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News & Salento

“Ripartiamo in sicurezza”: Fase 2, novità in Puglia

Ordinanza del governatore Emiliano: cimiteri aperti, via libera agli spostamenti per la pesca amatoriale e la manutenzione delle seconde case. Ecco cosa cambia per i pugliesi. Obbligo di quarantena domiciliare di 14 giorni per chi rientra da fuori regione per soggiornare in Puglia. L’epidemiologo Pier Luigi Lopalco: “Misura necessaria”

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DAL 4 MAGGIO:




  • OBBLIGO DI QUARANTENA DOMICILIARE DI 14 GIORNI PER CHI RIENTRA DA FUORI REGIONE PER SOGGIORNARE IN PUGLIA




  • OK A MANUTENZIONE NELLE SECONDE CASE DI PROPRIETÀ




DA DOMANI 29 APRILE:




  • OK RISTORAZIONE CON ASPORTO CON DIVIETO DI CONSUMAZIONE ALL’INTERNO E ALL’ESTERNO




  • OK A TOELETTATURA ANIMALI DI COMPAGNIA PREVIO APPUNTAMENTO




  • OK A PESCA AMATORIALE



  • OK ATTIVITA DI MANUTENZIONE E RIPARAZIONE IMBARCAZIONI DA DIPORTO




  • OK ACCESSO AI CIMITERI




PROROGATE LE ORDINANZE N.207 (STABILIMENTI BALNEARI), 209 (ATTIVITÀ AGRICOLE AMATORIALI), 212 (STRUTTURE RICETTIVE ALL’APERTO).


Il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha emanato oggi un’ordinanza (num. 214) in vista dell’avvio della Fase 2 prevedendo la ripartenza di alcune attività a partire da domani.


Il provvedimento è stato prima condiviso in una lunga riunione questa mattina convocata da Emiliano con il comitato dei sindaci Anci Puglia, alla presenza del prof. Pier Luigi Lopalco, responsabile del coordinamento epidemiologico della Regione.


La prima novità riguarda l’obbligo di quarantena a partire dal 4 maggio per chi rientra per soggiornavi in Puglia da fuori regione, possibilità prevista dal nuovo Dpcm che “in ogni caso” consente “il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza”.


Questa misura di prevenzione“, spiega Emiliano, “l’abbiamo introdotta per la prima volta in Puglia con un’ordinanza che ha fatto scuola, emanata l’8 marzo alle 2.31 di notte, per contenere i rischi dell’improvviso esodo dal Nord Italia di migliaia di persone. La nostra ordinanza è intervenuta prima del lockdown nazionale ed è stata la chiave per evitare il diffondersi dell’epidemia in Puglia. Senza di essa avremmo scritto una storia diversa. Sono tantissimi i pugliesi che invece hanno accolto il nostro appello a non rientrare in Puglia per limitare i rischi, e che dal 4 maggio invece potranno tornare. Per questa ragione a tutela della salute pubblica chi rientra da fuori regione per soggiornarvi dovrà segnalare il proprio arrivo sul modulo online o al proprio medico di famiglia, e osservare 14 giorni di isolamento a casa. È un sacrificio necessario per contenere al massimo i rischi ed evitare di vanificare il lavoro di questi due mesi”.


Il prof. Pierluigi Lopalco, responsabile della task force pugliese per l’emergenza sanitaria


Si tratta di una misura fondamentale“, spiega il prof. Pier Luigi Lopalco, “nella prima fase di emergenza su 35mila persone rientrate da fuori regione e segnalate con autocertificazione sul nostro sistema, abbiamo intercettato ben 200 casi positivi a Covid. Grazie all’ordinanza del presidente della Regione Puglia che imponeva la quarantena, abbiamo limitato al massimo le catene di contagio che sarebbero partite da queste 200 persone. Se fossero state libere di circolare avrebbero avviato catene che si sarebbero rapidamente moltiplicate”.


