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Approfondimenti

Tricase: “L’unione fa la forza”

Intervista al sindaco Antonio Coppola: “Terziario, assistenza e welfare: la strada è tracciata”

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Qualcosa si muove a Tricase: il PUG da fare, finanziamenti in arrivo e tanti progetti in cantiere. Di questo e di tanto altro abbiamo parlato con il sindaco Antonio Coppola.


Nuovo personale


Il sindaco Antonio Coppola

Il sindaco Antonio Coppola


Si sblocca la situazione riguardo la carenza di personale. “Sono un po’ più sereno perché avremo due persone in più che verranno a lavorare a Tricase, mediante una convenzione a 36 ore con la Provincia. Trattasi di due ragionieri uno proprio per l’ufficio ragioneria, l’altro per i servizi sociali”. La novità più ghiotta, però, riguarda l’arrivo “a partire dal 1° novembre di un nuovo ingegnere per l’ufficio tecnico”, Simona Bramato, finora impegnata al Comune di Miggiano. “Il blocco totale delle assunzioni voluto dal Ministro Graziano del Delrio, ci stava portando al collasso. Passare da 250 dipendenti a circa 80 e con un età media piuttosto sostenuta, faceva da contraltare alle incombenze che per i Comuni nel frattempo sono aumentate a dismisura. Fortunatamente è arrivato l’accordo con la Provincia per le due unità di cui prima e poi la disponibilità di Miggiano, che ha già un altro ingegnere, a rinunciare nel periodo a breve/medio termine alle prestazioni di Bramato. Mi auguro che presto ci siano spiragli per portare a termine altre assunzioni”.


Il PUG


Pubblicato il bando per la selezione dei progettisti per la redazione del Piano Urbanistico Generale: “Abbiamo stanziato 125mila euro per la progettazione del PUG, necessario per non rischiare la paralisi nello sviluppo del territorio. Ci vorrà tempo, dovrà essere fatto per bene e largamente condiviso… probabilmente non avrò la fortuna di vederlo approvato definitivamente perché il mandato di quest’amministrazione scadrà nel 2017”. Ha già deciso di non ricandidarsi? “Troppo presto per dirlo: esiste la teorica possibilità di una ricandidatura, bisognerà vedere se ce ne saranno i presupposti e se ne avrò ancora voglia… Non nascondo che fare il sindaco, in questo periodo, richiede una dose di pazienza illimitata perché si è sottoposti ad un’aggressione continua che travalica il confronto politico e diventa personale con il continuo ricorso alle carte bollate. Tutto ciò a lungo termine diventa insopportabile. Resta comunque una delle esperienze più belle se si riesce a progettare il futuro della propria città. Ci penseremo al momento opportuno”.


Le case popolari


Finalmente le case popolari, da anni incomplete ed abbandonate, nella Zona 167: “Il presidente dello IACP mi ha assicurato che la consegna dei lavori avverrà in questi giorni. Avremo più alloggi di quante non siano le persone in lista di attesa, esaurendo nel breve periodo le esigenze abitative di Tricase


Tricase Porto


Tricase PortoIl primo cittadino è orgoglioso di quanto sta avvenendo a Tricase Porto: “Stiamo raccogliendo i primi frutti dopo aver tanto seminato. Stanno arrivando a compimento molti dei finanziamenti richiesti e mi pare che, in tal senso, Tricase Porto sia un caso eclatante. Ora i lavori sono concentrati sulla piazzetta dove con i concessionari degli esercizi commerciali stiamo cercando una soluzione condivisa per il restyling. Mi auguro si riesca a rendere visitabili, poi, le antiche cisterne, con le volte a stella, bellissime dal punto di vista architettonico e che al tempo dovevano servire per depurare le acque piovane, destinate, attraverso un filtro a carbone, a rifornire le navi in porto. Abbiamo definito gli appalti per la gestione delle grotte e stiamo portando a compimento le opere a protezione del porto, i cui lavori sono stati inseriti nel documento unico di programmazione recentemente approvato: dovremo presto provvedere ad un dragaggio serio per eliminare l’accumulo di detriti che contribuisce ad aumentare la risacca”.


Ciò che dà più soddisfazione è il Laboratorio Marino, “l’espressione di maggiore qualità in questo anno di amministrazione. Già consumato il primo corso per 20 studenti provenienti da tutto il mondo, tenuto dall’Università del Salento e con la partecipazione di biologi di spessore internazionale. L’occasione ha favorito il gradito riconoscimento dell’Agenzia della cooperazione internazionale, che ha indicato il progetto di Tricase come “best practice”, in pratica viene ritenuto da tutto il bacino del Mediterraneo un modello di sviluppo dei piccoli centri dove valorizzare i beni culturali, il mare e le sue risorse, l’entroterra con il Parco e i rapporti transfrontalieri. Il tutto con finanziamenti della Comunità europea, per tramite della Regione Puglia. L’intestatario, il beneficiario dei finanziamenti è l’Istituto Agronomico del Mediterraneo che ha, però, lavorato in sinergia con Comune, Università, Parco e Regione”.


