Attualità
Tricase, i furti e la società moderna: dal controllo al “dyscontrol”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Salvatore Buffo, nostro lettore.
Sono allibito, sbigottito, sdegnato. Si legge sul il Gallo di domenica “Tricase depredata: sono 7 i furti nella notte … Il paese è stato depredato come fosse una città abbandonata … Un tour de force del furto .. portato a termine senza che nessuno vedesse o sentisse nulla”. Mi sono venute alla mente le immagini dei film postcatastrofe, dove le metropoli ormai cadenti e nel degrado generale sono nelle mani di bande armate ed i sopravvissuti si arrangiano per sopravvivere. Leggo poi sul Il Gallo di lunedì “Furti a Tricase: commercianti chiedono ronde di volontari …. L’associazione dei commercianti chiederà al sindaco l’istituzione di un tavolo tecnico e a Prefetto e Questore la possibilità di ronde pacifiche …”. Mi sono chiesto subito: chissà perché sindaco con la s minuscola e Questore e Prefetto con le iniziali maiuscole? A parte questa spigolatura, forse di poca importanza o forse significativa della considerazione che si ha per le diverse funzioni o forse indicativa delle aspettative, va detto che Prefetto e Questore sono autorità di pubblica sicurezza a livello provinciale ed il Sindaco, in qualità di ufficiale del Governo e in mancanza del Commissariato di Pubblica Sicurezza, è autorità locale di pubblica sicurezza e, quando opera come tale, dipende funzionalmente dal Prefetto e dal Questore.
Le competenze del’autorità locale di pubblica sicurezza sono definite nel T.U.L.P.S.: non sono previsti compiti di contrasto o di prevenzione della criminalità, ma quello di vegliare al mantenimento dell’ordine pubblico, alla sicurezza dei cittadini, alla loro incolumità ed alla tutela della proprietà.
Di fatto, da molto tempo si ripetono furti con scasso a carico di commercianti e abitazioni. Forse la mano non è la stessa: i primi sembrano l’obiettivo di delinquentelli dilettanti, radicati nel territorio, i quali non si rendono nemmeno conto che il gioco non vale la candela e cosa rischiano; le abitazioni sembrano invece essere l’obiettivo di banda/e più organizzate e professionali con basisti locali. E tutto questo accade sempre con maggiore frequenza, addirittura sette episodi delittuosi in una notte, quasi con arroganza e presunzione, una sfida al contesto sociale, una presa in giro delle forze di polizia. Stanno alzando il tiro, si stanno dopando. E andranno sempre oltre, fino alle estreme conseguenze, per loro o per le loro vittime.
Dalla parte delle vittime, reali e potenziali, e dei gruppi di appartenenza, il bisogno di sicurezza si rende più evidente. Il concetto di sicurezza sociale nasce come esigenza dell’uomo di vivere senza preoccupazioni, “sine cura”, affonda le sue radici alle origini di ogni forma di convivenza sociale e si articola e si concretizza in concetti e provvedimenti di previdenza sociale, welfare e sicurezza pubblica.
Lo sviluppo umano può essere letto attraverso un modello motivazionale basato su una gerarchia dei bisogni (Maslow, 1954), cioè una serie di “bisogni” disposti gerarchicamente in base alla quale la soddisfazione dei bisogni più elementari è la condizione per fare emergere i bisogni di ordine superiore.
Essi sono disposti come una piramide. Alla base della piramide ci sono i bisogni essenziali alla sopravvivenza, i bisogni fisiologici: fame, sete, sonno, protezione dal freddo o dal caldo, ecc. Sono i bisogni connessi alla sopravvivenza fisica dell’individuo. Sono i primi a dover essere soddisfatti per istinto di autoconservazione.
Salendo verso il vertice della piramide si incontrano i bisogni più immateriali. Fra questi, subito il bisogno di sicurezza: protezione, tranquillità, prevedibilità, soppressione preoccupazioni e ansie, ecc.
Seguono, fino alla cima della piramide, i bisogni di appartenenza, di stima e di autorealizzazione.
Il non soddisfacimento di un bisogno elementare farà perdere di importanza un bisogno superiore: chi non riesce a soddisfare il bisogno di alimentarsi, chi ha fame o vede la sua sopravvivenza in pericolo non sarà attratto da bisogni più immateriali. Il non soddisfacimento del bisogno di sicurezza farà regredire l’essere umano, spingendolo a perdere le motivazioni per il soddisfacimento di bisogni superiori, i bisogni di appartenenza, di stima e di autorealizzazione.
