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Piano Coste: così cambia il litorale di Tricase

Pubblicato dal Comune di Tricase l’Avviso Pubblico per il rilascio di concessione di aree demaniali marittime per finalità Turistico-Ricreative. Le opportunità offerte dal Piano Coste Comunale in ogni località dei 9 km di costa tricasina

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È stato pubblicato dal Comune di Tricase l’Avviso Pubblico per il rilascio di concessione di aree demaniali marittime per finalità Turistico-Ricreative.  La partecipazione alla procedura ad evidenza pubblica è consentita con riferimento ai tratti di costa individuati dal Piano Comunale delle Coste.


Il rilascio di concessioni di aree demaniali”, ha commentato Maria Assunta Panico, ex vice sindaco ed ora consigliere d’opposizione, “significa, da un lato, dare la possibilità alle persone che ne faranno richiesta e dimostreranno di avere tutte le carte in regola, di svolgere un’attività economica per i mesi estivi, utilizzando una delle principali risorse di Tricase, il mare, dall’altro lato assicurare vigilanza e pulizia della costa. Tutto questo”, rivendica la Panico, “sarà possibile in virtù di un lungo ed impegnativo lavoro svolto dalla precedente amministrazione di cui ero parte, anche, in qualità di assessore all’urbanistica ed assetto del territorio e che mi ha vista impegnata per il processo di formazione ed il lavoro di coordinamento tra lo staff tecnico comunale e gli uffici regionali, arrivando ad ottenere, per la città di Tricase, l’approvazione regionale del primo Piano Comunale delle Coste tra i Comuni costieri della Regione Puglia”.


Un obiettivo prioritario nella redazione del piano”, conclude l’ex vice sindaco, “è stato quello di rilanciare l’offerta balneare con attività qualificanti e diversificate sulla costa, promuovendo lo sviluppo dell’economia turistica balneare, la corretta fruibilità dei beni demaniali marittimi e la salvaguardia della costa nel rispetto delle identità ambientali dei luoghi e delle specifiche caratteristiche delle località”.


Cosa prevede il Pcc per i 9,04 km di costa di Tricase? “Il tratto di costa”, scrive l’ingegnere progettista Emanuele Giaccari, “rientra nella tipologia di costa individuato nei documenti della Regione Puglia come “non erodibile. Si tratta di costa rocciosa, modellata in parte in depositi preneogenici ed in piccola parte in sedimenti neogenici e quaternari, e si presenta talvolta alta e frastagliata, talaltra ampia e degradante piana ma giammai spiaggia sabbiosa, non è dunque risultata semplice la pianificazione e la zonizzazione. Particolare attenzione è stata dedicata alla scelta dei materiali da impiegare per la realizzazione dei manufatti destinati alle attività turistico-ricreative perché devono rispondere a quegli standard di ecocompatibilità necessari a rispettare e valorizzazione le peculiarità geomorfologiche e paesaggistiche di Tricase. Tutte le strutture devono poter essere smontate al termine della stagione turistica al fine di ripristinare lo stato dei luoghi preesistente. Ulteriore punto di forza del presente PCC è dato dalla individuazione di aree con finalità turistico ricreative diverse da stabilimenti balneari (SB), spiagge libere con servizi (SLS) e spiagge libere (SL) distribuite nelle aree in cui attualmente non vi è una forte vocazione alla balneazione a causa dell’attuale difficile e poco attraente morfologia costiera (Serra del Mito). Il PCC mira inoltre ad armonizzare l’attività economica imprenditoriale con l’esigenza di aumentare i luoghi della balneazione. Perciò, non è opportuno prevedere SB in aree tradizionalmente accessibili con facilità per la libera balneazione. Gli SB dovranno essere allocati in zone poco accessibili che, con le necessarie modifiche, potranno diventare facilmente fruibili dai bagnanti”.


Dunque, secondo le previsioni del PCC, sarà possibile intervenire con opere di valorizzazione a basso impatto ambientale (verde, percorsi pedonali e ciclabili, manufatti ecocompatibili) che consentiranno una riqualificazione di dette aree per usi diversi dalle esclusive attività turistico-ricreative, ossia ormeggi e pontili galleggianti per l’attracco di natanti di basso pescaggio, impianti per acquacoltura ed esigenze per la pesca, spiagge per cani.


Waterfront Marina Serra


Sono stati previsti: il recupero del “Belvedere”, sulla litoranea Serra-Tiggiano; individuazione e realizzazione di aree a parcheggio lungo la litoranea Marina Serra – Marina di Tiggiano al fine di limitare il traffico nella zona ai soli residenti ed a mezzi di trasporto ecologici (tipo navetta); ripristino del lungomare che va dalla piazzetta “Rotonda” alla Torre Palane mediante l’allargamento del marciapiede nel tratto della SLS da “La Chianca” alla Torre, utilizzando parte di esso come scivolo d’accesso per i disabili; creazione di un’area pedonale e ciclabile, che va dalla zona “Lavaturo” alla “Grotta Matrona”; realizzazione, in luogo dell’attuale area parcheggi adiacente il ristorante “Grotta Matrona”, di uno spazio che può essere anche adibito ad eventi d’arte, di spettacolo e/o sportivi; adibire la piazzetta “Rotonda” a zona attrezzata a parco giochi per bambini; chiusura del tratto di mare prospiciente la zona “Lavaturo” al traffico di mezzi a motore. La messa in opera di tutte quelle misure già individuate all’interno del gruppo di lavoro del Piano Coste per il miglioramento delle condizioni di agibilità e di fruizione della spiaggia – quali accessi più agevoli alla stessa con scalette rimovibili, aumento della superficie a disposizione dei bagnanti con rimozione o rimodellamento del cemento preesistente, ripristino della vegetazione e dei muretti a secco di delimitazione. In zona “Lavaturo” è prevista un’area SLS


Spinchialuro – Porticciolo


Il chiosco già esistente dovrà essere adeguato a quanto previsto nelle NTA; si suggerisce la possibilità di destinare a fini turistico-ricreativi l’area della cava collocata al limite con il porticciolo; al concessionario viene dato l’obbligo di tutela e pulizia del tratto di demanio; recupero estetico e funzionale; area con finalità diverse da SB e SLS, attività di noleggio canoe, pedalò e natanti ecologici per escursioni turistiche; recupero del piccolo locale esistente mediante interventi con tecniche e materiali ecocompatibili previsti nelle NTA.


