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Approfondimenti

Sindaco e assessora di Cutrofiano: a domanda rispondono

Ospiti in redazione il sindaco Luigi Melissano e all’assessora alle attività produttive Alessandra Blanco in redazione. Il bilancio di 4 anni di attività amministrativa, i progetti in ballo. Il primo cittadino sull’impianto digestore anaerobico: «Se la società incaricata non procede, troveremo il modo per realizzarlo lo stesso. Avrebbe ricadute positive sia sul piano economico che ecologico»

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Da anni ospitiamo in Redazione un sindaco salentino che, periodicamente, da 28 anni a questa parte, riceve il nostro giornale perché distribuito nel suo comune.



Nell’occasione abbiamo ospitato il sindaco Luigi Melissano, di Cutrofiano, e l’assessora Alessandra Blanco, con i quali, dopo un caloroso benvenuto, abbiamo intavolato una discussione con una serie di domande che vi restituiamo, nella speranza che servano a creare una democratica discussione ed uno scambio di idee, poco prima che le urna restituiscano ai cutrofianesi la scelta di chi dovrà governarli per gli anni futuri.


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ESCLUSIVA


Luigi Melissano durante l’intervista


È sindaco dal 2020: vogliamo fare un primo bilancio di questi quattro anni di amministrazione? 


«È stato particolarmente impegnativo perché e per i primi due anni tutte le nostre energie sono state prosciugate dal covid. In quel periodo, com’era giusto che fosse, la programmazione è stata accantonata per fronteggiare l’emergenza.

Il terzo anno c’è stata una ripresa delle attività ma, presto, abbiamo dovuto fare i conti con le conseguenze del conflitto tra Russia e Ucraina. Con le enormi difficoltà nella gestione dei lavori pubblici a causa dell’aumento dei prezzi di tutte le materie prime e dell’energia elettrica. Tutte le nostre forze sono state convogliate nel mettere ordine dal punto di vista economico e finanziario e per stabilizzare le finanze comunali. Quindi ci siamo preoccupati più che altro di efficientare la rete energetica, in quel momento era la cosa più importante. Tramite la partecipazione a un bando per l’efficientamento della pubblica illuminazione, abbiamo potuto stabilizzare la quota di energia elettrica da pagare. La stessa nel corso del 2023 era raddoppiata, al netto degli interventi di efficientamento».

Uffici comunali: siete sottorganico come accade in altri paesi?



«Sin negli anni ’70 il comune è stato gestito in un’ottica di efficienza. Abbiamo oltre 30 dipendenti, il numero giusto per una gestione equilibrata della partita corrente. Nel corso di questi anni abbiamo avuto 4- 5 dipendenti che sono andati in pensione e sono stati sostituiti. Mi riferisco in particolare al corpo della polizia locale che pagava quel deficit di personale. Abbiamo pubblicato un bando di concorso e assorbito tre unità nuove, quelle che servivano.  Abbiamo anche pubblicato un bando per la categoria C (per cosiddetti tecnici, in genere diplomati che hanno un incarico inerente al settore, ad esempio geometri, periti, ecc.) ed uno per la categoria D (personale laureato, quindi i funzionari)».

Cosa vuol dire per Cutrofiano essere città della ceramica?


(Risponde l’assessora Alessandra Blanco)


«Siamo entrati nel circuito nazionale delle Città della Ceramica (AiCC – Associazione Italiana Città della Ceramica) che è riconosciuta ufficialmente dal Ministero dello Sviluppo economico. È un riconoscimento alla nostra storia. Quest’anno abbiamo organizzato la cinquantaduesima edizione della Mostra della Ceramica. Da 52 anni siamo protagonisti del settore. Prima si faceva nelle scuole, adesso è stata portata nel borgo, quindi nel centro storico. Oggi non è soltanto una mostra legata alla ceramica, coinvolge anche altri artigiani, altri espositori. In più facciamo rete con altre città pugliesi (Grottaglie, Rutigliano, San Pietro in Lama, Terlizzi e Laterza) con le quali abbiamo lanciato il marchio Pottery Of Puglia (PoP), un brand identificativo per tutte e sei le città della ceramica. Brand che abbiamo presentato a Milano, sia alla Bit che al Salone del Mobile. Il brand regionale, ovviamente, dà più forza ad ognuna delle città che fanno parte della rete».


Quindi salvaguardia della tradizione e dell’artigianato locale e anche lavoro e anche ritorno d’immagine…


«Certo! Ed anche turistico ed economico. Tanto che quest’anno, all’interno della Mostra tradizionale, abbiamo realizzato un’altra mostra con il marchio PoP, alla quale hanno partecipato tutte le città della ceramica pugliese, ognuna con la propria opera». 