Obiettivo dell’ordinanza del presidente, come lui stesso ha spiegato “è tenere a freno l’epidemia parallelamente alla progressiva ripartenza della Fase 2, modulando a livello regionale la rigidità delle norme nazionali, come sta accadendo anche in altre parti di Italia. Interveniamo subito in alcuni settori e ogni decisione ha alla base sempre un’istruttoria epidemiologica – spiega Emiliano – in particolare da domani 29 aprile consentiamo in Puglia la ristorazione con asporto da parte di bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie con divieto di consumazione all’interno e all’esterno dei locali, la tolettatura degli animali di compagnia previo appuntamento, la pesca amatoriale, manutenzione e riparazione delle imbarcazioni da diporto, l’accesso ai cimiteri. Dal 4 maggio inoltre sarà possibile recarsi nelle seconde case di proprietà per attività di manutenzione”.


Sono prorogate inoltre sino al 17 maggio le ordinanze n. 207 sugli stabilimenti balneari, n. 209 attività agricole amatoriali e allevamento, n. 212 campeggi e strutture ricettive all’aperto.


L’ordinanza emanata oggi avrà efficacia sino al 17 maggio 2020.


Appuntamenti

Progetto X per i disoccupati del basso Salento

Programma innovativo di formazione e orientamento professionale connesso all’acquisizione di competenze digitali ideato e messo in atto da Prometeo SFE – Scuola di Formazione d’Eccellenza, in collaborazione con la Fondazione Monsignor Vito De Grisantis e il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre. È rivolto a persone disoccupate o inattive tra i 34 e i 50 anni residenti nel basso Salento

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Prometeo SFE – Scuola di Formazione d’Eccellenza presenta Progetto X, un programma innovativo di formazione e orientamento professionale, connesso all’acquisizione di competenze digitali.

Appunatamento domani, alle 18, presso la sede dell’Ente di Formazione Prometeo in via Stazione 3 a Casarano.

Le competenze digitali sono, oggigiorno, imprescindibili in ogni ambito professionale ma il gap da colmare in termini di apprendimento e acquisizione di conoscenze specifiche, nel nostro territorio, è ancora molto vasto.

In risposta a questa esigenza, è stato creato Progetto X, un programma innovativo di formazione e orientamento professionale connesso all’acquisizione di competenze digitali.

Questo percorso è stato ideato e messo in atto da Prometeo SFE – Scuola di Formazione d’Eccellenza, in collaborazione con la Fondazione Monsignor Vito De Grisantis e il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre, rivolgendosi a persone disoccupate o inattive tra i 34 e i 50 anni residenti nel basso Salento.

L’appuntamento per la presentazione ufficiale è per domani 12 aprile, ore 18, presso la sede dell’Ente di Formazione Prometeo in via Stazione 3 a Casarano. L’incontro, aperto al pubblico, vedrà la partecipazione dei relatori. Parteciperanno Ada Manfreda, ricercatrice di pedagogia sperimentale presso il dipartimento di Scienze della Formazione –  Università Studi Roma Tre, Valeria Tanese, coordinatrice di prometeo SFE e referente del progetto, l’avvocato Alessandro Schirinzi coordinatore del progetto e Donato Parisi referente della Fondazione monsignor De Grisantis. Modera Melissa Calò, responsabile della comunicazione.

Una delle caratteristiche più innovative di Progetto X è la sua metodologia di apprendimento, che mira a potenziare le competenze digitali dei partecipanti integrandole con settori strategici come l’agricoltura, l’artigianato e il turismo. Questo approccio consente agli studenti di acquisire conoscenze altamente pertinenti per il mondo del lavoro attuale.

Il finanziamento di Progetto X è garantito dal Fondo Repubblica Digitale, permettendo così la partecipazione gratuita dei candidati. Grazie a un approccio completo, mirato e personalizzato, il programma assicura che gli studenti acquisiscano le competenze necessarie per soddisfare le richieste del mercato del lavoro e le continue richieste che includono competenze digitali ormai imprescindibili.

Incoraggiando la collaborazione tra istituzioni accademiche e enti formativi, Progetto X si distingue come un’iniziativa che combina l’expertise accademica con le conoscenze pratiche, preparando gli individui ad affrontare le sfide e cogliere le opportunità del futuro digitale.

Per informazioni sul progetto scrivere al seguente indirizzo: segreteria@progettox.org

Oppure chiamare il numero: 338 8371927

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Lecce

È arrivato Sant’Oronzo

La copia della statua resterà temporaneamente alloggiata davanti al Sedile, a beneficio di tutti quelli che vorranno vederla da vicino, dal momento del suo arrivo in piazza fino alla mattina di sabato 13 aprile, quando sarà issata e fissata sulla colonna

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Scortata dalla Banda Città di Lecce, la statua di Sant’Oronzo ha fatto ingresso nella “sua” piazza.