Questo processo assume oggi maggiore rilevanza e velocità di reazione per gli effetti concomitanti legati alla pandemia in corso, il lockdown, il timore per la salute propria e dei propri affetti, la solitudine, la carenza di rapporti sociali, la paura ad uscire di casa, la crisi economica, la paura di non farcela, la sfiducia verso chi ci governa e verso la politica degli annunci, degli accordi salvo intese, delle conferenze stampa, delle spese folli, dei fallimenti nella gestione della sanità, ecc. ecc.. Una condizione di ansia, di angoscia pervade l’individuo.
Ipotizziamo che queste due figure un giorno si incontrino: il maramaldo, sempre più borioso e dopato, magari anche più attrezzato in termini di strumenti di offesa, che in regime di coprifuoco si fa gioco dei controlli, e la vittima, sempre più esasperata e “bisognosa” di sopravvivere. A questo ritmo, prima o poi succederà. L’incontro sarebbe, per l’individuo in condizioni di ansia e angoscia profonda, un fattore scatenante. Si sentirebbe intrappolato: un pericolo imminente, una via di fuga limitata o che si sta per chiudere.
Se con il termine rischio si indica una “quantificazione del pericolo in termini di conseguenze attese” e con pericolo la “proprietà o qualità intrinseca di una determinata entità avente il potenziale di causare danni”, è l’interazione di questi due elementi con l’individuo a determinare il verificarsi di eventi le cui conseguenze possono essere più o meno gravi.
Faccio riferimento ad eventi oggettivamente pericolosi la cui imminenza e gravità, per quanto possano essere percepite da ogni individuo in maniera diversa, consentono di annoverarli tra gli stressor estremi.
La prima reazione ad uno stressor è un adattamento aspecifico dell’intero organismo che, superata una fase iniziale di shock, si pone nella condizione di fronteggiare il pericolo con un comportamento di attacco o fuga. Non è necessario che la credenza sia esatta, ma è sufficiente che questa sia la percezione per scatenare reazioni volte a garantire la propria sopravvivenza, anche a scapito degli altri, con i noti fenomeni della reazione non proporzionata. Così la chiama chi giudica da un salotto o dal proprio scanno senza responsabilità.
Il giudizio farebbe ricadere la responsabilità delle conseguenze sul cittadino terrorizzato o sul fuorilegge dissennato e senza autocontrollo, piuttosto che su aspetti preventivi e di gestione dell’emergenza criminale.
Ed allora, come possiamo prevenire e gestire? Controllo sociale e sicurezza.
Nel mondo anglosassone il termine “control” rimanda all’idea di dominio, potenza, autorità. Nelle lingue europee continentali invece, il termine controllo significa sorveglianza, ispezione, accertamento, cioè indica unicamente l’attività del controllare.
Nel lessico della sociologia il termine “controllo” è riferito a quell’insieme di processi e di istituzioni sociali (soprattutto religione, scuola, famiglia) con i quali il sistema sociale e i gruppi che ne fanno parte influenzano o costringono la condotta dei soggetti individuali o collettivi verso la conformità alle norme o alle regole dominanti della collettività.
Ogni comunità o aggregazione di individui, da quella primitiva a quella post-moderna, si è sempre dotata di meccanismi di controllo sociale finalizzati ad uniformare il comportamento dei singoli membri del gruppo al potere dominante.
Nelle società arcaiche il controllo sociale informale era centrato sul ruolo del capofamiglia o del capotribù. I ricordi da ragazzino mi dicono che il mio paese era un “villaggio”, dove il controllo sociale era svolto dalla comunità, che si incaricava di sorvegliare i comportamento di noi ragazzini e di riferire ai nostri genitori: “ho visto tuo figlio …”. E funzionava. E mia madre ringraziava. Il maestro rimproverava e bacchettava. Il premio andava guadagnato. Pensate invece oggi, nella nostra modernità, ai genitori che minacciano la maestra o alla imprudente signora che si affaccia all’uscio della vicina per segnalare di averne visto il figlio compiere qualcosa di riprovevole. E ci sono ancora oggi esempi di controllo sociale proprio del villaggio. Penso alle comunità di extracomunitari, indiani, pakistani, musulmani, .. che vivono in Italia e che riconoscono all’anziano della comunità un ruolo superiore di guida, disapprovazione e condanna. Ricordo che nel 2010 l’occupazione abusiva di un cantiere, in cima ad una grù, da parte di alcuni extracomunitari, in rappresentanza di una folla di pari che rivendicavano il permesso di soggiorno, fu risolta dall’intervento dell’anziano della comunità che intercesse per il proprio conterraneo e per telefono esortò/convinse/ordinò di scendere.