Quanti sono i lavoratori impegnati nella lavorazione della ceramica a Cutrofiano?


«Una cinquantina solo nelle aziende più grandi (Nuova Colì, Fratelli Colì e Benegiamo). Le altre sono aziende per lo più a conduzione familiare. In totale ci lavorano una settantina di persone».

Ovviamente c’è tutto un mondo intorno: «Accanto alle attività prettamente dedicate ai produttori, c’è il Polo Biblio Museale, il museo della ceramica dedicato, gestito ottimamente e parte integrante di tutto il movimento. Gestisce una fetta importante della Festa della Ceramica che si svolge nel borgo. Quest’anno ha ospitato anche la mostra-evento “La Santa Tavola – Cibi rituali pugliesi in mostra” a cura di Salento Km0. Un inedito viaggio nella tradizione gastronomica pugliese attraverso riproduzioni di cibi rituali realizzate dal maestro ceramista tricasino Agostino Branca. Ovviamente da non sottovalutare quello che gira intorno, dalla ricettività, al food agli spettacoli musicali».


Cutrofiano vanta anche il Campione mondiale Tecnico Maestri, con Giuseppe Colì che ha trionfato alla Mondial Tornianti Gino Geminiani, svoltosi a Faenza. L’assessora Blanco, confortata anche dal sindaco Melissano, non nasconde il desiderio di «ospitare a Cutrofiano l’edizione del prossimo anno del Mondiale. Ci stiamo muovendo in tal senso. Vedremo quel che accadrà».


Una volta Cutrofiano era famosa anche oltre provincia per essere il centro del mercato delle scarpe. Poi cosa è accaduto?


«Il mio paese ha sempre avuto una vocazione commerciale: negli anni Settanta era il centro del commercio delle automobili, poi hanno preso piede le calzature. Per acquistarle arrivavano a Cutrofiano da ogni dove. Con il progressivo mutamento a livello globale della produzione e del commercio delle calzature, quel mondo è andato scomparendo. Oggi al centro resta la ceramica, così come sono tante e floride le attività legate alla produzione del vino e all’enogastronomia in generale».


IL PNRR


A quali finanziamenti siete riusciti ad accedere? Avete già realizzato qualcosa?


«Abbiamo cercato di partecipare a tutti i bandi possibili. Attivate una serie di piccole attività legate all’informatizzazione dei servizi anagrafici e della rete interna. Abbiamo partecipato a dei bandi per le attività legate allo sport, creando un piccolo parco con attrezzatura ginnica. Lo stesso per l’efficientamento energetico per le scuole. Gli interventi più corposi già finanziati sono tre: uno di oltre due milioni di euro per il Centro Famiglia con ludoteca e spazi riservati, per cui i lavori sono già stati avviati alla periferia del paese; l’altro per il nuovo asilo nido, sempre in periferia, in via Uccio Bandello, già appaltato ed in costruzione. Accanto all’asilo nido verrà realizzata una scuola per l’infanzia. Il progetto è già stato finanziato e i lavori assegnati».


Intanto avete appena inaugurato la nuova scuola media…


«Giusto precisare che il finanziamento del ministero per la sicurezza sismica era stato ottenuto dall’amministrazione che ci ha preceduto (sindaco Lele Rolli).
Noi abbiamo portato avanti il progetto fino al completamento, il che ci ha consentito di accogliere in un luogo sicuro i ragazzi che fino ad ora si erano dovuti arrangiare in altre strutture comunali».


Si è molto discusso dell’eventuale realizzazione di un impianto digestore anaerobico da realizzare in agro di Cutrofiano sulla Maglie-Collepasso, quasi al confine con Casarano. Qual è oggi la situazione?


«Siamo in standby. Sembra proprio, almeno a giudicare dalla totale assenza di passi concreti, che la società incaricata del progetto non abbia più intenzione di procedere. In linea di massima eravamo e siamo favorevoli. Tanto più che, se non ci saranno novità in tempi brevi, revocheremo l’incarico a quella società e valuteremo se procedere in prima persona o con l’Aro Lecce 7, di cui facciamo parte. Siamo arrivati ad un punto in cui non si può più ignorare il problema. Quell’impianto è necessario».


Quali sarebbero i vantaggi?


«Chiuderebbe il ciclo dei rifiuti. L’organico della nostra Aro viene biostabilizzato a Poggiardo e poi portato in discarica a Cavallino: è un assurdo in termini economici

ed anche ecologici.

Praticando la differenziata spinta, l’impianto diventa una necessità.

Nell’accordo abbozzato con la società, avevamo previsto che Cutrofiano potesse smaltire gratuitamente tutto l’organico con un risparmio di circa 300mila euro l’anno che ci avrebbe consentito di ridurre le tasse per i nostri concittadini».