L’area dovrà essere interessata dagli opportuni interventi per permettere la balneazione di persone diversamente abili: abbattimento delle barriere architettoniche, scivoli per l’accesso in acqua, uso di materiali funzionali e ecocompatibili (sabbia, legno, ect.)


Chianca – Torre Palane


Si è ritenuto opportuno suggerire, i seguenti interventi: valorizzazione e riqualificazione della spiaggia rocciosa; valorizzazione della conca “Piscina” mediante interventi atti a garantire la sicurezza dei bagnanti. Occorre intervenire con misure atte al consolidamento e alla manutenzione per mitigare ogni rischio per la pubblica incolumità dei bagnanti. Contestualmente occorre preservarne l’esempio di mirabile sinergia tra l’azione antropica e quella naturale che conferisce al sito una immagine-cartolina unica e sistemare le discese esistenti con l’adozione di tavolati smontabili da posizionare sulla roccia e che consentano con facilità l’accesso al mare. I locali e le strutture visibili dall’esterno dell’attività commerciale La Piscina dovranno diventare consone all’ambiente. Tale tipo di intervento può essere anche realizzato nella zona Chianca.


La Torre Palane, attualmente in regime di sequestro operato dall’Autorità Giudiziaria e consegnata al sindaco quale custode giudiziario, potrà essere acquisita al patrimonio comunale per fini di utilizzo istituzionale.


Una volta riqualificata con interventi di ristrutturazione e di consolidamento potrà essere trasformata in centro visite, per l’organizzazione e la promozione turistica della marina, museo, infopoint, ecc.; l’area adiacente dovrà essere pavimentata con basolato in pietra calcarea e decorata con aiuole di piante autoctone. Inoltre dovrà essere ripristinato il sentiero Torre-Acquaviva come l’adiacente incantevole caletta; la linea di costa affianco alla torre, direzione Nord, è area destinata per finalità turistiche ricreative diverse da SB ed SLS. Previsti punti di ormeggio per piccoli natanti, affitto natanti per ispezioni subacquee dell’adiacente area Acquaviva (sorgenti d’acqua dolce), SL e/o calette per barche da diporto (punti di ormeggio). La sistemazione delle zone rocciose alte che degradano verso mare può essere realizzata esclusivamente nel rispetto della naturale configurazione dei siti. La particolare struttura della costa, che non consente un accesso agevole dall’entroterra per giungere con facilità al mare, sembrerebbe contrastare con la possibilità di consentire la balneazione libera. Tale problematica può essere risolta in due modi: a monte, attraverso la realizzazione/riscoperta di una sentieristica oramai dimenticata e ciò consentirebbe l’accesso mediante percorsi pedonali e/o ciclabili, godendo delle straordinarie bellezze naturali; a valle, mediante il varo di pontili galleggianti stagionali a cui possono accedere natanti-navette di soggetti economici che offrono il servizio escursionistico estivo. Questi potrebbero implementare il servizio trasportando via mare i bagnanti che avrebbero la possibilità di usufruire in tal modo dell’intera costa fino ad Andrano. Per la zona “Acquaviva” si prevede la valorizzazione e la messa in sicurezza del sito anch’esso soggetto a pericolosità Geomorfologica per la presenza di diverse cavità (grotte) sottomarine. Ovviamente, sono aree non concedibili.


Dall’Acquaviva al Canale del Rio


Nel tratto di costa che va dall’Acquaviva alla parete meridionale del Canale del Rio non sono stati previsti stabilimenti balneari, ma solo spiagge libere e da raggiungere esclusivamente a piedi mediante il sentiero pedonale individuato, da ripristinare e trasformare in tratturo per trekking. Esistono già alcuni accessi al mare, da valorizzare con cartellonistica ecocompatibile e il ripristino del sentiero per escursionisti che si spinga verso al “Rio” e si colleghi ad altri sentieri di trekking. Nel Canale del Rio non è consentita la balneazione ed è necessario che l’amministrazione comunale lavori per il completo recupero di uno dei siti più belli. La presenza e lo sfocio delle acque depurate hanno alterato e reso non completamente fruibile il luogo. Occorre che lo sfocio direttamente a mare del depuratore sia sostituito con una condotta di almeno 1 chilometro verso il mare aperto per consentire il ripristino della balneazione e della completa fruibilità del luogo.


Dal Canale del Rio al Quadrano


L’area è stata tipizzata come SL perciò potranno essere realizzati sentieri panoramici e il ripristino del camminamento tra il Canale e il “Quadrano”, valorizzato con luci ed idonea segnaletica . Il recupero del tratto di costa del “Quadrano” e dello stesso Quadrano necessita di interventi di consolidamento della cavità.

La valorizzazione potrà avvenire mediante la sistemazione con ormeggi per natanti di piccolo pescaggio.

Le aree limitrofe potranno essere raggiunte e valorizzate con il sentiero realizzato secondo la tipologia del tratturo, la sistemazione a verde di piante autoctone nonché la realizzazione di muretti a secco. Sono, inoltre, da ripristinare e rendere fruibili le discese a mare esistenti con l’utilizzo della pietra e l’eliminazione del cemento.


Dal Quadrano a Casa Manfredi


La peculiarità di questa zona, tipizzata come SL, sono le cosiddette “Vasche” intagliate sulla scogliera, che attualmente risultano ricolme di detriti o di materiale di risulta ed in parte erose dal mare. Dovranno essere svuotate, ripulite e segnalate con appositi cartelli che ne ricordino l’uso come vasche per la concia delle pelli. Occorre anche migliorare la fruibilità delle discese a mare esistenti mediante l’eliminazione del cemento e l’utilizzo della pietra. In questo tratto è presente, inoltre, la specie di elevato valore fitogeografico rappresentata da Limonium Japigicum, Lavatera Arborea e Allium Commutatum.