A proposito, in direzione Rotonda, c’è un lungomare bello e finito da tempo, di cui, però, fino ad oggi, Laboratorio a parte, non si è goduto. Un vero peccato… “Tra pochissimo metteremo a bando i due locali a fianco del Laboratorio: uno destinato alla balneazione e servizio a terra (“usufruirà anche di un tavolato sugli scogli, utile di giorno per la balneazione, di sera per lo svago”); l’altro locale potrà essere un ristorante, un pub, ecc. Siamo certi che tutto ciò contribuirà a rivitalizzare quel pezzo di lungomare sia di giorno che di sera e, grazie alla presenza del Laboratorio Marino, anche in periodi diversi dall’estate”.


Tutto ciò ci porta all’adozione, “imminente”, del Piano Coste, il cui punto fondamentale resta quello di poter realizzare impianti balneari, “con strutture completamente asportabili e non invasive, solo laddove è oggi impossibile accedere al mare; le discese già esistenti non si toccano”. Restando in riva al mare “dovrebbero tra poco essere confermati i 190mila euro per acquedotto e fognatura, piccola cosa rispetto ai 6 milioni di euro che spero ci siano riconosciuti presto. Marina Serra e Tricase Porto saranno inserite come emergenze sanitarie e finalmente le marine potranno essere fornite dai servizi, così come richiesto dalla Comunità europea sin dal 1999”.


Il Canale del Rio

Il Canale del Rio


Si continua intanto a discutere del Canale del Rio e del suo recupero: “Noi andiamo avanti con l’idea della condotta sottomarina e l’opportunità potrebbe esserci data da alcune tracce di un antico insediamento risalente a 3.500 anni fa. Una situazione di particolare interesse che potrebbe far considerare l’opportunità dell’emergenza archeologica e favorire il finanziamento da parte dell’Acquedotto pugliese per l’allontanamento delle acque reflue ed il risanamento totale del Canale del Rio”.


Turismo


E qui si apre il discorso turismo che sembra finalmente evolversi: “Tutti gli operatori del settore, siano essi albergatori, ristoratori,  B&B o agriturismi, si sono messi in rete e dialogano tra loro attraverso lo IAT (ufficio turistico comunale) elemento di coagulo. Mi auguro si arriverà presto ad un albo per rendere pubblica una vasta offerta di ospitalità su tutto il territorio. Ulteriore nota positiva è che il livello medio della qualità si è elevato sia a livello di ospitalità che di ristorazione”. Il Salento quest’anno ha avuto un grosso aumento di presenze e “Tricase ha avuto l’incremento maggiore tra tutti i Comuni, al punto che i ristoratori e gli albergatori mi hanno confermato come non solo abbiano avuto il pienone ma abbiano chiuso per stanchezza e non perché non ci fossero più richieste. Molti di loro mi hanno anche riferito di aver dovuto rinunciare ad un’infinità di richieste di prenotazioni e che, fino a tutto ottobre, sono sold out”.


Il tesoro delle associazioni

Il turismo, però, non può essere l’unica fonte di sostentamento dell’economia locale. La strada tracciata con “Armonia, Narrazioni in Terra d’Otranto”, il Festival della Letteratura ospitato da Tricase nella scorsa primavera, secondo Coppola è quella giusta: “Aver portato da noi personaggi di assoluto valore con il grande richiamo mediatico soprattutto grazie alla presenza in piazza di Roberto Saviano, ha dato pregio alla nostra città. Non solo le migliaia di persone in piazza ma anche interesse per Tricase, persone che sostano in paese, si affezionano al luogo e vi ritornano, come sta accadendo con i tanti scrittori intervenuti per l’occasione”. Il primo cittadino continua a guardare con grande interesse e soddisfazione “al mondo del terziario, dell’assistenza e del welfare, continuando a lavorare per favorire l’operato delle associazioni come parte trainante dello sviluppo del territorio. Abbiamo delle eccellenze come Magna Grecia Mare, protagonista di una strategia capace di portare avanti, insieme all’amministrazione, una rete di relazioni di cui si giova tutto il paese e che contribuisce ad un amplificazione reale delle risorse. Lo stesso discorso vale per Tricasèmia, per l’associazione Presepe Vivente (“a cui abbiamo assegnato i primi locali restaurati dell’Acait dove si svolgeranno dei corsi di formazione tenuti dagli anziani sugli antichi mestieri”), per i Laboratori Urbani Giovanili, ecc. Un’altra associazione ha ottenuto un finanziamento per un Bibliobar in via Micetti che diventerà un incubatore della cultura locale con la Biblioteca e i Laboratori Urbani Giovanili al piano superiore ed il Bibliobar nel bellissimo seminterrato con angoli di lettura e postazioni fisse per la progettazione e la ricerca di nuovi lavori; all’esterno infine troverà collocazione il teatro tenda. Altra nota di merito al Salento International Film Festival, qualche volta accompagnato da polemiche ingiustificate: chi non riconosce le capacità attrattive e di relazioni del suo organizzatore, Gigi Campanile, è in malafede! Grazie alla più che decennale esperienza del Festival abbiamo avuto presenze continue di protagonisti del mondo del cinema. E questa non è solo una medaglia da mostrare vanitosi: Helen Mirren vive a Tiggiano ed ha investito a Tricase dopo essere venuta qui la prima volta per il Festival! Come lei tanti altri personaggi che tornano continuamente, regalandoci anche visibilità mediatica. Non solo: sempre grazie al SIFF, Tricase ha intessuto una interessante serie di rapporti con la presidente della Camera del Commercio di Hong Kong, città da 7milioni e 200mila abitanti, aprendo alla possibilità di sviluppi interessantissimi. Sempre per il SIFF sono stati a Tricase l’ambasciatore d’India e quello d’Australia, vi sembra poco? Dal punto di vista umano, infine, permettetemi di sottolineare l’impegno di Tregiriditè che si adopera per ospitare bambini Saharawi che necessitano di cure e percorsi medici in Italia: prestano la loro opera di puro volontariato, con l’aiuto dell’ospedale e di altri operatori della sanità”.