In questo processo, le regole sociali, quelle religiose, morali e di costume, sono caratterizzate dal fatto che la loro osservanza non si fonda su una costrizione esterna, ma su una spontanea ed interiore adesione ai valori che esprimono.
Questo ruolo di controllo sociale informale nella modernità si sposta sull’istituzione Stato, nata come punto di mediazione tra interessi diversi. Ma non dobbiamo pensare che le altre agenzie, la religione, la scuola, la famiglia, le associazioni, .. abbiano esaurito il loro ruolo o possano pensare di poter delegare. La famiglia, in particolare, deve svolgere il suo ruolo prioritario, essenziale e non sostituibile.
Ma siamo giunti fino alla postmodernità dove il controllo sociale si sviluppa in larga parte attraverso l’uso delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione. Peccato che sia solo un “dyscontrol”.
Nelle società del controllo postmoderno, l’essenziale è cifra nel senso di password o codice d’accesso. Il linguaggio digitale del controllo è fatto di cifre che segnano l’accesso all’informazione o il rifiuto. Non ci si trova più di fronte alla coppia massa/individuo. Gli individui sono diventati dei “dividui” e le masse dei campioni statistici, dei dati, a disposizione dei mercati, delle banche o dei gruppi politici. Nella società postmoderna, una società mediata, che continuamente oscilla tra virtuale e reale, chi ha la capacità di immettere nell’immaginario collettivo nuovi valori e punti di riferimento, di suggestionare ed affascinare, di sedurre e conquistare ed ha gli strumenti tecnici e materiali per farlo (cellulare, TV, internet), ha in mano uno degli strumenti cruciali per esercitare il nuovo controllo sociale.
Navigando in rete ognuno fornisce continuamente e quotidianamente al sistema di sorveglianza il doppione di se (c.d. doppione elettronico). I principali oggetti al centro dell’attenzione dei sistemi di sorveglianza non sono le persone in carne e ossa, bensì i loro “doppi” elettronici, cioè i dati che li riguardano.
La nuova sorveglianza si propone di selezionare le persone per operarne una classificazione al fine di scegliere un trattamento differenziale per le diverse categorie di consumatori e cittadini. Il marketing valuta i “profili” di ognuno secondo i comportamenti di consumo. Ciò che più dobbiamo temere non è la fine della privacy e dell’anonimato, bensì un inquadramento in categorie in grado di determinare a priori il nostro futuro.
Le nuove forme di controllo e sorveglianza assumono le caratteristiche tipiche del consumo e dello svago. Esporsi alla sorveglianza è oggi divenuto un gesto spontaneo, se non addirittura gratificante (C’è posta per te, Grande fratello, Tik Tok, Instagram, ecc.). Se il sorvegliato del Panopticon, il famoso modello di carcere con le celle su una circonferenza ed il sorvegliante al centro, era ossessionato dall’incubo di non essere mai solo, il nostro incubo è diventato quello di non essere notati da nessuno; quello che vogliamo è non sentirci mai soli. La costruzione di questa macchina infernale procede con la collaborazione spontanea, se non gioiosa, delle sue vittime.
Il controllo sociale formale, invece, viene affidato ad istituzioni “imparziali” che sorvegliano la condotta dell’individuo, pronti a sanzionarla qualora dovesse trasgredire o deviare. A questo fine la società si è dotata di istituti correttivi, norme penali e sanzioni per dissuadere e punire i devianti, ma anche per far interiorizzare delle norme e dei modelli di comportamento.
Le misure adottate sono relative alla prevenzione ed alla protezione, di tipo attivo, passivo, strutturale, impiantistico, amministrativo o disciplinare. E queste misure vanno gestite e mantenute in vita, con studi, aggiornamenti, formazione, informazione, manutenzione, verifiche, esercitazioni, piani di sicurezza e adeguamenti.
Una implementazione del controllo sociale informale richiede anzitutto un riconoscimento della necessità, poi progetti, risorse e tempi non brevi. Invece, sul controllo formale qualcosa si può e si deve fare subito.
