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News & Salento

Impazza lo scherzo “Samara Challenge”: tensione e disordini

Botte alla personificazione del personaggio horror di The Ring che, da giorni, viene replicato in tutta Italia

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Nell’arco di pochi giorni la “Samara challenge” si è diffusa a macchia d’olio in tutta Italia, lasciando traccia sui social media e non solo.


Stiamo parlando della goliardica sfida che vede chi la affronta travestirsi da Samara, la protagonista del noto film horror The Ring, per spaventare i passanti.


Velo bianco indosso e capelli davanti alla faccia, sono tante le Samara scese in strada nelle scorse notti, anche in Salento. La bravata però non sempre raccoglie consensi. E il malumore di chi non apprezza serpeggia proprio sui social, vero palcoscenico dell’ultimo gioco 2.0, fino ad arrivare spesso in strada.


In alcune città l’attesa di Samara ha congestionato i centri urbani (è accaduto ad esempio in più centri nel barese due sere fa). Mentre in altre la sua venuta si è trasformata in un inseguimento. A Taranto, come si vede nel video che segue, postato su Facebook da “Taranto è lui”, la maschera è stata inseguita e malmenata.

In comuni più piccoli, come alcuni del basso Salento, lo scherzo ha scatenato l’ira sulle bacheche private e su quelle di alcuni gruppi Facebook. La Challenge insomma sta catalizzando l’attenzione di migliaia di persone, talvolta però in maniera pericolosa.



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Segretario PC: “Perdere gamba a 23 anni? Altro che generazione di fannulloni”

Il commento sull’incidente di Torre Pali che ha visto un 23enne di Morciano perdere un arto

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Ha scosso gli animi dell’intera provincia di Lecce il fatto di cronaca che, lo scorso sabato, ha tristemente interessato un 23enne di Morciano di Leuca.

Il giovane, rimasto incastrato in una motozappa con una gamba, ha perso successivamente l’arto, amputatogli presso l’ospedale di Tricase.

Andrea Scarpa, segretario del Partito Comunista, interviene a freddo sull’accaduto: “Perdere una gamba a 23 anni… Altro che generazione di fannulloni: sono tanti i giovani pronti a fare di tutto, in qualsiasi situazione, per pochi spiccioli e purtroppo ne pagano le conseguenze” .
“Nonostante il suo grave infortunio sia accaduto il 28 dicembre, a Torre Pali – continua Scarpa -, mentre adoperava la motozappa, il giovane G.C. spendeva l’estate lavorando come bagnino sempre nella zona delle Marine di Salve, per un noto lido del posto”.
“Più sottomissione, obbedienza, “flessibilità”, potranno far felici i padroni ma non miglioreranno la condizione dei lavoratori. Morti e infortuni sul lavoro sono la diretta conseguenza di una politica economica privata che risparmia su macchinari, formazione, mezzi di protezione, salari”.
E conclude: “È urgente la necessità di un’unione nella lotta dei lavoratori tutti verso chi si arricchisce sulle loro spalle, mascherandosi dietro il nome di “datore di lavoro”.

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Parcheggio incivile, passaggio bloccato: è violenza privata

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Ostruire il passaggio al cortile in uso anche ad altra persona a cui viene impedito di entrare per recuperare i propri attrezzi ivi depositati o a un’auto, parcheggiando la propria in modo incivile tanto da non lasciarla passare, fa scattare il reato di violenza privata.

Non solo, quindi, una semplice multa per violazione del codice della strada a carico di chi blocca l’uscita o l’entrata da o per un garage, un cancello, un box auto, l’ingresso a un cortile, un edificio ecc., ma anche un procedimento penale vero e proprio.

A confermare la condanna per violenza privata la Corte di Cassazione, quinta sezione penale, nella sentenza n. 51236/2019 del 19.12.2019. L’episodio giudicato dalla Cassazione si è verificato nella provincia di Matera. Un uomo si era rifiutato di rimuovere la sua auto parcheggiata all’ingresso di un cortile privato, così togliendosi lo ‘sfizio’ di impedire al vicino «di accedere al cortile e di prelevare gli attrezzi di sua proprietà, lì depositati».

Per i giudici non vi sono dubbi sull’abuso compiuto dall’uomo sotto processo, che, a precisa richiesta, si è rifiutato di spostare l’auto, così impedendo a un’altra persona di accedere al cortile e recuperare gli attrezzi di sua proprietà. A riguardo, la Corte ha affermato due importanti principi:

– il reato scatta anche per pochi minuti: non conta quanto tempo duri la violenza, ma il semplice fatto che il comportamento sia stato realizzato;

– il reato scatta sia nel caso in cui la condotta sia stata posta in malafede (dolo), con l’intento di dar fastidio, sia con colpa, ossia ignorando di aver bloccato il passaggio.

Infine, gli ermellini sottolineano che «il requisito della violenza si identifica con qualsiasi mezzo idoneo a privare coattivamente la persona offesa della propria libertà di determinazione e di azione».

Non è la prima volta che gli Ermellini si pronunciano su vicende analoghe e il prevalente indirizzo giurisprudenziale è nel senso di condannare coloro che bloccano il passaggio e impediscono l’accesso al cortile, al garage o, addirittura, parcheggiano selvaggiamente in doppia fila.

In questi casi, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, per denunciare chi ti blocca il passaggio non devi far altro che immortalare la posizione delle macchine con una fotografia e recarti alla polizia o ai carabinieri. In quella sede, ti basterà raccontare l’episodio e chiedere che si proceda per le vie penali. In alternativa, potresti anche rivolgerti direttamente alla Procura della Repubblica, per il tramite del tuo avvocato, depositando lì il tuo atto di querela

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Whatsapp: galoppa la truffa per soffiare l’account

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Neanche il periodo delle festività natalizie ferma la Polizia Postale nella lotta senza quartiere contro il crimine online e le miriadi di frodi che possono accadere a chiunque possieda un dispositivo connesso. Proprio nei giorni scorsi la pagina Facebook “Commissariato di PS On Line – Italia” con un nuovo post ha segnalato la serie di furti di codici di sicurezza che si stanno verificando a chi ha attivato una qualsiasi app di messaggistica istantanea, in particolare Whatsapp. Ricorda la Polizia Postale che «I codici di sicurezza che arrivano per sms sono strettamente personali, non vanno mai condivisi, anche se a richiederli è un vostro contatto. Per esempio: per attivare l’App di messaggistica Whatsapp sul proprio smartphone è necessario inserire un codice che viene inviato tramite SMS sul dispositivo. Si sta verificando che cybercriminali riescano a recapitare alla vittima un SMS nel quale viene chiesto l’invio di tale codice, facendo apparire come mittente il numero di telefono di un contatto presente in rubrica. L’invio del codice permette agli stessi di poter attivare un nuovo account Whatsapp su un dispositivo diverso ma riferito al numero telefonico della vittima prescelta che, di fatto, ne perde la disponibilità». Per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, per evitare qualsiasi tipo di problema è necessario seguire i consigli della Polizia Postale:

«- non dare seguito a richieste di invio di alcun codice, tramite sms, anche se provenienti da contatti presenti in rubrica;

– non cliccare su eventuali link presenti negli SMS;

– attivare la c.d. ”verifica in due passaggi” disponibile nell’area “impostazioni- account” dell’App»

Nel caso siate comunque incappati nella frode potrete rivolgervi ai contatti email info@sportellodeidiritti.org o segnalazioni@sportellodeidiritti.org per valutare tempestivamente tutte le soluzioni del caso per evitare pregiudizi.

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