Il parco cittadino


A che punto è il progetto per la realizzazione del parco cittadino in Zona Lama? “La Regione lo ha approvato come riqualificazione urbanistica, i proprietari hanno condiviso l’intervento: in attesa dell’approvazione definitiva della loro lottizzazione (“tra la fine dell’anno e l’inizio del 2016”), abbiamo già individuato le possibilità di finanziamento”. Il parco godrà di “circa un ettaro, più il parcheggio nella zona dove c’era il circo; un percorso pedonale (“usufruibile anche dai diversamente abili”) della larghezza di circa due metri che, partendo dai pressi della scuola di via Apulia, salirà gradatamente e parallelamente a via Pirandello ed un sovrappasso arriverà a sfociare sul parco alto dell’Acait. Quindi la zona verde alta dell’Acait, il polo culturale di via Micetti e la parte bassa dell’Acait diventeranno un unico blocco. In più, all’incrocio di questi due bracci, parallelo e perpendicolare a via Pirandello, sorgeranno dei chioschi che saranno dati in gestione a chi si occuperà anche della manutenzione del parco. È una delle cose a cui più tengo e di cui Tricase, a mio avviso, ha più bisogno”.


L’illuminazione


In atto “un project financing per l’efficientamento energetico della pubblica illuminazione e degli edifici pubblici con la totale sostituzione delle lampadine e il rinnovamento della rete”.


Depressa e Lucugnano


Sempre con la collaborazione delle associazioni, è stato presentato all’Ambito un progetto di recupero della scuola di Depressa, quella nuova, da quest’anno chiusa: “Il progetto prevede una collaborazione con il centro di ricerca di malattie neurodegenerative dell’Ospedale Panico, facente capo al Prof. Giancarlo Logroscino, direttore del Dipartimento di Neurologia Clinica. È previsto il soggiorno diurno aperto per le persone autosufficienti che abbiano i sintomi dell’Alzheimer. Se, come abbiamo ragione di pensare, ci sarà riconosciuto il finanziamento di circa 750 mila euro, oltre che rendere un servizio, otterremo l’obiettivo di ristrutturare l’immobile, evitandone l’abbandono, e coinvolgere Depressa perché non è giusto che le frazioni siano ridotte ad una sorta di dormitorio”.


A proposito di frazioni, il sindaco annuncia che “abbiamo finalmente messo da parte i soldi per il completamento della piazza di Lucugnano. Le somme sono a disposizione e a gennaio dovrebbero essere affidati i lavori”. E poi lo sfogo su Casa Comi: “In linea di massima non sono contrario al privato che gestisce il pubblico. Ma non è il caso di Casa Comi che non ha valore commerciale ma solo culturale ed affettivo e perciò l’uso deve restare pubblico. Ed anche i costi di gestione sono relativi. In quel bando è stato inserito come contraltare al valore enorme del circolo cittadino. Noi lo abbiamo chiesto in comodato d’uso ma la Provincia continua a volerlo cedere a privati”.


Le scuole


E poi le scuole: “Stiamo appaltando i lavori per la “Dante Alighier”i per cui abbiamo ricevuto un milione di finanziamento; altri 200 mila euro li abbiamo ottenuti per lavori di manutenzione delle altre scuole, dai servizi igienici, ai solai, ecc.”.