Tale vegetazione dovrà essere tutelata e valorizzata, è rappresentata dall’habitat di interesse comunitario: Scogliere delle coste mediterranee con Limonio endemico.


Da Casa Manfredi alla Rotonda


Sono stati previsti: sentieri da attrezzare con luci e indicazioni ecocompatibili da casa Manfredi fino alla discesa pubblica “Tre Colonne”; ripristino dei tratturi esistenti; ripristino della copertura vegetale con inserimento di specie strutturanti autoctone; restauro ed agibilità delle discese pubbliche; recupero e definizione dei confini demaniali e delle architetture rurali tipo furnacedda, a carico dei privati; potenziamento dei popolamenti vegetali puntuali delle specie vulnerabili o a rischio d’estinzione; percorsi tematici naturalistico, subacqueo, geolitologico, speleologico, storico/antropologico; rimozione dei materiali di risulta e rimozione o mimetizzazione dei tratti cementificati per uso balneare; eventuali concessioni nella parte adiacente del nuovo lungomare. È previsto un SB in località Rotonda in prossimità ai locali comunali esistenti adiacenti il Laboratorio di Biologia Marina.


Tra la Rotonda e il Porto


È la zona più antropizzata e particolarmente modificata rispetto al suo assetto naturale proprio perché adiacente al porto. Si prevedono sistemazioni per interessi turistico ricreativi, ma non per SB e/o SLS. Saranno possibili: concessioni per punto di sosta, ristoro, rinfresco ed intrattenimento, servizi pubblici e di informazione turistica; accesso per disabili; percorsi tematici geolitologico, storico/antropologico. Si è posta particolare attenzione all’unica spiaggia con sabbia dell’intera zona costiera di Tricase. Si tratta di spiaggia Sauli, di facile accesso ma situata, purtroppo, immediatamente fuori dall’ingresso nel porto, che potrebbe essere attrezzata per persone diversamente abili mediante opportuni accorgimenti e segnalazioni.

Da riqualificare ulteriormente gli spazi pavimentati esistenti e da avviare all’esercizio le attrezzature quali bagni, docce, infermeria e fasciatoio ed anche gli spazi ombreggiati per il relax ed il ristoro e con percorsi e pedane che rendano fruibile a tutti l’arenile e la balneazione. L’antica casa dei pescatori e le grotte recentemente restaurate saranno utilizzare come centro di informazione e divulgazione turistica.


Punta Cannone


Si tratta di uno sperone che è stato in parte antropizzato a causa degli interventi sulla vicina area portuale. Rappresenta un punto di particolare interesse naturalistico sia per la presenza di alcuni cespugli di una pianta inclusa nella Lista Rossa Nazionale, il Limoniastrum monopetalum, sia per la sua strategica e panoramica posizione.

Si è ritenuto dunque di riqualificare l’area dal punto di vista naturalistico, con il ripopolamento della specie rara, nonché della sua valorizzazione con punti luce e viste panoramiche.

Si prevede: pulizia, riposizionamento o eventuale rimozione dei blocchi frangiflutti in calcestruzzo, cancellazione delle scritte vandaliche sulle pareti rocciose prospicienti la spiaggetta privata (Sauli), etc.; messa in sicurezza del parcheggio soprastante la zona denominata “Arco”: muri di contenimento in pietra locale, pulizia discariche, interventi di manutenzione del fondo sterrato; messa in sicurezza (ampliamento) dell’ingresso al parcheggio; ripristino della copertura vegetale con inserimento di specie strutturanti autoctone; restauro ed agibilità delle discese pubbliche, recupero e definizione dei confini demaniali a carico dei privati; dal sentiero in cemento esistente verso la spiaggetta Sauli si può prevedere una concessione tipo lido attrezzato con pedane amovibili. L’area è nel tratto roccioso prospiciente al chiosco già esistente.


In merito al fabbricato Sauli, realizzato negli anni ’60 con finalità ricettive e mai entrato in esercizio, il quale versa in uno stato di grave degrado, e all’area ad esso adiacente, si auspica una riqualificazione ambientale che includa anche il fabbricato esistente (un vero e proprio ecomostro che deturpa il meraviglioso paesaggio) e la valorizzazione dell’area ricoperta da specie arboree pregevoli. Questi interventi a carattere privato o pubblico consentirebbero alla marina d Tricase Porto di ampliare il lungomare sino alla sommità di Punta Cannone da dove è possibile godere di un panorama incantevole e tra i più suggestivi.


La riqualificazione del fabbricato dovrà essere realizzata con materiali ecocompatibili e rispettosi dell’ambiente e l’area esterna è auspicabile che venga trasformata in un vero e proprio giardino pubblico.


Per l’accesso al mare delle persone diversamente abili, si può prevedere un collegamento con passerella in legno da realizzare sul corridoio esistente in cemento adiacente al muraglione del faro.


Zona Arco – via Santa Marcellina


In questo tratto la scogliera finisce a strapiombo sul mare (8 – 12 mt), presenta caratteristiche pianeggianti nella parte superiore ma offre pochi punti di accesso all’acqua, inoltre la fascia demaniale è molto ristretta (4 – 15 mt).


È stata prevista un’area con finalità turistiche ricreative diverse da SB e SLS.


Esistono solo 2 discese, per la realizzazione delle quali è stato utilizzato del cemento, di cui una è utilizzata dalle suore Marcelline nel periodo di vacanza, l’altra, tramite una scalinata, porta in una grotta a livello marino dove è possibile la sosta e la balneazione per un numero ristretto di persone.