La copia resterà temporaneamente alloggiata davanti al Sedile, a beneficio di tutti quelli che vorranno vederla da vicino, dal momento del suo arrivo in piazza fino alla mattina di sabato 13 aprile, quando sarà issata e fissata sulla colonna.

Ad accompagnare musicalmente questo momento sarà la Banda Città di Lecce.

Nel pomeriggio di venerdì 12 aprile, nella sala Open Space di Palazzo Carafa, alle ore 18,30, è in programma la conferenza Il Patrono, la statua e la copia dello storico dell’arte Raffaele Casciaro, consulente scientifico dell’amministrazione comunale per conto dell’Università del Salento che ha seguito tutte le fasi dalla definizione della tecnica con cui fare la copia fino alla sua realizzazione e collocazione.

Simile, quasi identico nella forma, diverso nella tecnica esecutiva, il nuovo simulacro di sant’Oronzo prende il posto dell’originale che, fragile e provato dal tempo, è stato messo al riparo. I cittadini e i visitatori rivedranno la sagoma del Patrono dominare la sua piazza, mentre continueranno a fruire da vicino, per ora nel vicino androne di Palazzo Carafa, della statua del 1739, ammirandone i dettagli e cogliendone gli aspetti (e i difetti) tecnici.

Nella conferenza si parlerà della storia dell’originale, delle sue vicissitudini conservative, dei motivi per i quali non è potuta tornare sulla sua colonna e del processo che ha portato alla realizzazione della copia.

Anche la Curia di Lecce ha approntato un programma religioso per festeggiare il ritorno del Santo Patrono in piazza.

DA stamattina esposto in cattedrale il mezzobusto argenteo del santo conservato nel museo diocesano di arte sacra e verrà accesa la lampada votiva, quale segno di ringraziamento e di venerazione.

Sabato mattina, alle ore 11,45, in cattedrale, l’arcivescovo con tutti i sacerdoti della città e i fedeli che vorranno, durante un breve momento di preghiera, affideranno la città e la diocesi al santo patrono prima di raggiungere processionalmente Piazza Sant’Oronzo per la cerimonia pubblica.

Alle 12,30 tutte le campane delle chiese cittadine suoneranno a festa per celebrare la copia tornata sulla colonna.

 

  • immagini a cura di Pino Giannone

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Corigliano

Capitano dei carabinieri Ettore Bianco, eroe partigiano salentino

Celebrazioni e ricordo della figura del Capitano dei Carabinieri Ettore Bianco, nativo di Corigliano d’Otranto. Era e comandante in capo nella battaglia di Bosco Martese

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L’Associazione Nazionale Partigiani D’Italia (A.N.P.I.) della provincia di Teramo, nell’80° anniversario della Resistenza Italiana organizza, nella mattinata di domani prossimo venturo, presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Teramo, le celebrazioni e ricordo della figura del Capitano dei carabinieri Ettore Bianco, comandante in capo della Battaglia di Bosco Martese, nota come primo scontro in campo aperto tra forze partigiane e nazifascisti, avvenuto il 25 settembre del 1943.

Saranno presenti dirigenti dell’ANPI nazionale, i sindaci di Corigliano D’Otranto, Dina Manti, e di Bologna, Matteo Lepore, comuni di nascita e morte di Ettore Bianco, massime autorità civili e militari di Teramo e provincia, associazioni combattentistiche, delegazioni di studenti universitari e di tutti gli istituti superiori delle scuole cittadine e provinciali.

Si segnala che, tra i relatori, figura il Comandante della Legione Carabinieri Abruzzo e Molise – Gen. B. Antonio Neosi, già direttore del Museo Storico dell’Arma, che parlerà del ruolo dei Carabinieri nelle vicende storiche della resistenza.

Capitano dei Carabinieri Ettore Bianco

Nato a Corigliano d’Otranto il 30 gennaio 1917, partigiano combattente, morto a Bologna il 31 giugno 1962, decorato di Medaglia d’Oro e Medaglia di Bronzo al Valor Militare.