Chi lo può fare sono le forze di polizia e la magistratura. Non conosco lo stato delle indagini o se ci sono procedimenti giudiziari avviati e potrei fare delle affermazioni non corrette.
Qualcuno pare sia stato colto in flagrante, fermato e subito a piede libero. Forse il magistrato avrà giudicato che non era socialmente pericoloso o capace di reiterare il reato. Ma la sorveglianza può essere certamente più mirata e più intensificata. Non si può certo accusare chi circola la notte e perseguitare i nottambuli, ma, se si hanno sospetti, li si può tenere sotto pressione (una volta un noto maresciallo lo faceva), li si può sommergere di sanzioni pecuniarie per violazione del coprifuoco e scoraggiare ad uscire da casa.
Dobbiamo invece constatare che non c’è visibilità della vigilanza. Non è visibile una presenza sul territorio che tenga i contatti con chi sa e che possa raccogliere i rumors. Non si vede una pattuglia circolare. Non si vede una divisa. Non si vedono i fari lampeggiare. I cittadini hanno bisogno di sentirsi rassicurati vedendo fari, divise e pattuglie. I malintenzionati devono preoccuparsi vedendo fari, divise e pattuglie.
Un comandante di forze di polizia direbbe “siamo pochi, facciamo già il massimo possibile”. O direbbe, come riporta l’appello dell’associazione dei commercianti, “abbiamo le mani legate da norme e da un sistema giudiziario troppo farraginoso e garantista nei confronti dei delinquenti (e solo dei delinquenti perché se capita dentro un cittadino per bene invece viene stritolato e rovinato a vita)”. E sono d’accordo. Ma Tricase è sede di compagnia dei CC e il Commissariato di PS di Taurisano ha competenza anche su Tricase, che è oggi l’obiettivo consolidato delle azioni malavitose. Le stazioni dipendenti dei CC potrebbero contribuire alle attività di sorveglianza su Tricase. L’autorità provinciale di pubblica sicurezza potrebbe integrare l’attività locale con pattugliamenti di forze di polizia diverse, in particolare polizia di stato e finanza. I pattugliamenti potrebbero essere fatti in divisa ed in borghese, con auto di servizio ed auto anonime. Gli istituti di vigilanza, che svolgono la propria attività sotto la vigilanza del questore, potrebbero essere sensibilizzate a che nei loro giri di ronda attenzionino il problema e segnalino alle forze di polizia situazioni ed eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana.
Alla stessa polizia locale può essere attribuita ad personam la qualifica di agente di pubblica sicurezza, con compiti ausiliari alle forze di polizia, mediante decreto del prefetto, su richiesta del sindaco. Preferirei vedere la polizia locale pattugliare di notte il territorio con i fari accesi, piuttosto che distribuire di giorno con zelo e diligenza tante multe. Ora siamo in emergenza. Per le multe c’è tempo e non ci sono soldi.
Purtroppo, è facile dirlo. Difficile passare dalle parole ai fatti. Lo abbiamo visto nell’insufficiente controllo anti Covid degli assembramenti e del corretto uso delle mascherine.
I sistemi di video sorveglianza li hanno inventati da tempo e adottati diffusamente in tante città. Spero che nel programma dell’amministrazione cittadina ci sia spazio per tale predisposizione.
L’appello dell’associazione commercianti è un grido di protesta, di sconforto e di aiuto ed è bene che si sia fatto sentire, è bene che non si rimanga passivi ad aspettare la provvidenza. Ben venga un “tavolo tecnico che chiarisca cosa è stato fatto e con quale esito, cosa si sta facendo e cosa si ha intenzione di fare per risolvere definitivamente il problema» e che possa sollevare l’interesse e appellarsi alla responsabilità di questore e prefetto. Si potrebbe dire che un tavolo tecnico, un verbale e un po’ di visibilità non si negano a nessuno, ma sottolineo che il tavolo tecnico ha anche un altro scopo, ha la grande funzione di permettere la “comunicazione” che finora è mancata. Non è sufficiente che qualcosa si faccia, occorre assicurare gli spettatori che qualcosa si sta facendo, che le istituzioni stanno svolgendo il proprio ruolo, che si sta lavorando ad una soluzione, che la via di uscita non si sta chiudendo, che non è necessario sostituirsi alle istituzioni e cercare scorciatoie.