Gli interventi di valorizzazione per noleggio natanti, punti di ormeggio ecc prevedono: pulizia rifiuti e discariche di materiale di risulta, in particolare collocati alla base del muretto stradale; ripristino tratturi esistenti; ripristino della copertura vegetale con inserimento di specie strutturali autoctone; restauro ed agibilità delle discese pubbliche; realizzazione di pontili galleggianti.


Via Santa Marcellina – Maria Aurora – Camping


A circa 150 mt da via Santa Marcellina insiste un area pubblica degradata (giardino e parcheggio) a rischio di frana, la quale necessita di urgenti interventi di riqualificazione, consolidamento e contenimento. Probabilmente tale area è stata ricavata su materiale di risulta proveniente dagli scavi dell’area portuale, senza alcun muro di contenimento. Naturalmente tali interventi debbono necessariamente essere eseguiti con pietre locali e materiali compatibili. In questo tratto la scogliera presenta caratteristiche medio – alte. La parte superiore si presenta in prevalenza pianeggiante, ma offre pochi punti di accesso al mare.


Sono presenti sorgenti di falda sottomarine che, oltre a rendere molto fredda l’acqua nel punto in cui sfociano, modificano anche l’aspetto della flora marina. Dall’area pubblica degradata fino al Camping la fascia demaniale si allarga fino ad un massimo di 40 mt circa. La scogliera assume un aspetto più frastagliato e poco agibile ed offre pochi accessi al mare tramite discese e sentieri in cemento. La costa non declina fino al piano marino ma finisce a strapiombo con altezze variabili da 2 a 5 mt circa. Al di sotto del muretto stradale insistono folti canneti cresciuti su materiale di risulta e fra i quali viene gettato ogni tipo di rifiuto. Piccole concessioni possono prevedersi all’altezza del Camping “San Nicola”, dove esiste già una piccola area parcheggio ed una discesa a mare.


Quest’ultima, nella parte superiore, necessita di interventi di bonifica discariche, rimozione o mimetizzazione del cemento, ripristino scalinata. Lungo tutto questo tratto fino al confine con il territorio di Andrano, è stato previsto un camminamento tipo tratturo largo tre metri, con il piano pedonale realizzato con misto di cava battuto e con muretti a secco. Il percorso verrà realizzato a ridosso del muro di contenimento che costeggia la litoranea. Questo tratto attualmente non ha nessuna peculiarità ambientale perché è quasi tutto costituito da materiale di risulta. Il camminamento permetterà la fruizione di tutto questo tratto di costa che attualmente non è molto praticato a causa della mancanza di parcheggi e marciapiedi. Lo stesso permetterà la percorrenza pedonale del tratto di costa in estrema sicurezza al riparo dal traffico veicolare e, soprattutto, potrà mettere in comunicazione le aree di sosta realizzate per godere del panorama. Le stesse attualmente versano in uno stato di estremo degrado e, quindi in virtù degli interventi previsti, potranno fungere da punti di ritrovo e/o intercambio per mezzi di trasporto quali biciclette a pedalata assistita, ecc.


Questa opera consentirà anche la fruizione delle discese a mare esistenti che dovranno essere ripristinate con l’eliminazione del cemento e la sostituzione con pietra o tavolati removibili. In questo tratto di costa sono previsti due stabilimenti balneari (SB) e una SLS, che saranno serviti dal camminamento. Sarà allestita anche una zona che possa permettere la sosta e la balneazione di animali da affezione accompagnati dai rispettivi proprietari.


L’amministrazione comunale si impegnerà a soddisfare l’esigenza di parcheggi per le auto con l’individuazione di aree a monte della litoranea, anche con il coinvolgimento dei privati per evitare l’incremento della pressione antropica sui siti interessati.


Dal Camping all’Isola



Nella fascia costiera comprendente l’Isola insistono alcuni tratti adiacenti alla strada, privati e demaniali che offrono la possibilità per alcuni interventi mirati (aree di sosta attrezzate, punti di rinfresco e di intrattenimento, etc.). La zona costiera balneabile dell’Isola necessita di interventi di riqualificazione, di rimozione o mimetizzazione del cemento.


È previsto uno SB in adiacenza all’Isola (dove invece si lascia la spiaggia libera) che potrà essere realizzato con pedane amovibili poste anche a distanza dalla linea di costa. Da valutare l’eventuale possibilità di un collegamento sentieristico che unisca i vari punti di interesse della costa.


Ad esempio, il ripristino della carraia che dalla Torre del Sasso scende verso il mare o altri sentieri che attualmente attraversano proprietà private. La fascia costiera tricasina è troppo stretta e chiusa dalle serre e dalle proprietà private, bisogna necessariamente riflettere sulla possibilità di ripristinare tali collegamenti con la parte superiore utilizzando e valorizzando l’esistente.


Dall’Isola ad Andrano


La fascia costiera seguente sino al Comune di Andrano potrà essere valorizzata mediante interventi per la realizzazione di impianti di acquacultura, strutture per varo, alaggio e rimessaggio. è stata tipizzata come area con finalità diverse.


Pontili per ormeggi e attracchi


Per le caratteristiche morfologiche del litorale, l’adozione di pontili mobili per attracchi di natanti può rappresentare una valida alternativa all’utilizzo della spiaggia libera quando la stessa non risulta servita da accessi al mare. Per gli ormeggi si suggeriscono pontili galleggianti formati da blocchi modulari in plastica ad alta densità, resistenti agli agenti atmosferici, alla luce, alle basse od alte temperature (da -55° a + 75°) o legno. Tale sistema è l’ideale per creare piattaforme e pontili che dalla spiaggia si aprono verso il mare, ma anche pontili di attracco imbarcazioni.

Il sistema permette di assemblare pontili per attracco imbarcazioni e risulta essere versatile, facile da rimuovere o da assemblare oltre ad essere è l’ideale per usi ludici e sportivi. La superficie può essere in legno o in composito che presenta un notevole vantaggio: è indeformabile, ma soprattutto non richiede alcuna manutenzione anche se come impatto è meno gradevole del legno.

