato delle procedure amministrative e tecniche propedeutiche all’appalto dei lavori, fornendo la cronologia dell’iter procedurale che «è stato intrapreso ed è in corso di svolgimento per il progetto denominato: “Valorizzazione del tratto di fascia costiera ricadente nei Comuni di Corsano, Tiggiano e Tricase – Recupero dei tratturi esistenti e inserimento di attrazioni per attività outdoor volte sia all’incremento che alla destagionalizzazione del turismo nel Salento”.
Il 29 maggio 2024 è stato trasmesso, dai progettisti affidatari dell’incarico, il Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica (PFTE)».
Come ha spiegato il dirigente di settore del Comune di Tiggiano, il PFTE, per il quale è stata indetta la Conferenza di Servizi, si articola su più interventi.
RINATURALIZZAZIONE E VALORIZZAZIONE NATURALITÀ
«Mira a potenziare il sistema della naturalità locale, l’accesso agevolato in alcuni punti costieri e l’eliminazione di detrattori ambientali, con interventi di: ripristino di scala esistente in legno e realizzazione di pedane modulari – eco-compatibili e di facile rimozione al termine della stagione estiva – in acciaio zincato e listoni in WPC, prevedendo “l’eliminazione di detrattori come la pavimentazione irregolare in prossimità degli accessi al mare”, presso Marina di Serra, Marina di Tiggiano e presso località Funnuvojere; cura minuta degli spazi target di progetto, mediante riqualificazione, decespugliamento lungo i percorsi e le piazzole di sosta; presso il punto panoramico “Belvedere” di Tricase, realizzazione di basolato di nuova formazione in pietra locale e dotazione di arredo urbano; sistemazione dei margini stradali e negli spazi minuti mediante piantumazione, lungo i margini interni alla sezione stradale, parallelamente ai muretti a secco, di arbusti di macchia mediterranea ed essenze vegetali autoctone; taglio selettivo di piante infestanti, ruderali e/o piante ornamentali (es. palme, yucche, ecc.)».
POTENZIAMENTO E FRUIZIONE DOLCE DI STRADE MINORI
Per potenziare il sistema delle strade minori al fine di proporre la mobilità dolce e la fruizione pedonale e ciclabile della costa come reale alternativa alla monocultura carrabile sono, invece, previsti i seguenti interventi.
«Recupero dei tratturi esistenti mediante opere di regolarizzazione del fondo e rimozione della vegetazione infestante e abbattuta, in particolare lungo i tracciati con pessimo stato manutentivo; installazione di tubolari verticali di altezza non superiore a un metro, in acciaio corten per consentire la discesa dei tratti più ripidi.
Ripristino della stratigrafia bituminosa previa fresatura di porzioni di strada e valorizzazione dell’area sosta/ristoro e noleggio bici mediante rimozione della pavimentazione in conglomerato cementizio e sostituzione con pavimentazione drenante in terra stabilizzata e inserti in pietra locale presso: Marina di Guardiola, in prossimità dell’esistente chiosco-bar e del parcheggio, la strada secondaria di accesso a Torre Specchia Grande, Bosco N’Zepe, il Sentiero del Nemico a Marina Serra.
Potenziamento del sistema di accesso ciclabile, realizzazione di fasce di riconoscibilità per una lunghezza di 7-10 metri, mediante la demolizione della struttura stradale bituminosa, per il successivo ripristino con terra stabilizzata e inserti in pietra locale.
Realizzazione di nuova pavimentazione completamente drenante e sostenibile in località Funnuvojere con pavimentazione drenante in corrispondenza dei tratti con fondo in terra battuta fortemente disconnesso e sostituzione dalla staccionata in legno con installazione di tubolari verticali di altezza non superiore a 1 metro, in acciaio corten, lungo i sentieri con fondo naturale.
Recupero e messa in sicurezza dei muretti a secco con tecnica del “cuci scuci”.
Cartellonistica didattica e segnaletica verticale e orizzontale per l’indicazione del percorso a prevalenza pedonale/ciclabile “strada 20”; collocazione di bacheche in legno con direzione del percorso, toponomastica, flora, fauna e singolarità geologiche e paesistiche, nonché emergenze naturalistiche e punti panoramici».
NUOVE MICRO-DOTAZIONI TERRITORIALI DI SOSTEGNO ATTRATTIVITÀ TURISTICA
Mira a potenziare il sistema/paesaggio di micro-dotazioni per la fruizione e la pratica degli sport outdoor; tutti gli interventi previsti saranno amovibili, immaginati come stagionali e gestiti coordinatamente, con i seguenti interventi.
«Centro di Educazione Ambientale, da realizzarsi con strutture in legno appoggiate su apposita fondazione a pedana rimovibile per area eventi e sosta.
Tre “Zip line” nell’area di Torre Nasparo fino ad arrivare a Marina Serra denominate “Zip line della Torre” e “Volo nel blu” e in località Guardiola denominata “Zip line Guardiola”.
Info-point, da realizzarsi nelle località di Marina Serra e Guardiola, con strutture in legno del tipo a capanna, appoggiate su apposita fondazione a pedana rimovibile, compreso di pannello informativo.
Fornitura e posa in opera di attrezzature per attività outdoor, tra le quali, colonnine di ricarica elettriche.