Polizia Locale


Non ci sarà più la convenzione con Tiggiano per unificare il servizio di Polizia Locale: “C’è stato un ricorso da parte del Comandante dei Vigili e dell’opposizione ma, con ogni probabilità, cesserà il motivo del contendere. Procrastinati i termini, Tiggiano non ha avuto più l’urgenza della convenzione ed ha aspettato Corsano, la cui amministrazione, all’epoca, si era appena insediata: la fusione avverrà tra questi due Comuni”.


Piero Dorfles


Piero Dorfles sarà a Tricase martedì 3 novembre

Piero Dorfles sarà a Tricase martedì 3 novembre


Infine l’annuncio di “un appuntamento da non perdere”, martedì 3 novembre, nella Sala del Trono di Palazzo Gallone (ore 19,15): ci sarà Piero Dorfles (“Per un pugno di libri” su Rai 3 e autore de “I cento libri che rendono più ricca la nostra vita” ) “che inaugurerà la stagione autunnale delle presenze d’autore a Tricase”.


Giuseppe Cerfeda


Alessano

Maglie – Leuca, zoom sul secondo lotto

Una passeggiata immaginaria lungo il secondo lotto del tratto sud della nuova Maglie -Leuca, pensato per uscire dai centri abitati di Montesano , Lucugnano, Alessano, Montesardo e Gagliano

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di Lorenzo Zito

Corridoio plurimodale adriatico.

Tecnicamente, viene chiamata così la nuova Strada Statale 275 che, come abbiamo avuto modo di raccontarvi sugli scorsi numeri, sta iniziando a snodarsi, da nord verso sud, con il primo lotto (da Maglie a Montesano) che è già a tutti gli effetti un cantiere aperto.

Oggi faremo uno zoom sul secondo lotto, quello tra Andrano/Montesano e Santa Maria di Leuca.

L’ultimo passaggio burocratico di dominio pubblico a riguardo, poche settimane fa, ha visto i sindaci di Alessano, Corsano, Gagliano del Capo, Miggiano, Montesano Salentino, Specchia, Tiggiano e Tricase (i centri che saranno interessati dai lavori del secondo lotto) incontrarsi, assieme ad alcuni tecnici Anas, presso Palazzo Adorno a Lecce.

Un tavolo promosso dal presidente della Provincia, Stefano Minerva, per fare il punto sulle delibere di approvazione del progetto di fattibilità tecnico economica da parte dei singoli consigli comunali, in attesa di passare dalla progettazione esecutiva dell’opera al bando per l’assegnazione dei lavori.

L’idea, quindi, è quella di accompagnarvi in una passeggiata immaginaria lungo il nuovo tragitto lungo circa 19km che, secondo le previsioni, dal giorno in cui verrà cantierizzato (non prima di un anno e mezzo/due), richiederà circa 1350 giorni per essere portato a termine (poco più di 3 anni e mezzo).

Per una spesa, riferita ai soli lavori, di 140 milioni di euro.

CIÒ CHE NON È STATO

Brevemente ricordiamo che, dopo l’annullamento in autotutela da parte di Anas (nel 2016) della precedente gara (indetta nel 2009), furono prese in considerazione tre possibili alternative.

Scartate le prime due (dette Alternativa Est e Alternativa Ovest, con riferimento al lato da cui circumnavigare Tricase), fu scelta la cosiddetta Alternativa 3, che è quella che andiamo qui a illustrare, descritta dagli studi come quella con performance migliori dal punto di vista ambientale e funzionale, nonché per la sostenibilità dell’opera.

Va ricordato, inoltre, come il progetto inizialmente proposto da Anas prevedesse una statale a due corsie per senso di marcia (quindi quattro corsie) da Maglie sino a Leuca.

Soluzione che è stata conservata per il solo lotto nord e scartata per quello a sud, non solo per ridurne l’impatto ambientale ma anche per rispondere adeguatamente alla vera priorità dell’opera in questo tratto: portare il traffico verso il Capo di Leuca fuori dai centri abitati di Montesano, Lucugnano, Alessano, Montesardo e Gagliano, tutt’oggi tagliati in due dalla SS275.

Ultimo (ma non ultimo) l’elemento rifiuti: il nuovo progetto toglie Anas dall’imbarazzo delle discariche abusive emerse lungo il vecchio percorso tra Alessano e Tricase.

La scelta di allontanarsi da quelle aree ha un duplice effetto: da un lato scongiura il rischio di un sequestro dell’opera da parte della magistratura, dall’altro ha del tutto distolto i riflettori dal tema bonifica.

CIÒ CHE SARÀ

Eccoci allora al tracciato stradale che partirà, in direzione sud, dallo svincolo di Montesano-Andrano (nella mappa in basso in rosso).

Una lingua di asfalto con una carreggiata a due corsie, una per senso di marcia, costituita per il 71% circa da tratti in rilevato, per il 24,5% da tratti in trincea e per la restante parte, da opere in sottopasso (3.5%) e in sovrappasso con viadotti e ponti (0.4%).