  • Medaglia d’Argento al Valore Militare

Motivazione: «Comandante della Compagnia Carabinieri di Teramo all’atto dell’armistizio, con fedeltà, con decisione e con pronta iniziativa, raccoglieva forze per contrastare l’invasione tedesca. Nella località di Bosco Martese radunava militari in servizio, cittadini volontari e qualche decina di ex prigionieri alleati, organizzando un complesso di 1.500 uomini disponendo di numerosi automezzi e di una batteria. Attaccato il 25 settembre da un battaglione tedesco, volgeva in fuga il nemico, infliggendogli serie perdite e facendo prigioniero il comandante. Nei giorni successivi, respingeva nuovi attacchi di forze sempre crescenti e dotate di numerose artiglierie.  Convinto di non poter più resistere ulteriormente in battaglia campale, mutava la formazione in gruppi di guerriglia, distruggeva i materiali non trasportabili, rompeva il contatto con il nemico e gettava il seme della lunga e valorosa lotta partigiana successivamente combattuta nella zona.

Bosco Martese (Teramo), 25 – 26 e 27 settembre 1943».

  • Medaglia di Bronzo al Valore Militare

Motivazione: «Capitano dei Carabinieri, già distintosi all’atto dell’armistizio per pronta, patriottica e coraggiosa iniziativa, dopo l’occupazione della zona da parte dei tedeschi, animava e capeggiava la resistenza armata di formazioni partigiane lottando per 10 mesi in condizioni rese particolarmente difficili dal clima e da massicci rastrellamenti condotti dal nemico. Causava danni ai materiali di guerra, infliggeva sensibili perdite, insidiava efficacemente il transito sulla via Salaria. In ogni circostanza dava ripetute e belle prove di capacità e di coraggio.

Zona di Teramo e di Ascoli Piceno, 29 settembre 1943 – 13 luglio»

Un giorno di fuoco, Bosco Martese

In un articolo de “Il Centro – Edizione Pescara” del 24.9.2013, dal titolo “Un giorno di fuoco Settanta anni fa Bosco Martese” (di Costantino Di Sante), si legge che “Il combattimento di Bosco Martese fu definito da Ferruccio Parri la «prima nostra battaglia in campo aperto» a cui «tutti i resistenti italiani rendono onore». Nonostante questo riconoscimento, nel suo 70° anniversario in molti ancora ignorano cosa sia accaduto. Anche nel dibattito pubblico nazionale la battaglia continua a essere dimenticata. Eppure fu uno dei pochissimi scontri, all’indomani dell’armistizio, che vide le forze partigiane sconfiggere le truppe tedesche. Oltre l’aspetto epico, a renderla unica furono anche le circostanze che portarono centinaia di civili teramani, antifascisti, soldati italiani, prigionieri di guerra e internati stranieri a prendere parte alla battaglia. Questo fu di fatto uno dei primi esempi, sul suolo nazionale, di quell’unità d’intenti internazionale indirizzata a liberare l’Italia e l’Europa dal nazifascismo.

La battaglia si svolse nella località che si trova a circa 30 chilometri da Teramo, sui Monti della Laga. Questo luogo in dialetto è conosciuto come Ceppo. Si racconta che questo nome derivi dalla presenza di un tronco di un colossale albero che, malgrado un fulmine ne avesse incenerito i rami, per anni era rimasto in piedi. Cosa spinse, nel settembre del 1943, centinaia di teramani a raggiungere questo luogo a oltre mille metri di altitudine per combattere i tedeschi? Sicuramente una parte di essi, la più politicizzata, fu indirizzata dal “Comitato insurrezionale” che si era costituito a Teramo dopo l’8 settembre. Capeggiato dal medico antifascista Mario Capuani, alle sue riunioni parteciparono diversi antifascisti teramani. Tra i più attivi i comunisti guidati da Ercole Vincenzo Orsini e gli azionisti. Nei loro incontri, pur con diverse visioni, cercarono di pianificare come riorganizzare le forze disponibili per difendersi da un eventuale attacco dei tedeschi alla città, fino alla decisione del 21 settembre di concentrarsi al Ceppo.