Quali, invece, gli eventuali rischi che hanno anche agitato alcune associazioni? Il Forum del Territorio ha paventato la possibilità che giungano anche rifiuti pericolosi di provenienza industriale.


«Ovviamente vigileremmo affinché controlli e valutazioni siano seri e continui.

Questo tipo di impianti sono già funzionanti da tempo in altre parti d’Italia e non hanno mai dato problemi. Si tratta di un impianto che non emette CO2 né metalli, che vengono catturati all’origine.

Stiamo seriamente valutando l’opzione di revocare l’incarico alla società incaricata e sbloccare la situazione per poi procedere con l’Aro o da soli come comune.

Nel primo caso l’impianto avrebbe una portata più grande, altrimenti soddisferebbe solo le esigenze di Cutrofiano».


CONSORZIO DI BONIFICA, A CHE PUNTO SIAMO?


Consorzio di bonifica e gabelle non sempre giustificate dai servizi erogati. Lei che idea ha in merito?


«La proposta presentata in consiglio comunale era quella di chiudere il consorzio di bonifica, pensato per inizio secolo, quando aveva funzioni di recupero igienico-sanitario dei luoghi e di bonifica delle paludi. Poi hanno assunto la distribuzione dell’acqua per uso irriguo, funzione  che non sono in grado di esercitare o, comunque, che fanno non efficientemente e a costi troppo alti. La gestione delle aree («che comunque va fatta per i canali, la rete viva, le esigenze di tutela del territorio e per prevenire gli allagamenti»), potrebbe passare alla fiscalità generale. Non può assumerla il comune perchè troppo omerosa. Purtroppo, il nostro è un territorio di natura alluvionale ed è attraversato da una rete fittissima di canali la cui gestione risulta decisamente costosa. Che i consorzi non abbiano svolto la loro funzione storica, che non eseguano servizi puntuali è palese, sacrosanto. Per quanto mi riguarda ho consigliato ai miei concittadini di pagare se la loro tariffa è sotto i 200 euro, altrimenti costerebbe di più fare ricorso».


Resta un’enorme ingiustizia…


«Che rischia di assumere proporzioni ancora più clamorose perché stanno escludendo dai pagamenti gli abitati che non ricevono benefici, come quelli costieri. Finirà che dovremo pagare ancora di più, contravvenendo il principio iniziale di pagare tutti e pagare meno».

Ultimo anno, che Cutrofiano lascia? Cosa è lecito attendersi nell’ultimo anno (o poco più) del suo mandato?           


«Le attività su cui ci stiamo concentrando sono quelle in contrasto alla pericolosità geomorfologica e idrogeologica, alla pianificazione di bacino e urbanistica.

Abbiamo messo su una grande opera di programmazione. In ballo c’è un progetto sulla sicurezza idraulica, finanziata dal Ministero con mezzo milione di euro, per arginare il rischio idrogeologico a cui il nostro territorio è esposto. Quel finanziamento è propedeutico ad altri in arrivo. È il presupposto per ambire a nuovi finanziamenti, concessi solo per un progetto organico di intervento sul territorio, anche se finanziato a stralci. Subito dopo presenteremo un Piano particolareggiato per il bacino. Tra sicurezza, pericolosità idraulica legata alla rete di smaltimento delle acque, pericolosità geomorfologica e 800 ettari con cavità ipogee, dovute all’estrazione della calcarenite, siamo paralizzati dai vincoli. Così ci stiamo sforzando di portare avanti il Piano particolareggiato e avviare l’attività estrattiva in quelle zone soggette a dissesto.


Il tutto tramite quel meccanismo che si chiama scavo virtuoso, altrimenti queste zone rimarrebbero di pericolosità geomorfologica PG3, il che significherebbe che non si potrà immaginare alcunché per il futuro. Ci piacerebbe poi arrivare all’adozione di un Piano Urbanistico Generale (a Cutrofiano detta legge ancora un piano di fabbricazione del 1977) con tutta la pianificazione urbanistica. Non so se ce la faremo a completare tutto entro la fine del mandato, ma siamo in dirittura d’arrivo, almeno per quanto riguarda la prima parte del PUG. Non è più il tempo di pensare alla programmazione urbanistica come strumento di espansione, perché siamo in fase di decremento. Però, un elemento di pianificazione del territorio a Cutrofiano serve perché, altrimenti, il fenomeno dell’abbandono degli stabili potrebbe divenire irreversibile. Fenomeno che dilaga se non ci sono regole certe che consentano la sostenibilità dello sfruttamento degli immobili esistenti».


ALLE PROSSIME ELEZIONI


Ha intenzione di ricandidarsi?