22 curve, 28 rettifili, 9 intersezioni e 6 immissioni/diversioni per un percorso tecnicamente suddiviso in cinque tratti (che, come sta accadendo col primo lotto, non saranno realizzati all’unisono, ma con cantierizzazioni indipendenti, uno dopo l’altro).

Un dato interessante per gli amanti dei numeri, e non solo, ci arriva dallo studio dei volumi di traffico effettuato in fase di progettazione su alcuni punti nevralgici per la viabilità locale.

Eclatante il tratto di 275 tra Botrugno e San Cassiano, che in un totale di due ore (la somma dell’ora di punta mattutina e di quella serale) conta il transito di ben 2.300 mezzi. Interessante anche il rilievo della tangenziale di Tricase (“Cosimina”) dove nei 120 minuti più intensi passano più di 1.200 veicoli.

DA DOVE PASSA

Il rischio di appesantimento dei flussi sulla “Cosimina” è uno degli elementi che fecero cadere l’ipotesi dell’Alternativa Est (che avrebbe utilizzato proprio questa strada per il passaggio della nuova statale).

Ad oggi tuttavia, pur non inglobando il nuovo tracciato, è previsto che la tangenziale di Tricase venga raggiunta dalla Maglie-Leuca.

Va detto che la nuova opera smetterà, innanzitutto, di correre lungo quattro corsie già nel tratto finale del primo lotto.

A nord di Montesano, in prossimità di DFV, la strada si staccherà dal tracciato esistente, si ridurrà ad una corsia per senso di marcia ed eviterà l’abitato montesanese passandovi ad est, tra le campagne di Castiglione d’Otranto (vicino al campo sportivo) per arrivare ad un bivio.

Da un lato si continuerà a viaggiare per Leuca (lungo il secondo lotto), dall’altro partirà un braccio, anch’esso del tutto nuovo, destinata al traffico per e da Tricase.

Questa lingua di strada condurrà nella zona industriale tricasina, lasciandoci in località Serrafica, proprio alle porte della tangenziale Cosimina.

L’ultimo lembo del primo lotto, insomma, che porterà anche all’abitato di Montesano, sarà a lingua di serpente.

Ma questa è un’altra storia, chiamata “Lotto 1”.

SVINCOLO 1: LA ROTATORIA DI LUCUGNANO TORNA UTILE

Il secondo lotto conta 9 svincoli (numerati sulla mappa in alto) ed inizia ad est della stazione di Montesano-Miggiano-Specchia.

Si riallaccia subito al vecchio percorso, ricalcandolo fino alla mega rotatoria di Lucugnano.

Qui lo svincolo 1 (pianta in basso) sarà in adeguamento alle uscite esistenti: permetterà di entrare a Miggiano da via Padre Pio (A) e di raccordarsi alla viabilità della zona industriale tramite la famigerata (per dimensioni) rotatoria (B).

Da Montesano Salentino a Lucugnano di Tricase

SVINCOLO 2: TRA LUCUGNANO E SPECCHIA

A questo punto il nuovo tracciato si discosta dal precedente: la 275 non prosegue più in direzione dell’area artigianale lucugnanese, ma si addentra nelle campagne.

La circumnavigazione della frazione avviene dal lato ovest, avvicinandosi ai capannoni calzaturieri della famiglia Sergio, in strada comunale Rivola, ed incrociando la Specchia-Tricase.

Proprio qui, in prossimità de “La Caiaffa”, sorge il secondo svincolo: “Lucugnano ovest”.

SVINCOLO 3: TRA L’AUDITORIUM E FILOGRANA

Lasciatasi alle spalle la terra di Girolamo Comi, la nuova 275 torna a calcare il vecchio tracciato prima di arrivare sul suolo di Alessano.

La statale si ricongiunge con la strada esistente, a poco più di cento metri dall’Auditorium Benedetto XVI, scavalca la strada vicinale Santa Caterina e ci conduce allo svincolo 3: sul già esistente incrocio con la SP 184, la strada del Gonfalone, lungo la quale si incontra anche il nuovo stabilimento calzaturiero di Antonio Sergio Filograna.

SVINCOLO 4: TRA LE CAVE IN DIREZIONE TIGGIANO

La nuova 275 cambia di nuovo rotta.

Stavolta, rispetto al vecchio tracciato, si spinge ad est, addentrandosi in zona Matine per non entrare più negli abitati di Alessano e Montesardo.

Lo svincolo 4 è quello di Tiggiano.

Sorgerà in zona Tagliate, lungo l’arco che la statale andrà a comporre con una carreggiata del tutto nuova.

L’uscita si collocherà a poche centinaia di metri in linea d’aria dalla stazione ferroviaria tiggianese.