E a proposito di scorciatoie e della proposta di “ronde pacifiche” promosse e gestite dall’associazione dei commercianti, “lo Stato è assente, ci pensiamo noi” non mi trova d’accordo. Nessuno deve sostituirsi alle istituzioni, ma possono essere le stesse istituzioni a valutare la necessità ed i modi del contributo di quelli che leggi e regolamenti chiamano “osservatori volontari”.
Ci sono altri due attori in questa triste rappresentazione: i media e la magistratura.
I primi si devono chiedere quale è il loro ruolo. Si devono chiedere se vale sempre la regola “bad news, good news” o se si può fare qualcosa di più in termini di educazione, di richiamo delle agenzie sociali, di stimolo delle funzioni istituzionali interessate. Non mi pare finora di aver letto un’intervista agli organi di polizia, alla procura della repubblica, alle autorità di pubblica sicurezza.
E la magistratura? Un terreno minato. Anche se non si andrà in televisione per una custodia cautelare agli individui di una banda socialmente pericolosa, “facis de necessitate virtutem” fai di necessità virtù. La microcriminalità diffusa, in particolare in questo periodo di grande difficoltà economica, crea allarme sociale più di una rapina alle Poste.
Alessano
Apre l’università “Unitelma – Sapienza” ad Alessano
Presso l’Auditorium Benedetto XVI il nuovo Polo Didattico, frutto di un’intesa tra la Diocesi di Ugento – S.M. di Leuca e l’Università “La Sapienza” di Roma

di Don Luca De Santis
Presso l’Auditorium Benedetto XVI di Alessano il nuovo Polo Didattico “Unitelma- Sapienza”. Un’università telematica a servizio dei giovani che vogliono intraprendere un indirizzo accademico e per chi, pur svolgendo un’attività lavorativa, desidera migliorare il proprio livello professionale all’interno della propria impresa oppure avviare un percorso specialistico che in precedenza non ha potuto realizzare.
Il nuovo Polo didattico verrà inaugurato venerdì 30 maggio. L’offerta formativa del Polo, oltre a dei percorsi di laurea, contempla l’opportunità di accedere a dei corsi di formazione, scuole di alta formazione e master.
Il nuovo Polo è figlio di un’intesa tra la Diocesi di Ugento – Santa Maria di Leuca e l’Università “La Sapienza” di Roma.
PERCHÉ ISTITUIRE UN POLO DIDATTICO NEL TERRITORIO ?
Le motivazioni sono molteplici, provo a enumerarne alcune. Da circa un ventennio i territori periferici della nostra Regione subiscono il problema dell’emigrazione dei giovani studenti: i nostri ragazzi intraprendono il loro cammino universitario presso le grandi città, una volta terminato il percorso non ritornano presso i loro luoghi natii procurando il godimento delle loro specializzazioni ad altri contesti territoriali e nello stesso tempo avviando quel processo di spopolamento che ormai è sotto gli occhi di tutti.
Tale consapevolezza è sempre stata presente nelle ansie pastorali del nostro vescovo mons. Vito Angiuli, il quale in quindici anni di presenza in Diocesi, ha cercato di istituire sin da subito dei rapporti con gli studenti universitari presenti in tutte le sedi italiane.
Basti pensare che la Diocesi di Ugento conta una popolazione di circa 125mila abitanti e la sola Università Cattolica è frequentata da 100 giovani provenienti da questa parte di territorio, mentre gli studenti appartenenti alla provincia di Lecce che sono iscritti sempre presso la medesima sono oltre 2.000, di questi la maggioranza non eserciterà, né farà ritorno nel luogo che gli ha visti crescere.
La presenza di un Polo si coniuga con le numerose iniziative che in questi ultimi quindici anni hanno concretizzato lo sforzo pastorale del nostro Vescovo di animare ed elevare culturalmente il nostro territorio.
Perché ciò si concretizzi è necessaria soprattutto la presenza stabile di giovani specializzati e preparati, capaci di cogliere, approfondire e innovare gli importanti aspetti storici, sociali e culturali della loro zona d’appartenenza.
Infine, la presenza del Polo sul nostro territorio manifesta una risposta caritativa da parte della Chiesa locale nei confronti delle famiglie salentine.
Infatti, si ha l’opportunità di accedere a dei percorsi di studio garantiti dall’Università “La Sapienza” abbattendo dal punto di vista economico le spese delle famiglie: l’affitto di una stanza, la sussistenza in un’altra città e le altre possibili problematiche legate a questo aspetto.