«Dipende dai risultati che avremo ottenuto. Se riusciremo a chiudere in maniera positiva tutte le attività di cui abbiamo parlato potrei anche avere quell’ambizione. Altrimenti sarebbe giusto cedere il passo».



Alessano

Maglie – Leuca, zoom sul secondo lotto

Una passeggiata immaginaria lungo il secondo lotto del tratto sud della nuova Maglie -Leuca, pensato per uscire dai centri abitati di Montesano , Lucugnano, Alessano, Montesardo e Gagliano

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di Lorenzo Zito

Corridoio plurimodale adriatico.

Tecnicamente, viene chiamata così la nuova Strada Statale 275 che, come abbiamo avuto modo di raccontarvi sugli scorsi numeri, sta iniziando a snodarsi, da nord verso sud, con il primo lotto (da Maglie a Montesano) che è già a tutti gli effetti un cantiere aperto.

Oggi faremo uno zoom sul secondo lotto, quello tra Andrano/Montesano e Santa Maria di Leuca.

L’ultimo passaggio burocratico di dominio pubblico a riguardo, poche settimane fa, ha visto i sindaci di Alessano, Corsano, Gagliano del Capo, Miggiano, Montesano Salentino, Specchia, Tiggiano e Tricase (i centri che saranno interessati dai lavori del secondo lotto) incontrarsi, assieme ad alcuni tecnici Anas, presso Palazzo Adorno a Lecce.

Un tavolo promosso dal presidente della Provincia, Stefano Minerva, per fare il punto sulle delibere di approvazione del progetto di fattibilità tecnico economica da parte dei singoli consigli comunali, in attesa di passare dalla progettazione esecutiva dell’opera al bando per l’assegnazione dei lavori.

L’idea, quindi, è quella di accompagnarvi in una passeggiata immaginaria lungo il nuovo tragitto lungo circa 19km che, secondo le previsioni, dal giorno in cui verrà cantierizzato (non prima di un anno e mezzo/due), richiederà circa 1350 giorni per essere portato a termine (poco più di 3 anni e mezzo).

Per una spesa, riferita ai soli lavori, di 140 milioni di euro.

CIÒ CHE NON È STATO

Brevemente ricordiamo che, dopo l’annullamento in autotutela da parte di Anas (nel 2016) della precedente gara (indetta nel 2009), furono prese in considerazione tre possibili alternative.

Scartate le prime due (dette Alternativa Est e Alternativa Ovest, con riferimento al lato da cui circumnavigare Tricase), fu scelta la cosiddetta Alternativa 3, che è quella che andiamo qui a illustrare, descritta dagli studi come quella con performance migliori dal punto di vista ambientale e funzionale, nonché per la sostenibilità dell’opera.

Va ricordato, inoltre, come il progetto inizialmente proposto da Anas prevedesse una statale a due corsie per senso di marcia (quindi quattro corsie) da Maglie sino a Leuca.

Soluzione che è stata conservata per il solo lotto nord e scartata per quello a sud, non solo per ridurne l’impatto ambientale ma anche per rispondere adeguatamente alla vera priorità dell’opera in questo tratto: portare il traffico verso il Capo di Leuca fuori dai centri abitati di Montesano, Lucugnano, Alessano, Montesardo e Gagliano, tutt’oggi tagliati in due dalla SS275.

Ultimo (ma non ultimo) l’elemento rifiuti: il nuovo progetto toglie Anas dall’imbarazzo delle discariche abusive emerse lungo il vecchio percorso tra Alessano e Tricase.

La scelta di allontanarsi da quelle aree ha un duplice effetto: da un lato scongiura il rischio di un sequestro dell’opera da parte della magistratura, dall’altro ha del tutto distolto i riflettori dal tema bonifica.

CIÒ CHE SARÀ

Eccoci allora al tracciato stradale che partirà, in direzione sud, dallo svincolo di Montesano-Andrano (nella mappa in basso in rosso).

Una lingua di asfalto con una carreggiata a due corsie, una per senso di marcia, costituita per il 71% circa da tratti in rilevato, per il 24,5% da tratti in trincea e per la restante parte, da opere in sottopasso (3.5%) e in sovrappasso con viadotti e ponti (0.4%).

22 curve, 28 rettifili, 9 intersezioni e 6 immissioni/diversioni per un percorso tecnicamente suddiviso in cinque tratti (che, come sta accadendo col primo lotto, non saranno realizzati all’unisono, ma con cantierizzazioni indipendenti, uno dopo l’altro).

Un dato interessante per gli amanti dei numeri, e non solo, ci arriva dallo studio dei volumi di traffico effettuato in fase di progettazione su alcuni punti nevralgici per la viabilità locale.