SVINCOLO 5: ALESSANO – CORSANO E LA FERROVIA

Tra il quarto ed il quinto svincolo si snoda una trama stradale alquanto articolata, che conta anche la presenza dei binari ferroviari. Torna utile un ulteriore zoom sulla zona: pubblichiamo (in basso) il progetto dello svincolo 5, cui si arriva uscendo dal territorio di Tiggiano.

Qui la statale incrocerà la provinciale 80 Alessano-Corsano (C).

Per scongiurare l’intersezione coi binari verrà realizzato un sottopasso (D).

Per le uscite, quindi, sorgerà una viabilità ai lati della carreggiata.

Come mostra la mappa (la prima in alto), ci saranno due nuove rotatorie sulla Alessano-Corsano.

Quella ad est dell’attuale dosso convoglierà il traffico anche lungo la provinciale 188, la strada con cui il Capo di Leuca ha preso confidenza nel periodo del senso unico di marcia lungo via Regina Elena a Corsano.

Alla rotatoria ad ovest invece, lato Alessano, si aggancerà anche una nuova bretella (E), una lingua di asfalto che la metterà in comunicazione con il precedente svincolo, quello di Tiggiano.

Svincolo Alessano – Corsano

SVINCOLO 6: CI PORTA DA DON TONINO

Rotolando verso sud, tangendo ma non toccando l’abitato corsanese, la nuova Maglie-Leuca entra in contatto con la provinciale 210.

È la strada che gli alessanesi percorrono per raggiungere la splendida Marina di Novaglie.

Lo svincolo 6, da cui inizia il quarto tratto di questo stralcio, si collocherà in aperta campagna ma molto vicino al cimitero di Alessano (quindi alla tomba di Don Tonino Bello, meta di considerevole turismo religioso); in prossimità della strada che si arrampica su Montesardo ed a pochi metri dall’incrocio con la Corsano-Gagliano, che sarà servito da una nuova e più sicura rotatoria.

SVINCOLO 7: TRA LA SUD SALENTO E LA STAZIONE DI GAGLIANO

Il percorso continua sinuoso attorno ai centri abitati, evitando San Dana (frazione di Gagliano) ed andando a ricalcare un pezzo del già esistente tracciato della sp81 tra Corsano e Gagliano.

In prossimità del curvone prima del distributore Apron, la provinciale diventerà per alcune centinaia di metri la nuova 275.

Salvo poi dividersi nuovamente con una virata ad ovest prima di Gagliano: la nuova carreggiata incrocerà ancora i binari, sfiorerà il calzaturificio Sud Salento e, avvicinandosi alla stazione di Gagliano, taglierà la vecchia 275.

Proprio da questo incrocio tra vecchio e nuovo prenderà vita lo svincolo 7 “Gagliano del Capo nord”.

SVINCOLO 8: CASTRIGNANO DEL CAPO (E PATÙ)

A questo punto la strada correrà tra l’abitato gaglianese e quello di castrignanese.

Sarà permesso uscire allo svincolo 8 “Castrignano del Capo”. Ci troveremo, in pratica, sulla sp 351: da un lato ci dirigeremo a Castrignano del Capo (o a Patù), dall’altro entreremo a Gagliano da sud (cimitero e nuovo Eurospin).

SVINCOLO 9: DE FINIBUS TERRAE

Non è finita: c’è il quinto ed ultimo tratto che, costeggiando Salignano con un’opera del tutto nuova e viaggiando a sinistra (ad ovest) del vecchio tracciato, ci condurrà all’ultimo svincolo, il numero 9: “Gagliano del Capo – sud”.

Siamo alle porte di Santa Maria di Leuca, il punto in cui già oggi la 275 si passa il testimone con un’altra statale, la 274 Gallipoli-Leuca.

È qui, con un adeguamento dell’intersezione esistente, ai confini della terra, che è attesa una delle opere più discusse della storia del Salento.

È qui che, si spera presto, termineremo di fantasticare su questo tracciato che immaginiamo da oltre 30 anni.

 

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Approfondimenti

Ulivi e vigneti: secoli di storia che non devono finire con la xylella

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di Hervé Cavallera

Chi nel corso della storia visitava il Salento rimaneva colpito dalla distesa di olivi e dalla qualità dell’olio, su cui nel Settecento ben si intratteneva il gallipolino Giovanni Presta (1720-1797), del quale nel 1988 e nel 1989 ho ripubblicato le opere.

Accanto all’olio ecco aggiungersi la produzione del vino, tra cui di particolare pregio è il “primitivo”, il cui nome risale a don Francesco Filippo Indellicati (1767-1831) di Gioia del Colle, il quale ritenne che un particolare vigneto della sua terra si potesse già vendemmiare ad agosto.

La distesa degli oliveti e dei vigneti è stata da sempre un grande spettacolo di bellezza, spettacolo che, al tempo stesso, veniva a simboleggiare due elementi fondamentali nella nostra vita: l’olivo, rappresentando il rinnovamento e la forza vitale; la vite, il benessere e l’abbondanza.