Il pontile galleggerà grazie alla parte sottostante in polietilene che ne costituisce la base principale e potrà essere istallato prima della stagione estiva e disinstallato entro la fine di settembre. L’ubicazione ideale di detti manufatti, come detto, è quella delle spiagge libere, particolarmente inaccessibili da terra per la carenza di parcheggi. Gli utilizzatori potrebbero eventualmente utilizzare un servizio navetta via mare con partenza dal Porto di Tricase.


Giuseppe Cerfeda


Alessano

Maglie – Leuca, zoom sul secondo lotto

Una passeggiata immaginaria lungo il secondo lotto del tratto sud della nuova Maglie -Leuca, pensato per uscire dai centri abitati di Montesano , Lucugnano, Alessano, Montesardo e Gagliano

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di Lorenzo Zito

Corridoio plurimodale adriatico.

Tecnicamente, viene chiamata così la nuova Strada Statale 275 che, come abbiamo avuto modo di raccontarvi sugli scorsi numeri, sta iniziando a snodarsi, da nord verso sud, con il primo lotto (da Maglie a Montesano) che è già a tutti gli effetti un cantiere aperto.

Oggi faremo uno zoom sul secondo lotto, quello tra Andrano/Montesano e Santa Maria di Leuca.

L’ultimo passaggio burocratico di dominio pubblico a riguardo, poche settimane fa, ha visto i sindaci di Alessano, Corsano, Gagliano del Capo, Miggiano, Montesano Salentino, Specchia, Tiggiano e Tricase (i centri che saranno interessati dai lavori del secondo lotto) incontrarsi, assieme ad alcuni tecnici Anas, presso Palazzo Adorno a Lecce.

Un tavolo promosso dal presidente della Provincia, Stefano Minerva, per fare il punto sulle delibere di approvazione del progetto di fattibilità tecnico economica da parte dei singoli consigli comunali, in attesa di passare dalla progettazione esecutiva dell’opera al bando per l’assegnazione dei lavori.

L’idea, quindi, è quella di accompagnarvi in una passeggiata immaginaria lungo il nuovo tragitto lungo circa 19km che, secondo le previsioni, dal giorno in cui verrà cantierizzato (non prima di un anno e mezzo/due), richiederà circa 1350 giorni per essere portato a termine (poco più di 3 anni e mezzo).

Per una spesa, riferita ai soli lavori, di 140 milioni di euro.

CIÒ CHE NON È STATO

Brevemente ricordiamo che, dopo l’annullamento in autotutela da parte di Anas (nel 2016) della precedente gara (indetta nel 2009), furono prese in considerazione tre possibili alternative.

Scartate le prime due (dette Alternativa Est e Alternativa Ovest, con riferimento al lato da cui circumnavigare Tricase), fu scelta la cosiddetta Alternativa 3, che è quella che andiamo qui a illustrare, descritta dagli studi come quella con performance migliori dal punto di vista ambientale e funzionale, nonché per la sostenibilità dell’opera.

Va ricordato, inoltre, come il progetto inizialmente proposto da Anas prevedesse una statale a due corsie per senso di marcia (quindi quattro corsie) da Maglie sino a Leuca.

Soluzione che è stata conservata per il solo lotto nord e scartata per quello a sud, non solo per ridurne l’impatto ambientale ma anche per rispondere adeguatamente alla vera priorità dell’opera in questo tratto: portare il traffico verso il Capo di Leuca fuori dai centri abitati di Montesano, Lucugnano, Alessano, Montesardo e Gagliano, tutt’oggi tagliati in due dalla SS275.

Ultimo (ma non ultimo) l’elemento rifiuti: il nuovo progetto toglie Anas dall’imbarazzo delle discariche abusive emerse lungo il vecchio percorso tra Alessano e Tricase.

La scelta di allontanarsi da quelle aree ha un duplice effetto: da un lato scongiura il rischio di un sequestro dell’opera da parte della magistratura, dall’altro ha del tutto distolto i riflettori dal tema bonifica.

CIÒ CHE SARÀ

Eccoci allora al tracciato stradale che partirà, in direzione sud, dallo svincolo di Montesano-Andrano (nella mappa in basso in rosso).

Una lingua di asfalto con una carreggiata a due corsie, una per senso di marcia, costituita per il 71% circa da tratti in rilevato, per il 24,5% da tratti in trincea e per la restante parte, da opere in sottopasso (3.5%) e in sovrappasso con viadotti e ponti (0.4%).

22 curve, 28 rettifili, 9 intersezioni e 6 immissioni/diversioni per un percorso tecnicamente suddiviso in cinque tratti (che, come sta accadendo col primo lotto, non saranno realizzati all’unisono, ma con cantierizzazioni indipendenti, uno dopo l’altro).

Un dato interessante per gli amanti dei numeri, e non solo, ci arriva dallo studio dei volumi di traffico effettuato in fase di progettazione su alcuni punti nevralgici per la viabilità locale.

Eclatante il tratto di 275 tra Botrugno e San Cassiano, che in un totale di due ore (la somma dell’ora di punta mattutina e di quella serale) conta il transito di ben 2.300 mezzi. Interessante anche il rilievo della tangenziale di Tricase (“Cosimina”) dove nei 120 minuti più intensi passano più di 1.200 veicoli.

DA DOVE PASSA

Il rischio di appesantimento dei flussi sulla “Cosimina” è uno degli elementi che fecero cadere l’ipotesi dell’Alternativa Est (che avrebbe utilizzato proprio questa strada per il passaggio della nuova statale).

Ad oggi tuttavia, pur non inglobando il nuovo tracciato, è previsto che la tangenziale di Tricase venga raggiunta dalla Maglie-Leuca.

Va detto che la nuova opera smetterà, innanzitutto, di correre lungo quattro corsie già nel tratto finale del primo lotto.