Eclatante il tratto di 275 tra Botrugno e San Cassiano, che in un totale di due ore (la somma dell’ora di punta mattutina e di quella serale) conta il transito di ben 2.300 mezzi. Interessante anche il rilievo della tangenziale di Tricase (“Cosimina”) dove nei 120 minuti più intensi passano più di 1.200 veicoli.

DA DOVE PASSA

Il rischio di appesantimento dei flussi sulla “Cosimina” è uno degli elementi che fecero cadere l’ipotesi dell’Alternativa Est (che avrebbe utilizzato proprio questa strada per il passaggio della nuova statale).

Ad oggi tuttavia, pur non inglobando il nuovo tracciato, è previsto che la tangenziale di Tricase venga raggiunta dalla Maglie-Leuca.

Va detto che la nuova opera smetterà, innanzitutto, di correre lungo quattro corsie già nel tratto finale del primo lotto.

A nord di Montesano, in prossimità di DFV, la strada si staccherà dal tracciato esistente, si ridurrà ad una corsia per senso di marcia ed eviterà l’abitato montesanese passandovi ad est, tra le campagne di Castiglione d’Otranto (vicino al campo sportivo) per arrivare ad un bivio.

Da un lato si continuerà a viaggiare per Leuca (lungo il secondo lotto), dall’altro partirà un braccio, anch’esso del tutto nuovo, destinata al traffico per e da Tricase.

Questa lingua di strada condurrà nella zona industriale tricasina, lasciandoci in località Serrafica, proprio alle porte della tangenziale Cosimina.

L’ultimo lembo del primo lotto, insomma, che porterà anche all’abitato di Montesano, sarà a lingua di serpente.

Ma questa è un’altra storia, chiamata “Lotto 1”.

SVINCOLO 1: LA ROTATORIA DI LUCUGNANO TORNA UTILE

Il secondo lotto conta 9 svincoli (numerati sulla mappa in alto) ed inizia ad est della stazione di Montesano-Miggiano-Specchia.

Si riallaccia subito al vecchio percorso, ricalcandolo fino alla mega rotatoria di Lucugnano.

Qui lo svincolo 1 (pianta in basso) sarà in adeguamento alle uscite esistenti: permetterà di entrare a Miggiano da via Padre Pio (A) e di raccordarsi alla viabilità della zona industriale tramite la famigerata (per dimensioni) rotatoria (B).

Da Montesano Salentino a Lucugnano di Tricase

SVINCOLO 2: TRA LUCUGNANO E SPECCHIA

A questo punto il nuovo tracciato si discosta dal precedente: la 275 non prosegue più in direzione dell’area artigianale lucugnanese, ma si addentra nelle campagne.

La circumnavigazione della frazione avviene dal lato ovest, avvicinandosi ai capannoni calzaturieri della famiglia Sergio, in strada comunale Rivola, ed incrociando la Specchia-Tricase.

Proprio qui, in prossimità de “La Caiaffa”, sorge il secondo svincolo: “Lucugnano ovest”.

SVINCOLO 3: TRA L’AUDITORIUM E FILOGRANA

Lasciatasi alle spalle la terra di Girolamo Comi, la nuova 275 torna a calcare il vecchio tracciato prima di arrivare sul suolo di Alessano.

La statale si ricongiunge con la strada esistente, a poco più di cento metri dall’Auditorium Benedetto XVI, scavalca la strada vicinale Santa Caterina e ci conduce allo svincolo 3: sul già esistente incrocio con la SP 184, la strada del Gonfalone, lungo la quale si incontra anche il nuovo stabilimento calzaturiero di Antonio Sergio Filograna.

SVINCOLO 4: TRA LE CAVE IN DIREZIONE TIGGIANO

La nuova 275 cambia di nuovo rotta.

Stavolta, rispetto al vecchio tracciato, si spinge ad est, addentrandosi in zona Matine per non entrare più negli abitati di Alessano e Montesardo.

Lo svincolo 4 è quello di Tiggiano.

Sorgerà in zona Tagliate, lungo l’arco che la statale andrà a comporre con una carreggiata del tutto nuova.

L’uscita si collocherà a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla stazione ferroviaria tiggianese.

SVINCOLO 5: ALESSANO – CORSANO E LA FERROVIA

Tra il quarto ed il quinto svincolo si snoda una trama stradale alquanto articolata, che conta anche la presenza dei binari ferroviari. Torna utile un ulteriore zoom sulla zona: pubblichiamo (in basso) il progetto dello svincolo 5, cui si arriva uscendo dal territorio di Tiggiano.

Qui la statale incrocerà la provinciale 80 Alessano-Corsano (C).

Per scongiurare l’intersezione coi binari verrà realizzato un sottopasso (D).

Per le uscite, quindi, sorgerà una viabilità ai lati della carreggiata.