L’olivo, inoltre, è stato sempre inteso come simbolo di pace.

Da tempo la distesa di olivi non è più tale. A partire dal 2013 la Xylella ha distrutto migliaia e migliaia di alberi d’olivo e l’infezione, che ha in primo luogo investito il Salento, si è col tempo estesa sino alla Terra barese.

Così chi percorre le nostre campagne non può che constatare la tristezza degli oliveti in rovina e moltissimi alberi sono stati sradicati. Si è avuto pertanto un eccezionale danno sia ambientale e socio-economico sia storico-paesaggistico.

Alberi plurisecolari sono stati distrutti e la produzione di olio ne ha pagato le conseguenze, non solo con l’aumento del prezzo per quello esistente, ma anche con l’importazione di olio proveniente da altre parti del mondo.

Non è questa la sede per soffermarsi sulla provenienza del batterio e sul modo su cui l’epidemia è stata affrontata, sicuramente sottovalutandola e intendendola come un fenomeno locale, con devastanti conseguenze soprattutto per il Salento ma anche – di conseguenza – per la Puglia in generale.

E la questione non è del tutto chiusa, nonostante qualche studioso sostenga che il peggio è passato e che si può andare incontro alla graduale ripresa, che comunque comporterà non poco tempo data la qualità e quantità del disastro.

E non è finita. Mentre ancora non si riesce a uscire dal malanno, ecco che si annunzia un altro. Un ceppo della Xylella fastidiosa tende a colpire non solo alberi come le querce, i mandorli e gli oleandri, ma anche le viti e pare che nel Barese alcuni vigneti di uva da tavola siano risultati infettati dal batterio, aprendo un altro drammatico scenario.

Sembra di assistere allo sfasciarsi di una tradizione millenaria: la forza vitale (l’olivo) viene meno e dilegua il benessere (i vitigni).

È la realtà di un presente frantumato che non riesce a far fronte con lucidità alle novità che irrompono e devastano e rendono incerta quella che era una garanzia plurisecolare.

La pace come gli olivi viene meno e si estende la violenza sotto forme diverse, mentre si è incapaci di ogni saggio controllo. Tale potrebbe essere una metafora del nostro tempo, una trasposizione simbolica di immagini che rappresentano la situazione dell’esistente.

NON E’  TEMPO DI CONTRAPPOSIZIONI

Al di là di questa considerazione sul mondo che viviamo, resta, prosaicamente si potrebbe forse dire, il problema dell’immediato, che è quello di un’epidemia che ha colpito gli olivi e che rischia di estendersi con altrettanta pericolosità sui vitigni.

E l’affrontare la battaglia spetta ai politici, agli studiosi, agli esperti. E tutti devono agire in una comune simbiosi, ben sapendo che in gioco sono più cose: la bellezza delle campagne, la qualità (dei prodotti), l’economia (il guadagno che si ricava dall’olio e dal vino).

Ma sono anche in gioco l’avvedutezza di coloro che gestiscono la cosa pubblica e le conoscenze tecniche e scientifiche di tanti specialisti.

E devono venir meno le contrapposizioni, soprattutto quelle che impediscono dei piani organici aperti però a continua verifica. Non si deve dimenticare che nel passato non lontano si è considerata la diffusione della Xylella fastidiosa un mero fenomeno locale, trascurando peraltro il fatto che, se anche così fosse stato, il danno non sarebbe stato comunque insignificante.

Come accade che ci siano tuttora pareri diversi intorno all’abbattimento delle piante. Per questo bisogna non solo studiare come arginare e bloccare la diffusione del batterio, ma occorre valutare continuamente gli interventi e modificarli secondo la bisogna.

E non sono sufficienti, per quanto necessarie, unità operative provinciali e regionali. È opportuno che la questione sia portata a livello più alto e superi le barriere di ogni tipo che possono sorgere allorché si manifestano interventi pubblici. Occorre effettivamente un coinvolgimento generale, che al tempo stesso sappia articolarsi secondo le diverse competenze e con opportune strategie oculatamente dirette.

Nell’operare insieme, politici, tecnici, studiosi, proprietari terrieri e così via, si riscopre inoltre il senso di una comunità, il ricompattarsi della stessa.

Con un’espressione latina (ed ecco il rinvio a un mondo – quello dell’antica Roma – che non deve svanire in quanto ne siamo figli) Iam proximus ardet Ucalegon (già brucia il vicino palazzo di Ucalegonte) e le parole di Virgilio (Eneide, libro II, versi 311/312) spiegano molto bene che il danno non riguarda solo gli altri, ma anche noi stessi in quanto, come le fiamme del palazzo attiguo investono il nostro, la rovina della terra in cui viviamo, pur senza esserne proprietari, ci investe tutti.

E il bene pubblico va oltre ogni divisione paesana, territoriale, politica.