Parco avventura ubicato nel Bosco N’Zepe, costituito da diversi percorsi acrobatici in altezza che si sviluppano tra gli alberi del bosco o su altri supporti naturali o artificiali […], attrezzato con arredi in legno e monoblocco prefabbricato per biglietteria, magazzino e bagni.
Dieci vie di arrampicata sportiva, collocate nella falesia di partenza della Zipline Guardiola, con lavorazioni consistenti in piccoli disgaggi di materiale roccioso; tracciatura della via d’arrampicata fino a un’altezza di 20 metri; installazione di soste alla sommità della via d’arrampicata e dei relativi spit in titanio alla distanza variabile tra 1 e 2 metri.
Una via ferrata, nell’insenatura che va da “Grotta Matrona” verso la Marina di Tiggiano, in fune in acciaio inox».
Fin qui la fase progettuale e l’illustrazione nel dettaglio di quello che sarà. Va aggiunto che il 4 giugno scorso è stata indetta la Conferenza dei Servizi che ha coinvolto, nel complesso, 15 enti competenti.
Hanno espresso parere favorevole di massima, con prescrizioni: Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Brindisi e Lecce; Ente Parco Naturale Regionale Costa Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase; Agenzia delle Dogane e dei Monopoli DT VIII – Puglia, Molise e Basilicata; Agenzia del Demanio – Direzione Regionale di Puglia e Basilicata; Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale.
«Prendendo atto delle prescrizioni contenute nei pareri, nessuno dei quali negativo», spiega Caccioppola, «è stata fatta richiesta al raggruppamento di progettisti incaricati di rielaborare/integrare il Progetto di Fattibilità Tecnico Economica, tenuto conto che gli stessi saranno in ogni caso da approfondire nella fase della progettazione esecutiva».
Per eliminare le criticità sollevate, il progetto è stato in parte rivisto: «Al fine di superare i motivi ostativi che non consentono la realizzazione del Centro di Educazione Ambientale, a causa del vincolo architettonico diretto “Torre Nasparo”, lo stesso è stato delocalizzato in immobile di proprietà del Comune di Tiggiano, in vico Santa Lucia, per il quale è previsto il totale restauro. Per la stessa ragione, è stata eliminata dal progetto la Zip Line “Torre Nasparo”, il cui punto di partenza ricadeva, nella prima versione del progetto, nell’area interessata dal vincolo architettonico».
Sulla base del nuovo PFTE, «si dovrà procedere all’approvazione da parte dei Comuni interessati (Tiggiano capofila, Tricase e Corsano). Si passerà, poi, alla pubblicazione di bando di gara per l’aggiudicazione di appalto integrato per l’affidamento dei servizi per la redazione del progetto esecutivo, e per la realizzazione dei lavori. Acquisito il Progetto Esecutivo, lo stesso sarà nuovamente sottoposto al parere degli enti competenti, con una nuova Conferenza di Servizi. I lavori potranno quindi partire dopo l’approvazione della seconda Conferenza di Servizi».
Siamo in ritardo, però, sulla tabella di marcia visto che l’inizio dei lavori era previsto per luglio 2024.
«Per procedure complesse è inevitabile l’accumularsi di ritardi, soprattutto nei casi di interventi su siti di pregio paesaggistico, che in nessun modo devono essere messi a rischio», ammette Caccioppola. Che poi precisa: «Comunque, la tabella di marcia, dettata dal Dipartimento per le politiche di coesione e per il sud della Presidenza del Consiglio dei Ministri, prevede le seguenti scadenze: entro il 30 novembre 2025 occorre sottoscrivere che le procedure di gara siano svolte il contratto d’appalto sottoscritto; la conclusione dei lavori dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2027. Gran parte del lavoro amministrativo è già stato realizzato, pertanto siamo fiduciosi riguardo al rispetto delle tempistiche».
LITORANEA CICLOPEDONALE
Si parla ancora della ciclabilità della litoranea da Otranto-Leuca?
«Il progetto di “Progettazione Esecutiva e Realizzazione di un Sistema Stradale per la fruizione ciclopedonale della Costa Otranto-Leuca”, la cui esecuzione è in capo alla Provincia di Lecce, sta seguendo lo stesso iter procedurale e, dal punto di vista cronologico, è perfettamente allineato a quello seguito da Tiggiano.
L’intervento interesserà un percorso lungo quasi 57 km (inizia da Otranto e prosegue sulla S.P. 87 fino a giungere a Porto Badisco, quindi, si dipana verso sud, lungo la S.P. 358 e, intersecando Santa Cesarea Terme, Castro, Diso, Andrano, prosegue verso Tricase Porto, Marina Serra, Tiggiano, Corsano , località Ciolo a Gagliano del Capo, sino a raggiungere il Capo di Leuca, in agro di Castrignano del Capo, attraverso la S.P. 214).
Gli 11 Comuni coinvolti sono: Alessano, Andrano, Castrignano del Capo, Castro, Corsano, Diso, Gagliano del Capo, Otranto, Santa Cesarea Terme, Tiggiano e Tricase. Il progetto è integrativo e complementare a tutti gli altri finanziati con i Contratti Istituzionali di sviluppo».
Giuseppe Cerfeda
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