L’università telematica “Unitelma-La Sapienza” è stata fondata a Roma nel 2004 ed è accreditata presso il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur).
La sua offerta formativa conta corsi di laurea in Economia, Giurisprudenza, Informatica, Archeologia e Psicologia.
Vi è l’opportunità di iscriversi a numerosi master di I e II livello insieme a corsi di formazione e all’Alta Scuola di Formazione approvati e tenuti dai professori dell’Università “La Sapienza”.
Le lezioni sono esclusivamente online, mentre gli esami si svolgeranno in presenza nella sede di Alessano.
Presso il nuovo Polo didattico sarà presente una Segreteria in grado di supportare lo studente alla scelta e al percorso di indirizzo di studio.
Una Segreteria composta da un Referente, un Tutor e un Segretario, raggiungibile durante i giorni lavorativi sia in presenza che con una mail o un numero telefonico dedicato.
La presenza di un Polo didattico permetterà anche l’organizzazione di master, convegni e seminari che aiutino a rispondere alle problematiche sociali del territorio interagendo con tutto il mondo associativo e istituzionale.
Per ulteriori info, sito internet unitelmasapienza.it.
Nei primi giorni di maggio saremo presso alcune scuole del territorio per presentare agli studenti il progetto, per poi inaugurare il nuovo Polo venerdì 30 maggio.
Il nuovo Polo Didattico ha sede in Alessano presso l’Auditorium Benedetto XVI, sulla Strada Statale 275.
Sarà attivo dal 1° giugno prossimo.
L’indirizzo mail è polo.lecce@unitelmasapienza.it
Appuntamenti
30° Rally di Casarano, in cinquantacinque al via
In programma il 5 e 6 aprile nel Salento. Francesco Rizzello in coppia con Fernando Sorano punta all’ottava vittoria della corsa, tra i candidati anche D’Alto-Liburdi, Di Gesù-Quarta, Carra- Mezzina. Da domani, alle ore 16, in piazza San Giuseppe a Casarano.

BENTORNATO “CASARANO”: IN CINQUANTACINQUE AL VIA DOMANI PER IL 30° RALLY
E’ un invito a festa il 30mo anniversario del Rally Città di Casarano che, dopo un anno di pausa, è giunto all’edizione celebrativa, questo weekend sulle strade del basso Salento aprirà la stagione automobilistica 2025: sono infatti cinquantacinque gli equipaggi iscritti alla gara nazionale ACI Sport organizzata dalla Scuderia Casarano Rally Team in collaborazione con l’Automobile Club Lecce.
Lo staff, soddisfatto per la positiva risposta di partecipazione, è ormai da giorni sul posto, nel nuovo grande Rally Village indoor ubicato nella Zona Industriale 14 di Casarano, dove appassionati e curiosi si dirigeranno in questa due giorni per scoprire l’inedito quartier generale. Per la prima volta, infatti, i padiglioni dell’ex stabilimento Filanto ’92 ospiteranno parco assistenza, verifiche sportive e tecniche (in programma domani dalle ore 8 alle 12), riordino e per il giorno uno persino refueling.
Nomi noti e nomi nuovi compongono l’elenco dei partecipanti al “Casarano ‘25”, che rappresenta un banco di prova importante sugli impegnativi asfalti di questo bellissimo ed affascinante lembo di Puglia, con i tipici muretti a secco, le pajare, le campagne con la terra rossa e gli ulivi, l’azzurro del cielo e del mare. Molti piloti li hanno già incontrati e ne conoscono bene le insidie, pronti a sfidarle nuovamente.
Primo tra tutti il salentino doc Francesco Rizzello, che il Rally di Casarano lo ha vinto più di tutti, ben sette volte, terzo lo scorso anno in coppia con Fernando Sorano alla prima uscita sulla Hyundai i20 R5, e questa volta intenzionato al primato a bordo di una delle cinque potenti Skoda Fabia R5 2N Rally 2 presenti nella kermesse.
Sulla fiancata dell’auto della Erreffe Team ci sarà il numero “5” e non il previsto numero “1”, che invece è stato concesso, per gesto di sportività e cavalleria proprio da parte de driver della scuderia Salento Motori, al veterano e detentore del CRZ over 55 Maurizio Di Gesù, il cui sogno è sempre stato partire con il primo numero sulla vettura e che, dunque, si realizzerà domani al volante della Skoda Fabia accompagnato alle note dall’esperto navigatore leccese Cristian Quarta.