Come mostra la mappa (la prima in alto), ci saranno due nuove rotatorie sulla Alessano-Corsano.

Quella ad est dell’attuale dosso convoglierà il traffico anche lungo la provinciale 188, la strada con cui il Capo di Leuca ha preso confidenza nel periodo del senso unico di marcia lungo via Regina Elena a Corsano.

Alla rotatoria ad ovest invece, lato Alessano, si aggancerà anche una nuova bretella (E), una lingua di asfalto che la metterà in comunicazione con il precedente svincolo, quello di Tiggiano.

Svincolo Alessano – Corsano

SVINCOLO 6: CI PORTA DA DON TONINO

Rotolando verso sud, tangendo ma non toccando l’abitato corsanese, la nuova Maglie-Leuca entra in contatto con la provinciale 210.

È la strada che gli alessanesi percorrono per raggiungere la splendida Marina di Novaglie.

Lo svincolo 6, da cui inizia il quarto tratto di questo stralcio, si collocherà in aperta campagna ma molto vicino al cimitero di Alessano (quindi alla tomba di Don Tonino Bello, meta di considerevole turismo religioso); in prossimità della strada che si arrampica su Montesardo ed a pochi metri dall’incrocio con la Corsano-Gagliano, che sarà servito da una nuova e più sicura rotatoria.

SVINCOLO 7: TRA LA SUD SALENTO E LA STAZIONE DI GAGLIANO

Il percorso continua sinuoso attorno ai centri abitati, evitando San Dana (frazione di Gagliano) ed andando a ricalcare un pezzo del già esistente tracciato della sp81 tra Corsano e Gagliano.

In prossimità del curvone prima del distributore Apron, la provinciale diventerà per alcune centinaia di metri la nuova 275.

Salvo poi dividersi nuovamente con una virata ad ovest prima di Gagliano: la nuova carreggiata incrocerà ancora i binari, sfiorerà il calzaturificio Sud Salento e, avvicinandosi alla stazione di Gagliano, taglierà la vecchia 275.

Proprio da questo incrocio tra vecchio e nuovo prenderà vita lo svincolo 7 “Gagliano del Capo nord”.

SVINCOLO 8: CASTRIGNANO DEL CAPO (E PATÙ)

A questo punto la strada correrà tra l’abitato gaglianese e quello di castrignanese.

Sarà permesso uscire allo svincolo 8 “Castrignano del Capo”. Ci troveremo, in pratica, sulla sp 351: da un lato ci dirigeremo a Castrignano del Capo (o a Patù), dall’altro entreremo a Gagliano da sud (cimitero e nuovo Eurospin).

SVINCOLO 9: DE FINIBUS TERRAE

Non è finita: c’è il quinto ed ultimo tratto che, costeggiando Salignano con un’opera del tutto nuova e viaggiando a sinistra (ad ovest) del vecchio tracciato, ci condurrà all’ultimo svincolo, il numero 9: “Gagliano del Capo – sud”.

Siamo alle porte di Santa Maria di Leuca, il punto in cui già oggi la 275 si passa il testimone con un’altra statale, la 274 Gallipoli-Leuca.

È qui, con un adeguamento dell’intersezione esistente, ai confini della terra, che è attesa una delle opere più discusse della storia del Salento.

È qui che, si spera presto, termineremo di fantasticare su questo tracciato che immaginiamo da oltre 30 anni.

 

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Approfondimenti

Ulivi e vigneti: secoli di storia che non devono finire con la xylella

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di Hervé Cavallera

Chi nel corso della storia visitava il Salento rimaneva colpito dalla distesa di olivi e dalla qualità dell’olio, su cui nel Settecento ben si intratteneva il gallipolino Giovanni Presta (1720-1797), del quale nel 1988 e nel 1989 ho ripubblicato le opere.

Accanto all’olio ecco aggiungersi la produzione del vino, tra cui di particolare pregio è il “primitivo”, il cui nome risale a don Francesco Filippo Indellicati (1767-1831) di Gioia del Colle, il quale ritenne che un particolare vigneto della sua terra si potesse già vendemmiare ad agosto.

La distesa degli oliveti e dei vigneti è stata da sempre un grande spettacolo di bellezza, spettacolo che, al tempo stesso, veniva a simboleggiare due elementi fondamentali nella nostra vita: l’olivo, rappresentando il rinnovamento e la forza vitale; la vite, il benessere e l’abbondanza.

L’olivo, inoltre, è stato sempre inteso come simbolo di pace.

Da tempo la distesa di olivi non è più tale. A partire dal 2013 la Xylella ha distrutto migliaia e migliaia di alberi d’olivo e l’infezione, che ha in primo luogo investito il Salento, si è col tempo estesa sino alla Terra barese.