A nord di Montesano, in prossimità di DFV, la strada si staccherà dal tracciato esistente, si ridurrà ad una corsia per senso di marcia ed eviterà l’abitato montesanese passandovi ad est, tra le campagne di Castiglione d’Otranto (vicino al campo sportivo) per arrivare ad un bivio.

Da un lato si continuerà a viaggiare per Leuca (lungo il secondo lotto), dall’altro partirà un braccio, anch’esso del tutto nuovo, destinata al traffico per e da Tricase.

Questa lingua di strada condurrà nella zona industriale tricasina, lasciandoci in località Serrafica, proprio alle porte della tangenziale Cosimina.

L’ultimo lembo del primo lotto, insomma, che porterà anche all’abitato di Montesano, sarà a lingua di serpente.

Ma questa è un’altra storia, chiamata “Lotto 1”.

SVINCOLO 1: LA ROTATORIA DI LUCUGNANO TORNA UTILE

Il secondo lotto conta 9 svincoli (numerati sulla mappa in alto) ed inizia ad est della stazione di Montesano-Miggiano-Specchia.

Si riallaccia subito al vecchio percorso, ricalcandolo fino alla mega rotatoria di Lucugnano.

Qui lo svincolo 1 (pianta in basso) sarà in adeguamento alle uscite esistenti: permetterà di entrare a Miggiano da via Padre Pio (A) e di raccordarsi alla viabilità della zona industriale tramite la famigerata (per dimensioni) rotatoria (B).

Da Montesano Salentino a Lucugnano di Tricase

SVINCOLO 2: TRA LUCUGNANO E SPECCHIA

A questo punto il nuovo tracciato si discosta dal precedente: la 275 non prosegue più in direzione dell’area artigianale lucugnanese, ma si addentra nelle campagne.

La circumnavigazione della frazione avviene dal lato ovest, avvicinandosi ai capannoni calzaturieri della famiglia Sergio, in strada comunale Rivola, ed incrociando la Specchia-Tricase.

Proprio qui, in prossimità de “La Caiaffa”, sorge il secondo svincolo: “Lucugnano ovest”.

SVINCOLO 3: TRA L’AUDITORIUM E FILOGRANA

Lasciatasi alle spalle la terra di Girolamo Comi, la nuova 275 torna a calcare il vecchio tracciato prima di arrivare sul suolo di Alessano.

La statale si ricongiunge con la strada esistente, a poco più di cento metri dall’Auditorium Benedetto XVI, scavalca la strada vicinale Santa Caterina e ci conduce allo svincolo 3: sul già esistente incrocio con la SP 184, la strada del Gonfalone, lungo la quale si incontra anche il nuovo stabilimento calzaturiero di Antonio Sergio Filograna.

SVINCOLO 4: TRA LE CAVE IN DIREZIONE TIGGIANO

La nuova 275 cambia di nuovo rotta.

Stavolta, rispetto al vecchio tracciato, si spinge ad est, addentrandosi in zona Matine per non entrare più negli abitati di Alessano e Montesardo.

Lo svincolo 4 è quello di Tiggiano.

Sorgerà in zona Tagliate, lungo l’arco che la statale andrà a comporre con una carreggiata del tutto nuova.

L’uscita si collocherà a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla stazione ferroviaria tiggianese.

SVINCOLO 5: ALESSANO – CORSANO E LA FERROVIA

Tra il quarto ed il quinto svincolo si snoda una trama stradale alquanto articolata, che conta anche la presenza dei binari ferroviari. Torna utile un ulteriore zoom sulla zona: pubblichiamo (in basso) il progetto dello svincolo 5, cui si arriva uscendo dal territorio di Tiggiano.

Qui la statale incrocerà la provinciale 80 Alessano-Corsano (C).

Per scongiurare l’intersezione coi binari verrà realizzato un sottopasso (D).

Per le uscite, quindi, sorgerà una viabilità ai lati della carreggiata.

Come mostra la mappa (la prima in alto), ci saranno due nuove rotatorie sulla Alessano-Corsano.

Quella ad est dell’attuale dosso convoglierà il traffico anche lungo la provinciale 188, la strada con cui il Capo di Leuca ha preso confidenza nel periodo del senso unico di marcia lungo via Regina Elena a Corsano.

Alla rotatoria ad ovest invece, lato Alessano, si aggancerà anche una nuova bretella (E), una lingua di asfalto che la metterà in comunicazione con il precedente svincolo, quello di Tiggiano.

Svincolo Alessano – Corsano

SVINCOLO 6: CI PORTA DA DON TONINO

Rotolando verso sud, tangendo ma non toccando l’abitato corsanese, la nuova Maglie-Leuca entra in contatto con la provinciale 210.

È la strada che gli alessanesi percorrono per raggiungere la splendida Marina di Novaglie.

Lo svincolo 6, da cui inizia il quarto tratto di questo stralcio, si collocherà in aperta campagna ma molto vicino al cimitero di Alessano (quindi alla tomba di Don Tonino Bello, meta di considerevole turismo religioso); in prossimità della strada che si arrampica su Montesardo ed a pochi metri dall’incrocio con la Corsano-Gagliano, che sarà servito da una nuova e più sicura rotatoria.

SVINCOLO 7: TRA LA SUD SALENTO E LA STAZIONE DI GAGLIANO

Il percorso continua sinuoso attorno ai centri abitati, evitando San Dana (frazione di Gagliano) ed andando a ricalcare un pezzo del già esistente tracciato della sp81 tra Corsano e Gagliano.

In prossimità del curvone prima del distributore Apron, la provinciale diventerà per alcune centinaia di metri la nuova 275.

Salvo poi dividersi nuovamente con una virata ad ovest prima di Gagliano: la nuova carreggiata incrocerà ancora i binari, sfiorerà il calzaturificio Sud Salento e, avvicinandosi alla stazione di Gagliano, taglierà la vecchia 275.

Proprio da questo incrocio tra vecchio e nuovo prenderà vita lo svincolo 7 “Gagliano del Capo nord”.