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Approfondimenti

La cappella e la cavalla devota che scoprì la tela della Madonna

Nel rione di Caprarica. Con i fondi dell’8 per mille recuperata la chiesa nella sua interezza: ogni elemento originario (mensa, tabernacolo, tele) è stato oggetto di attente operazioni di restauro…

Pubblicato

il

di Luigi Zito

Era il 1651, in una uggiosa giornata di novembre, i frantoi di Tricase giravano a tempo pieno, si dovevano molire le olive, spremerle e produrre quello che per secoli è stato l’oro del Salento: l’olio.

Una stanca cavalla, legata e bardata di tutto punto, faceva girare le macine che servivano alla spremitura delle olive.

Alcuni contadini, che vegliavano il logorio dell’animale, si resero conto che, ogni qualvolta percorreva un determinato tratto del frantoio ipogeo, la cavalla aveva un sussulto, come zoppa si inchinava davanti a qualcosa.

Intrigati da quel fenomeno, i nachiri, decisero di scavare in quel punto indicato dall’animale e, come per miracolo, rinvennero una tela della Madonna di Cassiobe.

Fu così che si decise di costruire in quel luogo preciso una cappella dedicata alla venerazione della Madonna. Oggi, dopo 4 secoli, possiamo asserire che in parte quella leggenda rispecchiava la realtà.

Infatti, durante i recenti lavori di rifacimento della pavimentazione interna della cappella, è stata rinvenuta l’imboccatura di un frantoio (in parte crollato) collocato proprio sotto la chiesa.

La Chiesa dell’Immacolata e del SS. Sacramento, oggi sede della Congregazione dell’Immacolata Concezione (priore Claudio Ruberto, oggi conta 130 iscritti), è sita nel rione di Caprarica di Tricase, persa tra le viuzze del centro storico, inglobata nel tessuto edilizio circostante.

È una chiesa a unica navata, edificata presumibilmente attorno alla metà del XVII secolo, come attesta il libro dei defunti della parrocchia, che fa risalire la prima inumazione al 4 aprile 1654.

LA CAPPELLA NEGLI ANNI

È frutto di due interventi edilizi di ampliamento: il primo nel 1922 quando venne costruita una sagrestia; il secondo nel 1967 vide la demolizione e ricostruzione della stessa, una sala riunioni e un campanile a torre (completato nel 1973).

Fino al 1967, nella chiesa era presente un unico altare a muro con il tabernacolo e al di sopra, posti in successione, la tela della Madonna di Cassiobe e quella della Vergine Immacolata con i quattro Santi protettori della Confraternita.

Tra il 1967-1970, con i lavori di ampliamento, si attuò lo smembramento di tutto l’apparato dell’altare a muro, dislocando gli elementi costitutivi (mensa, tabernacolo e tele) in posizioni differenti all’interno della chiesa.

L’ultima funzione religiosa fu celebrata il 24 marzo 2013, da don Eugenio Licchetta. Successivamente, gravi problemi strutturali portarono a interdire il culto e a chiudere la chiesa.

Il parroco di allora, don William Del Vecchio, in accordo con la Confraternita dell’Immacolata, nel 2015 intraprese l’iter per il recupero e il restauro della chiesa e affidarono i lavori agli architetti Agnese Piscopiello e Francesco Pala.

La Conferenza Episcopale Italiana, con i fondi dell’8 per mille, finanziò il progetto e si procedette a recuperare la chiesa nella sua interezza.
Il 22 maggio 2020 iniziarono i lavori di restauro, portati a compimento anche grazie alla generosità dei fedeli.

Nell’avvicendarsi di parroci nella parrocchia di Sant’Andrea, è doveroso citare anche l’impegno dapprima di don Luigi Stendardo che diede il via ai lavori, e poi quello di don Salvatore Chiarello, l’attuale parroco, che ha seguito e partecipato alle varie fasi di realizzazione delle opere fino alla loro conclusione.

Durante la fase di rimozione della pavimentazione, sono venute alla luce strutture di antica origine, in particolare: un antico pavimento in cocciopesto, nelle prime due campate della chiesa; la presenza di un ossario murato con lastre di pietra; la fondazione in pietrame della muratura di fondo della chiesa (prima che venisse eseguito l’ampliamento del 1922); la presenza di un frantoio ipogeo scavato nella roccia che si sviluppa al di sotto della chiesa, la cui imboccatura è stata segnalata mediante la realizzazione di una botola nell’attuale pavimentazione.

Ogni elemento originario (mensa, tabernacolo, tele) è stato oggetto di attente operazioni di restauro a cura dei restauratori Ludovico Accogli e Alessandra Muci, che hanno riportato alla luce le decorazioni e le cromie originarie ricoperte e dimenticate.

Il 5 dicembre 2024, alla presenza del vescovo mons. Vito Angiuli, del sindaco Antonio De Donno e di tutta la comunità, la chiesa è stata riaperta al culto.

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