Così chi percorre le nostre campagne non può che constatare la tristezza degli oliveti in rovina e moltissimi alberi sono stati sradicati. Si è avuto pertanto un eccezionale danno sia ambientale e socio-economico sia storico-paesaggistico.

Alberi plurisecolari sono stati distrutti e la produzione di olio ne ha pagato le conseguenze, non solo con l’aumento del prezzo per quello esistente, ma anche con l’importazione di olio proveniente da altre parti del mondo.

Non è questa la sede per soffermarsi sulla provenienza del batterio e sul modo su cui l’epidemia è stata affrontata, sicuramente sottovalutandola e intendendola come un fenomeno locale, con devastanti conseguenze soprattutto per il Salento ma anche – di conseguenza – per la Puglia in generale.

E la questione non è del tutto chiusa, nonostante qualche studioso sostenga che il peggio è passato e che si può andare incontro alla graduale ripresa, che comunque comporterà non poco tempo data la qualità e quantità del disastro.

E non è finita. Mentre ancora non si riesce a uscire dal malanno, ecco che si annunzia un altro. Un ceppo della Xylella fastidiosa tende a colpire non solo alberi come le querce, i mandorli e gli oleandri, ma anche le viti e pare che nel Barese alcuni vigneti di uva da tavola siano risultati infettati dal batterio, aprendo un altro drammatico scenario.

Sembra di assistere allo sfasciarsi di una tradizione millenaria: la forza vitale (l’olivo) viene meno e dilegua il benessere (i vitigni).

È la realtà di un presente frantumato che non riesce a far fronte con lucidità alle novità che irrompono e devastano e rendono incerta quella che era una garanzia plurisecolare.

La pace come gli olivi viene meno e si estende la violenza sotto forme diverse, mentre si è incapaci di ogni saggio controllo. Tale potrebbe essere una metafora del nostro tempo, una trasposizione simbolica di immagini che rappresentano la situazione dell’esistente.

NON E’  TEMPO DI CONTRAPPOSIZIONI

Al di là di questa considerazione sul mondo che viviamo, resta, prosaicamente si potrebbe forse dire, il problema dell’immediato, che è quello di un’epidemia che ha colpito gli olivi e che rischia di estendersi con altrettanta pericolosità sui vitigni.

E l’affrontare la battaglia spetta ai politici, agli studiosi, agli esperti. E tutti devono agire in una comune simbiosi, ben sapendo che in gioco sono più cose: la bellezza delle campagne, la qualità (dei prodotti), l’economia (il guadagno che si ricava dall’olio e dal vino).

Ma sono anche in gioco l’avvedutezza di coloro che gestiscono la cosa pubblica e le conoscenze tecniche e scientifiche di tanti specialisti.

E devono venir meno le contrapposizioni, soprattutto quelle che impediscono dei piani organici aperti però a continua verifica. Non si deve dimenticare che nel passato non lontano si è considerata la diffusione della Xylella fastidiosa un mero fenomeno locale, trascurando peraltro il fatto che, se anche così fosse stato, il danno non sarebbe stato comunque insignificante.

Come accade che ci siano tuttora pareri diversi intorno all’abbattimento delle piante. Per questo bisogna non solo studiare come arginare e bloccare la diffusione del batterio, ma occorre valutare continuamente gli interventi e modificarli secondo la bisogna.

E non sono sufficienti, per quanto necessarie, unità operative provinciali e regionali. È opportuno che la questione sia portata a livello più alto e superi le barriere di ogni tipo che possono sorgere allorché si manifestano interventi pubblici. Occorre effettivamente un coinvolgimento generale, che al tempo stesso sappia articolarsi secondo le diverse competenze e con opportune strategie oculatamente dirette.

Nell’operare insieme, politici, tecnici, studiosi, proprietari terrieri e così via, si riscopre inoltre il senso di una comunità, il ricompattarsi della stessa.

Con un’espressione latina (ed ecco il rinvio a un mondo – quello dell’antica Roma – che non deve svanire in quanto ne siamo figli) Iam proximus ardet Ucalegon (già brucia il vicino palazzo di Ucalegonte) e le parole di Virgilio (Eneide, libro II, versi 311/312) spiegano molto bene che il danno non riguarda solo gli altri, ma anche noi stessi in quanto, come le fiamme del palazzo attiguo investono il nostro, la rovina della terra in cui viviamo, pur senza esserne proprietari, ci investe tutti.

E il bene pubblico va oltre ogni divisione paesana, territoriale, politica.