SVINCOLO 8: CASTRIGNANO DEL CAPO (E PATÙ)

A questo punto la strada correrà tra l’abitato gaglianese e quello di castrignanese.

Sarà permesso uscire allo svincolo 8 “Castrignano del Capo”. Ci troveremo, in pratica, sulla sp 351: da un lato ci dirigeremo a Castrignano del Capo (o a Patù), dall’altro entreremo a Gagliano da sud (cimitero e nuovo Eurospin).

SVINCOLO 9: DE FINIBUS TERRAE

Non è finita: c’è il quinto ed ultimo tratto che, costeggiando Salignano con un’opera del tutto nuova e viaggiando a sinistra (ad ovest) del vecchio tracciato, ci condurrà all’ultimo svincolo, il numero 9: “Gagliano del Capo – sud”.

Siamo alle porte di Santa Maria di Leuca, il punto in cui già oggi la 275 si passa il testimone con un’altra statale, la 274 Gallipoli-Leuca.

È qui, con un adeguamento dell’intersezione esistente, ai confini della terra, che è attesa una delle opere più discusse della storia del Salento.

È qui che, si spera presto, termineremo di fantasticare su questo tracciato che immaginiamo da oltre 30 anni.

 

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Approfondimenti

Ulivi e vigneti: secoli di storia che non devono finire con la xylella

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di Hervé Cavallera

Chi nel corso della storia visitava il Salento rimaneva colpito dalla distesa di olivi e dalla qualità dell’olio, su cui nel Settecento ben si intratteneva il gallipolino Giovanni Presta (1720-1797), del quale nel 1988 e nel 1989 ho ripubblicato le opere.

Accanto all’olio ecco aggiungersi la produzione del vino, tra cui di particolare pregio è il “primitivo”, il cui nome risale a don Francesco Filippo Indellicati (1767-1831) di Gioia del Colle, il quale ritenne che un particolare vigneto della sua terra si potesse già vendemmiare ad agosto.

La distesa degli oliveti e dei vigneti è stata da sempre un grande spettacolo di bellezza, spettacolo che, al tempo stesso, veniva a simboleggiare due elementi fondamentali nella nostra vita: l’olivo, rappresentando il rinnovamento e la forza vitale; la vite, il benessere e l’abbondanza.

L’olivo, inoltre, è stato sempre inteso come simbolo di pace.

Da tempo la distesa di olivi non è più tale. A partire dal 2013 la Xylella ha distrutto migliaia e migliaia di alberi d’olivo e l’infezione, che ha in primo luogo investito il Salento, si è col tempo estesa sino alla Terra barese.

Così chi percorre le nostre campagne non può che constatare la tristezza degli oliveti in rovina e moltissimi alberi sono stati sradicati. Si è avuto pertanto un eccezionale danno sia ambientale e socio-economico sia storico-paesaggistico.

Alberi plurisecolari sono stati distrutti e la produzione di olio ne ha pagato le conseguenze, non solo con l’aumento del prezzo per quello esistente, ma anche con l’importazione di olio proveniente da altre parti del mondo.

Non è questa la sede per soffermarsi sulla provenienza del batterio e sul modo su cui l’epidemia è stata affrontata, sicuramente sottovalutandola e intendendola come un fenomeno locale, con devastanti conseguenze soprattutto per il Salento ma anche – di conseguenza – per la Puglia in generale.

E la questione non è del tutto chiusa, nonostante qualche studioso sostenga che il peggio è passato e che si può andare incontro alla graduale ripresa, che comunque comporterà non poco tempo data la qualità e quantità del disastro.

E non è finita. Mentre ancora non si riesce a uscire dal malanno, ecco che si annunzia un altro. Un ceppo della Xylella fastidiosa tende a colpire non solo alberi come le querce, i mandorli e gli oleandri, ma anche le viti e pare che nel Barese alcuni vigneti di uva da tavola siano risultati infettati dal batterio, aprendo un altro drammatico scenario.

Sembra di assistere allo sfasciarsi di una tradizione millenaria: la forza vitale (l’olivo) viene meno e dilegua il benessere (i vitigni).

È la realtà di un presente frantumato che non riesce a far fronte con lucidità alle novità che irrompono e devastano e rendono incerta quella che era una garanzia plurisecolare.

La pace come gli olivi viene meno e si estende la violenza sotto forme diverse, mentre si è incapaci di ogni saggio controllo. Tale potrebbe essere una metafora del nostro tempo, una trasposizione simbolica di immagini che rappresentano la situazione dell’esistente.

NON E’  TEMPO DI CONTRAPPOSIZIONI

Al di là di questa considerazione sul mondo che viviamo, resta, prosaicamente si potrebbe forse dire, il problema dell’immediato, che è quello di un’epidemia che ha colpito gli olivi e che rischia di estendersi con altrettanta pericolosità sui vitigni.

E l’affrontare la battaglia spetta ai politici, agli studiosi, agli esperti. E tutti devono agire in una comune simbiosi, ben sapendo che in gioco sono più cose: la bellezza delle campagne, la qualità (dei prodotti), l’economia (il guadagno che si ricava dall’olio e dal vino).

Ma sono anche in gioco l’avvedutezza di coloro che gestiscono la cosa pubblica e le conoscenze tecniche e scientifiche di tanti specialisti.

E devono venir meno le contrapposizioni, soprattutto quelle che impediscono dei piani organici aperti però a continua verifica. Non si deve dimenticare che nel passato non lontano si è considerata la diffusione della Xylella fastidiosa un mero fenomeno locale, trascurando peraltro il fatto che, se anche così fosse stato, il danno non sarebbe stato comunque insignificante.

Come accade che ci siano tuttora pareri diversi intorno all’abbattimento delle piante. Per questo bisogna non solo studiare come arginare e bloccare la diffusione del batterio, ma occorre valutare continuamente gli interventi e modificarli secondo la bisogna.