Tra i candidati al podio spiccano i nomi del salernitano Gianluca D’Alto navigato dal laziale Mirko Liburdi, vincitore del Casarano nel 2018, del giovane casaranese Matteo Carra affiancato da Lorenzo Mezzina su Skoda Fabia Evo di Errefe Team, di Massimo De Rosa con Mirko di Vincenzo alle note su vettura gemella firmata Lion Team. Su Skoda ci saranno anche Mauro Longo e Simone Melcarne.
Chiude la classe Rally 2 la Peugeot 208 dei portacolori della Motorsport Scorrano Mauro Santantonio e Cosimo Cataldi, e chiudono il Gruppo RC2N la 208 Super 2000 di Mauro Adamuccio con Salvatore Tridici, e la Lancia Delta HF Integrale A8 – tutta da ammirare – di Claudio D’Amico con Rodolfo Lucrezio. Sarà da seguire con massima attenzione la frizzante Renault Clio 3N S 1600 numero “10” del casaranese Guglielmo de Nuzzo, vincitore dell’edizione 2021, che sarà guidato alle note da Maurizio Iacobelli.
Da qui scattano le interessanti lotte nelle altre classi, con possibili protagonisti come gli equipaggi De Rosa- Natale e Mele- Potera su Peugeot 208 Rally 4, De Rosa- Manco e Gravante- Mergola sulle francesi aspirate, Pisacane-Manco e Primoceri-Ciullo su Renault Clio N3, Ferilli-Rosa su Citroen Saxo Vts A6, Memmi-Mastrogiovanni su Citroen Saxo Vts N2, Sarcinella-Pellegrino su Citroen Saxo Vts Racing Start 1.6.
Il 30° Rally Città di Casarano, realizzato con i patrocini di Regione Puglia, Provincia di Lecce e dei Comuni di Casarano e Miggiano, è stato organizzato in una versione speciale, con novità assolute e grandi ritorni. Lo Shakedown (il test con le vetture in allestimento gara) si svolgerà in contrada “Monticelli” a Casarano, su un percorso di 2,10 km, la mattina di sabato 5 aprile, dalle ore 9.30 alle 12:30.
Per la prima volta nella storia della corsa, partenza e arrivo si terranno nel cuore della cittadina, in piazza San Giuseppe (ex piazza Indipendenza). Qui sarà allestito un palco partenza da cui scatterà il via ufficiale della competizione, sabato 5 aprile alle ore 16, e dove le vetture torneranno domenica 6 aprile, alle 17.30, per l’arrivo finale e la cerimonia di premiazione. Inedita per la competizione salentina sarà la disputa di una Prova Speciale in notturna, la PS 2 “Specchia”, lunga 7,20 km, sabato 5 aprile, con partenza della prima vettura fissata alle ore 20:24 per 7,20 chilometri.
Il primo passaggio è alle 17:15. Ci sarà il grande ritorno della mitica PS “Palombara”, in tabella domenica 6 aprile, con una configurazione di 11 km che comprende il celebre tratto iniziale che fu teatro dell’Europeo dei tempi di Blomqvist. Sono due i passaggi previsti, con primo start alle ore 10:13, e secondo alle ore 13:56. A completare il programma di domenica 6 aprile, la Prova Speciale “Miggiano”, di 8,60 km., da ripetersi tre volte, alle 9:19, alle 13:02 ed alle 16:45, l’ultimo tratto cronometrato della competizione. Sono sette le Prove Speciali della corsa, lunghe complessivamente 62,20 km, e 245,20 i chilometri totali del percorso comprendente i trasferimenti da una prova all’altra.
La Prefettura ha disposto con ordinanza la chiusura al traffico delle strade interessate alla gara nei comuni di Casarano, Miggiano, Montesano Salentino, Presicce Acquarica, Salve e Specchia, per i giorni 5 e 6 aprile 2025 rispettivamente dalle ore 09,00 alle ore 22,00 e dalle ore 7,00 alle ore 18,00 e comunque sino a conclusione della manifestazione.
Le informazioni sull’evento sono disponibili sul nuovo sito internet della manifestazione, all’indirizzo www.casaranorallyteam.eu e sull’applicazione Sportity (codice gara CASARANO2025).
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