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Approfondimenti

La cappella e la cavalla devota che scoprì la tela della Madonna

Nel rione di Caprarica. Con i fondi dell’8 per mille recuperata la chiesa nella sua interezza: ogni elemento originario (mensa, tabernacolo, tele) è stato oggetto di attente operazioni di restauro…

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di Luigi Zito

Era il 1651, in una uggiosa giornata di novembre, i frantoi di Tricase giravano a tempo pieno, si dovevano molire le olive, spremerle e produrre quello che per secoli è stato l’oro del Salento: l’olio.

Una stanca cavalla, legata e bardata di tutto punto, faceva girare le macine che servivano alla spremitura delle olive.

Alcuni contadini, che vegliavano il logorio dell’animale, si resero conto che, ogni qualvolta percorreva un determinato tratto del frantoio ipogeo, la cavalla aveva un sussulto, come zoppa si inchinava davanti a qualcosa.

Intrigati da quel fenomeno, i nachiri, decisero di scavare in quel punto indicato dall’animale e, come per miracolo, rinvennero una tela della Madonna di Cassiobe.

Fu così che si decise di costruire in quel luogo preciso una cappella dedicata alla venerazione della Madonna. Oggi, dopo 4 secoli, possiamo asserire che in parte quella leggenda rispecchiava la realtà.

Infatti, durante i recenti lavori di rifacimento della pavimentazione interna della cappella, è stata rinvenuta l’imboccatura di un frantoio (in parte crollato) collocato proprio sotto la chiesa.

La Chiesa dell’Immacolata e del SS. Sacramento, oggi sede della Congregazione dell’Immacolata Concezione (priore Claudio Ruberto, oggi conta 130 iscritti), è sita nel rione di Caprarica di Tricase, persa tra le viuzze del centro storico, inglobata nel tessuto edilizio circostante.

È una chiesa a unica navata, edificata presumibilmente attorno alla metà del XVII secolo, come attesta il libro dei defunti della parrocchia, che fa risalire la prima inumazione al 4 aprile 1654.

LA CAPPELLA NEGLI ANNI

È frutto di due interventi edilizi di ampliamento: il primo nel 1922 quando venne costruita una sagrestia; il secondo nel 1967 vide la demolizione e ricostruzione della stessa, una sala riunioni e un campanile a torre (completato nel 1973).

Fino al 1967, nella chiesa era presente un unico altare a muro con il tabernacolo e al di sopra, posti in successione, la tela della Madonna di Cassiobe e quella della Vergine Immacolata con i quattro Santi protettori della Confraternita.

Tra il 1967-1970, con i lavori di ampliamento, si attuò lo smembramento di tutto l’apparato dell’altare a muro, dislocando gli elementi costitutivi (mensa, tabernacolo e tele) in posizioni differenti all’interno della chiesa.

L’ultima funzione religiosa fu celebrata il 24 marzo 2013, da don Eugenio Licchetta. Successivamente, gravi problemi strutturali portarono a interdire il culto e a chiudere la chiesa.

Il parroco di allora, don William Del Vecchio, in accordo con la Confraternita dell’Immacolata, nel 2015 intraprese l’iter per il recupero e il restauro della chiesa e affidarono i lavori agli architetti Agnese Piscopiello e Francesco Pala.

La Conferenza Episcopale Italiana, con i fondi dell’8 per mille, finanziò il progetto e si procedette a recuperare la chiesa nella sua interezza.
Il 22 maggio 2020 iniziarono i lavori di restauro, portati a compimento anche grazie alla generosità dei fedeli.

Nell’avvicendarsi di parroci nella parrocchia di Sant’Andrea, è doveroso citare anche l’impegno dapprima di don Luigi Stendardo che diede il via ai lavori, e poi quello di don Salvatore Chiarello, l’attuale parroco, che ha seguito e partecipato alle varie fasi di realizzazione delle opere fino alla loro conclusione.

Durante la fase di rimozione della pavimentazione, sono venute alla luce strutture di antica origine, in particolare: un antico pavimento in cocciopesto, nelle prime due campate della chiesa; la presenza di un ossario murato con lastre di pietra; la fondazione in pietrame della muratura di fondo della chiesa (prima che venisse eseguito l’ampliamento del 1922); la presenza di un frantoio ipogeo scavato nella roccia che si sviluppa al di sotto della chiesa, la cui imboccatura è stata segnalata mediante la realizzazione di una botola nell’attuale pavimentazione.

Ogni elemento originario (mensa, tabernacolo, tele) è stato oggetto di attente operazioni di restauro a cura dei restauratori Ludovico Accogli e Alessandra Muci, che hanno riportato alla luce le decorazioni e le cromie originarie ricoperte e dimenticate.

Il 5 dicembre 2024, alla presenza del vescovo mons. Vito Angiuli, del sindaco Antonio De Donno e di tutta la comunità, la chiesa è stata riaperta al culto.

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