E non sono sufficienti, per quanto necessarie, unità operative provinciali e regionali. È opportuno che la questione sia portata a livello più alto e superi le barriere di ogni tipo che possono sorgere allorché si manifestano interventi pubblici. Occorre effettivamente un coinvolgimento generale, che al tempo stesso sappia articolarsi secondo le diverse competenze e con opportune strategie oculatamente dirette.

Nell’operare insieme, politici, tecnici, studiosi, proprietari terrieri e così via, si riscopre inoltre il senso di una comunità, il ricompattarsi della stessa.

Con un’espressione latina (ed ecco il rinvio a un mondo – quello dell’antica Roma – che non deve svanire in quanto ne siamo figli) Iam proximus ardet Ucalegon (già brucia il vicino palazzo di Ucalegonte) e le parole di Virgilio (Eneide, libro II, versi 311/312) spiegano molto bene che il danno non riguarda solo gli altri, ma anche noi stessi in quanto, come le fiamme del palazzo attiguo investono il nostro, la rovina della terra in cui viviamo, pur senza esserne proprietari, ci investe tutti.

E il bene pubblico va oltre ogni divisione paesana, territoriale, politica.

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Approfondimenti

La cappella e la cavalla devota che scoprì la tela della Madonna

Nel rione di Caprarica. Con i fondi dell’8 per mille recuperata la chiesa nella sua interezza: ogni elemento originario (mensa, tabernacolo, tele) è stato oggetto di attente operazioni di restauro…

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di Luigi Zito

Era il 1651, in una uggiosa giornata di novembre, i frantoi di Tricase giravano a tempo pieno, si dovevano molire le olive, spremerle e produrre quello che per secoli è stato l’oro del Salento: l’olio.

Una stanca cavalla, legata e bardata di tutto punto, faceva girare le macine che servivano alla spremitura delle olive.

Alcuni contadini, che vegliavano il logorio dell’animale, si resero conto che, ogni qualvolta percorreva un determinato tratto del frantoio ipogeo, la cavalla aveva un sussulto, come zoppa si inchinava davanti a qualcosa.

Intrigati da quel fenomeno, i nachiri, decisero di scavare in quel punto indicato dall’animale e, come per miracolo, rinvennero una tela della Madonna di Cassiobe.

Fu così che si decise di costruire in quel luogo preciso una cappella dedicata alla venerazione della Madonna. Oggi, dopo 4 secoli, possiamo asserire che in parte quella leggenda rispecchiava la realtà.

Infatti, durante i recenti lavori di rifacimento della pavimentazione interna della cappella, è stata rinvenuta l’imboccatura di un frantoio (in parte crollato) collocato proprio sotto la chiesa.

La Chiesa dell’Immacolata e del SS. Sacramento, oggi sede della Congregazione dell’Immacolata Concezione (priore Claudio Ruberto, oggi conta 130 iscritti), è sita nel rione di Caprarica di Tricase, persa tra le viuzze del centro storico, inglobata nel tessuto edilizio circostante.

È una chiesa a unica navata, edificata presumibilmente attorno alla metà del XVII secolo, come attesta il libro dei defunti della parrocchia, che fa risalire la prima inumazione al 4 aprile 1654.

LA CAPPELLA NEGLI ANNI

È frutto di due interventi edilizi di ampliamento: il primo nel 1922 quando venne costruita una sagrestia; il secondo nel 1967 vide la demolizione e ricostruzione della stessa, una sala riunioni e un campanile a torre (completato nel 1973).

Fino al 1967, nella chiesa era presente un unico altare a muro con il tabernacolo e al di sopra, posti in successione, la tela della Madonna di Cassiobe e quella della Vergine Immacolata con i quattro Santi protettori della Confraternita.

Tra il 1967-1970, con i lavori di ampliamento, si attuò lo smembramento di tutto l’apparato dell’altare a muro, dislocando gli elementi costitutivi (mensa, tabernacolo e tele) in posizioni differenti all’interno della chiesa.

L’ultima funzione religiosa fu celebrata il 24 marzo 2013, da don Eugenio Licchetta. Successivamente, gravi problemi strutturali portarono a interdire il culto e a chiudere la chiesa.

Il parroco di allora, don William Del Vecchio, in accordo con la Confraternita dell’Immacolata, nel 2015 intraprese l’iter per il recupero e il restauro della chiesa e affidarono i lavori agli architetti Agnese Piscopiello e Francesco Pala.

La Conferenza Episcopale Italiana, con i fondi dell’8 per mille, finanziò il progetto e si procedette a recuperare la chiesa nella sua interezza.
Il 22 maggio 2020 iniziarono i lavori di restauro, portati a compimento anche grazie alla generosità dei fedeli.

Nell’avvicendarsi di parroci nella parrocchia di Sant’Andrea, è doveroso citare anche l’impegno dapprima di don Luigi Stendardo che diede il via ai lavori, e poi quello di don Salvatore Chiarello, l’attuale parroco, che ha seguito e partecipato alle varie fasi di realizzazione delle opere fino alla loro conclusione.

Durante la fase di rimozione della pavimentazione, sono venute alla luce strutture di antica origine, in particolare: un antico pavimento in cocciopesto, nelle prime due campate della chiesa; la presenza di un ossario murato con lastre di pietra; la fondazione in pietrame della muratura di fondo della chiesa (prima che venisse eseguito l’ampliamento del 1922); la presenza di un frantoio ipogeo scavato nella roccia che si sviluppa al di sotto della chiesa, la cui imboccatura è stata segnalata mediante la realizzazione di una botola nell’attuale pavimentazione.

Ogni elemento originario (mensa, tabernacolo, tele) è stato oggetto di attente operazioni di restauro a cura dei restauratori Ludovico Accogli e Alessandra Muci, che hanno riportato alla luce le decorazioni e le cromie originarie ricoperte e dimenticate.

Il 5 dicembre 2024, alla presenza del vescovo mons. Vito Angiuli, del sindaco Antonio De Donno e di tutta la comunità, la chiesa è stata riaperta al culto.

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