Gli altri, non secondari protagonisti, furono alcuni dei militari che a Teramo si trovavano ancora nelle caserme. La decisione di salire in montagna fu presa in primo luogo dal capitano d’artiglieria Giovanni Lorenzini. In netto contrasto con gli ordini ricevuti dai suoi superiori, di non opporre resistenza in caso di attacco tedesco, Lorenzini iniziò a trasportare il materiale della sua batteria a Bosco Martese. Quando il 19 settembre con i suoi uomini giunse sul posto, qui trovò i fratelli antifascisti Felice e Antonio Rodomonti che vi si erano stabiliti per sfuggire a possibili ritorsioni.

Tra il 20 e il 24 settembre si verifica quasi un pellegrinaggio verso il Ceppo. Oltre ai soldati, arrivano oltre un centinaio di stranieri. Questi sono ex prigionieri di guerra e internati fuggiti dai campi di concentramento. In gran parte inglesi e jugoslavi, ma anche alcuni statunitensi, canadesi, australiani, scozzesi, indiani e neozelandesi. Circa un migliaio sono i civili, di diverse estrazioni sociali e politiche, che salgono in montagna. Gran parte di essi motivati dalla volontà di «combattere il nemico», altri vi giungono per pura curiosità.

Nel frattempo prende corpo l’organizzazione militare, il cui comando viene affidato al capitano dei carabinieri Ettore Bianco. Divisa in tre compagnie: quella del partito d’Azione, quella “Estera” e quella dei comunisti; comandate rispettivamente dall’avvocato Felice Mariano Franchi, dal tenente colonnello Dushan Matiyasevic e dal tenente di artiglieria Francesco Di Marco. Queste sono affiancate dalle formazioni Rodomonti e Ammazzalorso e da un Reparto servizi comandato dal tenente colonnello Guido Taraschi. Il 25 settembre una colonna tedesca, composta da una trentina di camion, dopo aver attraversato la città viene indirizzata da un confidente verso il luogo dove sono concentrati i partigiani. Alle 12.30, avvenne la battaglia che dura circa tre ore.

Secondo alcune relazioni partigiane, furono almeno 50 i tedeschi uccisi, 5 i camion e 2 le autovetture distrutte. Sconfitti, i tedeschi si ritirarono, prima però si vendicarono uccidendo cinque ostaggi catturati a Torricella Sicura, al Mulino di De Jacobis. Nei giorni seguenti, per rappresaglia, trucidarono 3 carabinieri e un militare nella località di Pascellata e Mario Capuani. I resistenti, temendo la reazione tedesca, decisero di organizzarsi in piccoli gruppi dando vita alla lotta di Liberazione che nel Teramano si protrasse per nove mesi. Questi primi partigiani ebbero spesso l’appoggio e l’assistenza delle donne teramane. Tra le tante che si contraddistinsero per l’attività svolta, Margherita Ammazzalorso, Clara De Ciccio, Leonilde Di Felice, Lina Melasecchi. Non ultima Wjlma Badalini, staffetta e figlia del partigiano Nicola, all’epoca capostazione a Teramo e commissario politico della formazione Rodomonti che, il 25 settembre 1945, organizzò la prima commemorazione della battaglia».

Di recente, la figura del Cap. Ettore Bianco è stata compendiata nel libro “Il partigiano salentino Ettore Bianco. 1917-1962” , di Dante Blagho, edizioni Grafiche Giorgiani – 2022.

Scrive il Prof. Mario Spedicato che: «la scelta di biografare un partigiano originario del Salento sul piano storiografico può costituire una novità non trascurabile. Il Salento non ha conosciuto questo movimento antifascista e anti-nazista non perché fuori dalla portata delle operazioni militari, ma per il semplice fatto che i tedeschi rinunciano nel Mezzogiorno d’Italia a difendere stabilmente le loro posizioni logistiche. In estrema sintesi, scelgono di ritirarsi per costruire le loro barriere difensive nel Settentrione, in zone considerate più strategiche. 

Per questa ragione la resistenza partigiana ha avuto il suo teatro operativo soprattutto nel centro-nord, dove si era ammassato l’esercito nazifascista in seguito alla risalita della penisola italiana da parte degli alleati angloamericani.

La parte orientale del Mezzogiorno d’Italia, quella che coincide grosso modo con la regione pugliese, resta, tranne isolati episodi insurrezionali seguiti da rappresaglie naziste, quella meno toccata dal fenomeno della resistenza, lasciando aperte le porte persino al re in fuga da Roma.

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